Marcella Spinozzi Tarducci ha vinto il premio “Giubbe Rosse Inediti 2016”

Marcella Spinozzi Tarducci è la vincitrice del premio “Giubbe Rosse Inediti 2016”. La premiazione è avvenuta sabato 22 ottobre nell’omonimo caffè. Noi l'abbiamo intervistata.

Marcella Spinozzi Tarducci ha vinto il premio “Giubbe Rosse Inediti 2016”

FIRENZE – Il 22 Ottobre 2016 è avvenuta la premiazione della scrittrice Marcella Spinozzi Tarducci che si è aggiudicata il prestigioso primo premio assoluto “Giubbe Rosse Inediti 2016” per la composizione Questo era il tempo. La poesia è giunta al primo posto nella sezione a tema libero secondo l’autorevole giudizio della giuria composta da Roberta degli Innocenti, Anna Balsamo, Jacopo Chiostri, Giuliana Gennai, Enrico Nistri. Lo storico caffè fiorentino “Le Giubbe Rosse”  è da sempre il punto di ritrovo di artisti e intellettuali stranieri non solo fiorentini poiché «dalle Giubbe Rosse sono passati artisti come Marinetti e Soffici, Papini, Prezzolini, Palazzeschi, Carrà. E poi Campana e Bontempelli, Montale e Saba, Vittorini e Quasimodo, Malaparte, e anche stranieri come Dylan Thomas e Ezra Pound. Questa lunga lista di nomi così importanti nel panorama culturale italiano fanno ancora delle Giubbe Rosse un luogo storicamente rilevante e rendono prestigioso il premio che porta la sua targa» racconta con semplicità e con un orgoglio più che comprensibile  Marcella Spinozzi durante la nostra chiacchierata.

Scrittrice eclettica, donna molto dinamica, artista autodidatta che dipinge con la stessa attenzione minuziosa che mette nel descrivere un personaggio, inoltre è anche una pianista che si è formata al Conservatorio L. Cherubini di Firenze. Marcella Spinozzi Tarducci è davvero un’artista a tutto tondo ed è sorprendente il talento di questa figura che unito alla sensibilità di donna fa di lei una scrittrice dall’appeal inconfutabile essendo l’abile affabulatrice di cui ci piace leggere le storie. Avevamo avuto modo già di parlare di lei e con lei, grazie al romanzo Solitudini Parallele  uscito per Bonfirraro nel 2015 e che MyWhere aveva avuto il piacere di presentare lo scorso marzo a Bologna presso la Galleria ARTEBO.

Lei è bravissima a raccontare le Sue storie, riesce a dipingere i Suoi personaggi con i colori della realtà, tessendo arazzi narrativi interessanti, però quando si tratta di poesia si lavora al contrario. Qual è il Suo segreto, come si riescono a coniugare queste  polarità?

Non è un segreto ma è un modo di lavorare diverso. La poesia nasce sempre spontaneamente da un emozione e viene trascritta così come nasce, non c’è un ripensamento non si può più spostare nulla. La poesia nasce da un’emozione improvvisa che ti coglie. Questa (Questo era il tempo ndr) nella fattispecie è la poesia nata per la perdita di mio marito. Io quest’anno ho sofferto e ogni stagione e ogni mese mi ha riportato alla memoria ricordi dolci ma anche dolorosi.
La poesia è un’emozione che mi coglie come un groppo alla gola, un’emozione che ti assale e tu devi scriverla così com’è, di getto, è l’emozione prima.
Il romanzo o la scrittura di un racconto è qualcosa di più meditato. Nasce anch’esso da un’emozione fortuita da una notizia che ti fa riflettere, una storia di cui vieni a conoscere i personaggi, tante volte nella vita reale. Però il racconto e tanto più il romanzo deve avere una rielaborazione di questa emozione, di questo pensiero. Poi (il racconto ndr) dev’essere ricostruito, dev’essere pensato perciò è meno immediato. (…) Se tu devi scrivere una storia non puoi limitarti a raccontare l’emozione del momento, devi poi costruirci un vestito addosso a questi personaggi che tu conosci e tu immagini. Una storia, la mediti, la rimugini, la mastichi piano piano anche se è vero che quando si viene a scrivere la storia spesso viene diversa da come l’avevi pensata, proprio perché questa rielaborazione – dove i personaggi diventano autonomi – rende la storia diversa dal progetto iniziale. Dunque è tutta un’altra genesi, un altro parto ho scritto diverse poesie che hanno vinto premi (…) e non le ho mai rimaneggiate, perché non ce n’era bisogno, erano perfette secondo me.

Evidentemente anche secondo la giuria, dati i risultati.

Forse le poesie  premiate, sono state capite, hanno trasmesso quest’emozione, forse. La poesia mi piace molto ma ripeto è una composizione improvvisa e immediata, come penso possa accadere a un  compositore di musica.

Qual ‘è stata la sua prima reazione appena ha saputo di aver vinto il premio?

Allora la mia prima reazione… ho pianto. È stata una grande soddisfazione, poi i premi che si ricevono nella propria città sono anche belli, perché talvolta è nella città che viviamo le emozioni, è lo sfondo naturale. Poi le «Giubbe Rosse» è un locale prestigioso  ha visto passare tanti nomi molto più illustri del mio, per cui essere in quegli annali è sempre una bellissima soddisfazione.

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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