Solo il diavolo veste Prada?

Solo il diavolo veste Prada?

Di Giulia Nora

In origine era la toga, l’indumento che al meglio rappresentava la classe politica romana e di sicuro nessuno di loro si sarebbe mai sognato di sfilare alla Milano Fashion Week, indossando un costume talmente succinto da surclassare per un attimo il nostro caro amico spread. Ma i tempi cambiano, le usanze e la cultura si evolvono, anche se non sempre in meglio, e senza accorgercene siamo stati catapultati in una società in cui la moda, viene sempre più accostata alle campagne elettorali, facendosi portavoce di un modus operandi appartenente ad una precisa personalità politica.

Partiamo da lontano, dall’America degli anni ’60, quell’America che usciva da otto anni di presidenza repubblicana, sotto al potere di Dwight David Eisenhower, e che si sarebbe preparata ad un totale cambiamento con l’ascesa al in campo del 35° presidente degli Stati Uniti D’America, John Fitzgerald Kennedy. Il 20 gennaio del 1961 la Casa Bianca spalanca le porte al clan dei Kennedy, che cambierà per sempre il volto di una nazione, il linguaggio della politica e il suo stile. Ognuno di noi avrà anche solo una volta, magari di sfuggita, letto o ascoltato le parole “Ich bin ein Berliner” (io sono un berlinese) che decretarono l’immortalità nei decenni del celebre discorso tenuto da Kennedy il 26 giugno del 1963, al Rudolph Wilde Platz, durante la sua visita ufficiale alla Berlino dell’Ovest.

Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi

Oltre alle sue parole però, e al suo inconfondibile carisma, c’è un altro elemento distintivo e fondamentale nella figura di questo presidente: il suo stile. Quella camicia bianca immacolata, portata senza giacca, quasi a sfidare le regole dettate da un’eleganza rigida e conformista, è un elemento chiave nell’analisi di un personaggio, la cui influenza ha plasmato in modo così puntuale l’attuale presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Quello stile sobrio, informale, ma non per questo meno curato o attento ai dettagli, quelle maniche arrotolate manifesto di una slegatura dal linguaggio politichese, le ritroviamo oggi in personalità attuali come Matteo Renzi, fautore di una campagna elettorale giocata su un’ottima capacità oratoria e su uno stile mirato ad un pubblico molto simile, per certi aspetti, a quello dell’epoca kennediana. E proprio come fu allora per Kennedy, anche oggi per Obama, troviamo una first Lady, incapace di vivere di luce riflessa, ma sempre più protagonista della scena politica del proprio paese; non dimentichiamoci quello che la saggezza popolare ci ha insegnato: dietro ad un grande uomo, c’è sempre una grande donna.

Due grandi donne, Jacqueline Bouvier Kennedy e Michelle Obama, legate da un destino (ci auguriamo meno tragico per quest’ultima), che ne incrocia i fili, determinandone molte somiglianze, a partire proprio dalla scelta stilistica. Sempre ineccepibili, lungimiranti e affascinanti, sapienti maestre nel capire che un abito può determinare assensi o malcontenti, soprattutto in un’epoca, la nostra, in cui si ritiene doverosa l’abilità nel sapere adattare ad un momento di recessione e austerity il giusto guardaroba. E poiché non c’è nulla di meglio, a livello mediatico, del ritratto di una famiglia perfetta, anche i figli “della Casa Bianca” diventano fonte di stile da imitare e riproporre: posate, radiose e mai eccessive le figlie di Obama; tenera, graziosa e immacolata la prole Kennedy.

Ma anche nel caro e vecchio continente, tra ante di armadi e porte del potere, corre un filo sottile, ma tangibile: un valido esempio ne è la Duchessa di Cambridge nonché futura regina D’Inghilterra. Tra cappellini bon-ton, abiti low cost e partite di hockey su prato, giocate indossando immancabili tacchi, Kate Middleton si è ben presto e senza alcuna difficoltà accaparrata il titolo di icona di stile ed eleganza, ma ben più importante, è riuscita (in modo volontario o no) nel processo di paragone con la donna che tanto fece penare Buckingham Palace, quanto scaldò i cuori dei sudditi inglesi: Lady Diana. Quel sorriso e quei vestiti, protagonisti del perfetto equilibrio tra “sto per sposare il principe D’Inghilterra” e “sono una donna del popolo”, prima le hanno aperto le porte del cuore della fredda Regina, per poi giocare un ruolo fondamentale nell’accumulo di consensi popolari.

Kate Middleton veste Zara a un concerto benefico
Un dettaglio delle scarpe del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (S), e del presidente francese Nicolas Sarkozy durante il vertice Italo-francese, Roma, 26 aprile 2011. ANSA ©Alessandro Di Meo

E se ancora credete che i tacchi facciano solo la fortuna di noi donne, vi sbagliate di grosso: lo sa bene Silvio Berlusconi, che a 7,5 centimetri in più di altezza non rinuncia mai. Protagonista amato ed odiato della scena politica degli ultimi vent’anni, ha da sempre utilizzato la moda come strumento di comunicazione efficace, conforme alle diverse situazioni e alle varie tipologie di pubblico: completi giacca e cravatta, immancabilmente declinati nei toni più scuri per le cerimonie ufficiali, i dibattiti televisivi e le orazioni pre/post campagna elettorale.

Sono invece da preferirsi maglioni in cashmere, pantaloni scuri e soprabiti abbinati per visite di carattere calcistico o appuntamenti informali. Per arrivare poi ad una totale e perfetta sintonia estiva con l’ambiente sardo, tradotta con camice in puro lino chiarissime e bandane degna della Porto Cervo più sfavillante.

Concludendo, non posso fare altro che pormi e porvi un interrogativo: è da prendere ancora per buono il detto “L’abito non fa il monaco” oppure ormai è solo grazie all’abito che riconosciamo un monaco? Quale momento migliore per cercare risposte, se non durante un’imminente campagna elettorale.

Giulia Nora

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One Response to "Solo il diavolo veste Prada?"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto   11 Gennaio 2013 at 13:06

    Come scriveva il mio maestro, l’abito non fa il monaco, ma lo parla benissimo.

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