Marco Tamburro

Marco Tamburro

Come descritto da Antonio Arévalo, in questa mostra di Marco Tamburro, impostata sulla costruzione di scene dipinte, gli elementi pittorici come in un noir vengono smontati e rimontati.

sulla sinistra Antonio Arévalo a SetUp - Bologna 2012
Sulla sinistra Antonio Arévalo a SetUp – Bologna 2012

Inseriti in architetture veloci in cui vediamo o immaginiamo l’artista entrare ed uscire da sottoscale metropolitane o palazzine abbandonate dopo quella che sembra una guerra nucleare, e da cui inizia i suoi riti quotidiani: come lo svegliarsi da un letargo durato una intera stagione, per poi vestirsi ed assumere nel dipingere questi elementi strutturali, gesti tracciati con una intenzionale calligrafia a rendere più stridente e ironica la futilità dei moventi.
Lo si vede percorrere zone periferiche, per poi finalmente ritornare al guscio da cui è uscito per vivere un mondo minimo, glaciale, marmoreo, quasi metafisico, rappresentando la vicenda in una sequenza di quadri ognuno mostrato con una specie di simultaneità di visione.
Quello che trasforma ogni opera (tele di grandi dimensioni) è l’istinto, la veemenza che attraverso il medium dell’acrilico e del segno, trasmettono l’evento temporale, che trasforma tutto in dramma o accadimento. Narrazioni sospese in cui nulla è definito, paesaggi abissali, ma anche rottura temporale di quella narrazione.

Marco Tamburro

Tamburro, Lui è alla ricerca di quella musa perduta, la quinta essenza dell’ispirazione, quella che gli suggerisce l’opera e che lo accompagna nella realizzazione, ricordandogliene l’essenza, ma anche quella che gli permette di canalizzare il suo vissuto e di trasformarlo in opera. Come a voler sottolineare la storia del nostro recente passato e le sue conseguenze.
Ne emerge una visione del mondo che passa attraverso una concezione eminentemente formale, e con la sua forte stilizzazione costituisce la sintesi ideale, è come in un romanzo di Bolaño, sembra solo uno dei tanti luoghi in cui un male pervasivo e sotterraneo è salito in superficie inteso come sguardo sul vuoto. Nell’abisso.

Informazioni:
Marco Tamburro “Free Way”
A cura di Antonio Arévalo
Inaugurazione: giovedì 28 novembre 2013, ore 19.00

Concept Store Rossmut
Via dei Vascellari, 33 (Trastevere) – Roma
orario 11-15/16-20 da martedì a sabato
info@rossmut.com
www.rossmut.com

Roberta Filippi

Bresciana di origine, bolognese di adozione e svizzera nell’organizzare la mia vita. Pretendo che tutto sia sempre scadenzato e gestito con la tempistica più rigorosa possibile. L’ordine per me è una mania, ad esclusione della mia scrivania che non è nulla a confronto di un campo da guerra. Ho la fortuna di lavorare come avrei sempre sognato: in modo indipendente, con collaboratori intelligenti e facendo ciò che più mi piace, scrivere e organizzare. Intenzionata a voler sempre arricchire le mie conoscenze e sempre pronta a scoprire nuove cose, combatto le mie giornate tra Mac, agende, planning, farina e padelle. Perché per essere veramente realizzata devo poter trovare il tempo per cucinare un risotto o sfornare del pane caldo da gustare per cena, rigorosamente con un buon bicchiere di vino.
Roberta Filippi

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2 Responses to "Marco Tamburro"

  1. marta   7 Dicembre 2013 at 13:26

    scusate fino a quando rimane la mostra?

    Rispondi
    • MyWhere
      MyWhere Admin   7 Dicembre 2013 at 14:37

      Fino al 15 febbraio 2014…

      Rispondi

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