Montiano. Un vino simbolo

Montiano. Un vino simbolo

Nella prestigiosa location dell’Istituto Nazionale di Studi Romani a Roma, ex-convento di S. Alessio sull’Aventino, (concessagli da Roma Capitale) ha avuto luogo la presentazione del Montiano, il vino simbolo dell’Azienda Vinicola Falesco.
La sede dell’Istituto è alla sommità del colle Aventino, uno dei più importanti centri monastici della Roma alto-medievale, fondato presumibilmente tra il VII e VIII secolo. E’ anche il luogo più noto come “buco della serratura” su tutte le guide turistiche di Roma. Dal buco infatti, per un eccezionale studio prospettico, si vede il vasto giardino aperto su una spettacolare veduta di Roma che incornicia la cupola di San Pietro.
L’evento ha avuto luogo nel giardino, dove si accede direttamente dall’ingresso del famoso portone della piazza dei Cavalieri di Malta, (celebrato capolavoro architettonico del Piranesi), attraverso un percorso incorniciato da tralci d’uva.
L’adesione alla serata è stata numerosissima. Neanche gli organizzatori si attendevano un’adesione così numerosa, infatti in fila abbiamo attraversato il chiostro, accolti da bellissime hostess con capelli intrecciati di nastri rossi, dove una bella equilibrista volteggiava sopra le nostre teste. Nell’ampia corte quadrangolare ornata di reperti archeologici, sul pozzo troneggiava la bottiglia festeggiata per l’occasione. Le luci che proiettavano il nome dell’azienda sull’antico convento, si coloravano di rosso e delle sue sfumature violacee come il vino celebrato.
Il chiostro era reso ancora più suggestivo per la luce riflessa, la musica, il contrasto delle preziose colonne antiche di marmi e graniti diversi, con le mise degli ospiti. Sulle pareti del chiostro è murata un’importante raccolta di epigrafi di epoca medievale, ed un grande manoscritto, che appariva come scritto da un frate amanuense del convento che stavamo abitando per un evento così speciale, troneggiava al centro in grandi proporzioni con l’illustrazione della nuova immagine della cantina, rossa su fondo bianco.
Un portone, così come quello appena attraversato per accedere in questo luogo così unico e così poetico, come anche il portone della Cantina Falesco che rappresenta l’inizio di un cammino ventennale.
La degustazione avveniva affacciati sul Tevere, in questo vasto giardino aperto su una spettacolare veduta in notturno di una Roma maestosa.Abbiamo avuto la grande opportunità di vivere un’esperienza unica che ci ha consentito di conoscere più da vicino il Falesco, ma soprattutto il privilegio di poter incontrare i due fratelli ed enologi Renzo e Riccardo Cotarella, fondatori e proprietari dell’Azienda, per poi poter discorrere con la direzione dell’azienda, rappresentata dalla seconda generazione con la figlia Dominga Cotarella ed il marito Pierpaolo Chiasso.
Questo vino, che ha le sue origini dall’idea di impiantare uve Merlot in una terra, quella laziale, tradizionalmente vocata ai bianchi, appariva alla fine degli anni Ottanta del tutto sperimentale. Eppure, l’ambizioso progetto dei fratelli ed enologi Renzo e Riccardo Cotarella, ha dato vita nel 1993 ad un vino rivoluzionario che, proprio per la sua modernità, è stato subito acclamato come il Rosso del Lazio e uno dei più grandi ed innovativi rossi italiani.
Ricordiamo che Riccardo Cotarella si è conquistato anche l’Oscar del Vino di Bibenda 2013 come miglior enologo ed è ritenuto da Wine Advocate (l’autorevole rivista firmata da Robert Parker) “uno dei personaggi del vino più influenti al mondo”. Ecco quindi che è stata un’emozione incontrarlo, brindare a questo successo tutto italiano, degustare questo incredibile ed ottimo Montiano annata 2010, che ha raccolto già così tanti riconoscimenti. L’occasione ha permesso a vecchi e nuovi estimatori di conoscere il prodotto-bandiera dell’azienda, rinnovato in una veste grafica accattivante, in una celebrazione che, a distanza di venti anni dall’inizio di quell’appassionante percorso di ricerca, evoca un tragitto professionale che tutt’oggi prosegue ed al quale noi auguriamo lunga vita e tanta fortuna.
La strategia della serata era molto accattivante. Chi era già cliente Falesco aveva ricevuto una lettera contenente una chiave rossa per “aprire Falesco le porte dell’evento”. Ci è piaciuto moltissimo il legame scelto tra le chiavi che aprono la serratura più famosa al mondo, con quella che ti regala l’accesso privato alla degustazione del vino più pregiato.

Falesco

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque