Mozzarella Stories

Mozzarella Stories

Si dice che il cinema italiano sia morto. Di certo, non gli si da la possibilità di rinascere.

Credo sia assolutamente giusto vantarsi di avere cullato e perfezionato il Cinema delle Origini, di avere dato alla luce il neorealismo e prestato al mondo artisti del calibro di Michelangelo Antonioni. É sicuramente un enorme vanto poter sventolare la bandiera italiana quando si parla di Francesco Rosi, Monicelli, Tornatore, Bellocchio, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Mastroianni, Morricone, Rambaldi, Kuveiller (appena scomparso) e chi più ne ha, più ne metta. È con orgoglio che sento continuamente grossi nomi del cinema mondiale affermare di essere cresciuti con Sergio Leone, Lamberto Bava, Fernando di Leo ecc.. ecc.. ecc. Non trovo però utile il solo vivacchiare sugli allori senza auscultare il flebile battito che le viscere della cultura italiana nascondono ben ovattato all’interno di una diabolica corazza fatta di cinepanettoni, commedie ignoranti e melodrammi ignobili.

E oggi, dunque, quando sento che il cinema italiano è morto io strizzo gli occhi, corrugo la fronte, arriccio le labbra e penso con estremo sollievo a Paolo Sorrentino (“Il divo” e “This must be the place”, d’accordo, ma non solo: anche “Le conseguenze dell’amore” e SOPRATTUTTO “L’uomo in più” e “L’amico di famiglia”) e provo a passare in rassegna mentale titoli come “Il pranzo di ferragosto”, “La ragazza del lago”, “Gomorra”, “Il vento fa i suo giro”, “L’uomo che verrà” (gli ultimi due del regista bolognese Giorgio Diritti, tra gli autori più importanti di questi ultimi anni) e non me ne vogliano i molti altri non citati esempi.

Purtroppo, però, le assurde – e controproducenti – logiche commerciali costringono lo spettatore a una scelta molto limitata nella stragrande maggioranza delle città italiane. Manca una distribuzione decente, la visibilità necessaria.

Ciò che manca, inoltre, è la possibilità di emergere e di sbagliare (poco o tanto) osando. Chi ha potuto fare ciò è De Angelis, che firma un opera prima di tutto rispetto proprio per il suo coraggio anche se non completamente convincente: “Mozzarella stories” (2011).

“Mozzarella stories” è un film ambientato in Campania e narra le vicende di un controverso produttore di mozzarella di bufala che vede scalfito il suo impero per mano dei cinesi, i quali propongono un prodotto altrettanto buono alla metà del prezzo. “Una commedia malavitosa a base di caglio”, insomma – come si legge sulla copertina del DVD – con un’attenzione particolare all’estetica e alle atmosfere.

In questa pellicola c’è di tutto: De Angelis strizza l’occhio alle atmosfere del maestro (nonché suo produttore) Emir Kusturica senza però farsi mancare riferimenti stilistici al cinema di Tarantino e alla narrazione un poco criptica e frammentata di Paolo Sorrentino, di cui De Angelis sembra avere apprezzato – tentando in qualche modo di citarli – i film più visionari (da uno di questi, inoltre, De Angelis prende anche un attore, Andrea Renzi, co-protagonista ne “L’amico di famiglia” e ragioniere in “Mozzarella stories”). Ne risulta un film di certo interessante, pieno e ben diretto ma con un pizzico di narcisismo di troppo nella sua salsa di generi. Nel voler eccedere, infatti, il regista lascia che la trama soffra di alcuni cali quasi vertiginosi. A quasi tutti i personaggi che passano sullo schermo viene dedicata una parte di intreccio e ciò crea un alveare troppo ampio di situazioni, alcune delle quali davvero poco funzionali al discorso narrativo.

Ad ogni modo, sono arrivato ai titoli di coda contento (anche se non completamente soddisfatto) di avere visto il film e convinto della necessità di questi tentativi più o meno riusciti di dare vita ad una nova generazione di registi coraggiosi, capaci e dotati di un accattivante senso estetico.

Marco Leoni

Bergamsco di sangue e granadino per definizione. Di natura, indole e formazione bolognese ma con quartier generale nella Brianza periferica in attesa di accedere allo status di milanoide (ops! milanese) in seguito all’accorpamento delle province. Aspirante tecnico di professione, videomaker occasionale con un’infatuazione perenne per le parole ma innamorato perdutamente delle immagini. Sposo della fresca, frizzante e irriverente comunicazione, esplicitamente ammiccante verso il nonsense con una passione smisurata per il cinismo. Appassionato di cinema, musica, letteratura, fotografia, politica e della polemica cerca aderenze con sé stesso. Astenersi perditempo.
Marco Leoni

Latest posts by Marco Leoni (see all)

Leave a Reply

Your email address will not be published.