Natalia Goncharova artista coraggiosa, controrversa, poliedrica e infaticabile

Natalia Goncharova artista coraggiosa, controrversa, poliedrica e infaticabile

FIRENZE – Si sta rivelando un grande successo di pubblico la mostra Natalia Goncharova – una donna e le avanguardie tra Gaugin, Matisse e Picasso che avrà luogo nelle sale di Palazzo Strozzi fino al 12 gennaio 2020, con opere provenienti da prestigiose gallerie come la Tate Gallery londinese, la Tretyakov di Mosca e il Museo Statale Russo di San Pietroburgo.

Artista coraggiosa, controrversa, poliedrica e infaticabile, Natalia Goncharova è stata una figura di rilievo nella rivoluzione artistica russa ed europea della prima metà del ‘900 e questa mostra ne ha voluto mettere in luce tutto il valore, come artista e come donna, valore (soprattutto come artista) che forse non le è stato così adeguatamente riconosciuto nell’ambito della storia dell’arte europea del del ‘900. La sua formazione è fin da subito fortemente influenzata dalle ricerche della pittura occidentale di inizio Novecento, che grazie allo spirito intraprendente di due importanti collezionisti russi, Sergej Shschukin e Ivan Morozov, riuscì a penetrare nella tradizionalissima cultura russa. Opere di Matisse, Gaugin, Cezanne e Picasso lasciarono un segno indelebile nella produzione della Goncharova, così come in quella del suo collega-amante Michail Larinov, con il quale dividerà vita ed esperienze professionali in modo totalizzante e al tempo stesso fuori dalle convenzioni.
Il percorso espositivo si articola secondo un criterio tematico che, per la varietà di ambiti e tecniche esplorate, testimonia la grande versatilità e spirito di ricerca dell’artista russa, che spazia dai dipinti alla scultura, ai disegni per la moda e per il teatro, alle stampe fino alla carta da parati.
Dopo un’introduzione biografica, la prima parte è dedicata alle opere legate alla terra natìa, soprattutto al mondo contadino, del quale l’artista esalta l’aspetto folkloristico e artigianale. Se i temi sono convenzionali, non lo è però la forma, che già segue le mode occidentali in particolare il linguaggio dei fauves, con forme spesso semplificate, dai contorni marcati e da una gamma cromatica vivace e brillante (Lavaggio della biancheria, 1910 e La raccolta delle mele, 1909).

La personalità forte della Goncharova e la dirompenza della sua arte emergono in particolare nella sala che ospita alcuni dei dipinti esposti nella grande mostra monografica del 1913 a Mosca. Qui c’è il tentativo di combinare l’arte russa con quella francese del primo novecento, come Modella su sfondo blu (1909/10),  Fumatore (1911) o Lottatori (1909), dove è evidente la lezione di Cezanne nel vigore plastico delle figure, o come il Polittico della Mietitura (1911) o Pappagalli (1910), che con la loro esplosione di colori sembrano la risposta russa ai vari Matisse e Derain. Queste opere la consacrarono da un lato al successo (come Mazzo di fiori e tubetti di colori del 1909 che fu acquistato dalla Galleria Statale di Tretyakov), ma dall’altro le causarono anche non pochi problemi, come i troppo espliciti nudi femminili.

Natalia Goncharova
La raccolta delle mele, Natalia Goncharova

Altri dipinti che suscitarono scandalo, stavolta da parte delle autorità religiose, sono quelli dedicati ai soggetti sacri, nei quali le figure non solo non aderiscono ai canoni estetici tradizionali del tempo, ma sono state sottoposte a deformazioni e violente scelte cromatiche, tipiche dei linguaggi delle contemporanee avanguardie (serie degli Evangelisti, 1911).
La rilettura in chiave moderna della tradizione folkloristica russa andò invece meglio nella collaborazione con Diaghilev, l’impresario dei Balletti russi che voleva realizzare una forma di spettacolo basata sulla totale unione delle varie arti (teatro, danza, musica, pittura, etc.). La fantasia della Goncharova, a cui erano stati commissionati i costumi per alcune rappresentazioni, qui si esprime con esuberanza creativa e varietà di suggestioni, traendo ispirazione dal mondo del folklore russo, dalla musica spagnola, dall’arte bizantina di Ravenna (figurini per il balletto Le Coq d’Or).

Natalia Goncharova
Natalia Goncharova, disegno per costumi teatro

La frenetica ricerca verso differenti modi espressivi, sembra un riflesso del suo pensiero, secondo cui il costume non ha tanto la funzione di vestire il personaggio, quanto invece di materializzare il personaggio immaginato, il suo tipo, il suo carattere.
Nelle ultime sale si arriva a uno dei punti focali della mostra fiorentina: il rapporto dell’artista russa con il Modernismo e con il Futurismo italiano. Come tanti artisti dell’epoca, anche lei è affascinata dalla velocità del mondo moderno e dalle macchine e abbraccia la teoria raggista di Larinov, creando forme spaziali attraverso l’intersezione di raggi luminosi. Si tratta di immagini al limite dell’astrazione, come Gallo e gallina (1912), dove si cerca di rendere visibile l’invisibile. In altri casi c’è il tentativo di riprodurre le forme dell’energia e i processi della trasformazione della materia (Il vuoto, 1913).
Il controverso rapporto della Goncharova con i futuristi italiani si muoveva sul filo delle rivendicazioni circa la paternità del Futurismo. Lei e il suo compagno ebbero modo di conoscere gli artisti italiani prima in Russia, con la visita di Marinetti, e poi a Roma, dove le tensioni iniziali lasciarono il posto a nuove collaborazioni e a un approfondimento delle conoscenze. Tra queste Boccioni, Balla, Papini, Depero, alle cui opere è riservata un’intera sala della mostra (Architettura sintetica di uomo di Depero, 1916-17, Dinamismo di un ciclista di U. Boccioni,1913, Velocità d’automobile di G. Balla, 1911, tanto per citarne alcune).

Il percorso si chiude con l’esperienza spagnola della pittrice russa, che rimane completamente folgorata dai colori, la spontaneità e l’accoglienza di questo paese. Le sue tele si tingono di tonalità calde dal giallo, all’ocra al marrone e il suo stile ancora una volta cambia, le linee stilizzate delle figure si combinano con motivi fortemente decorativi che tendono a mettere in evidenza gli elementi caratteristici dell’abbigliamento femminile spagnolo (ventagli, mantelle, vestiti a fantasia, merletti etc).

Natalia Goncharova
Boccioni, Dinamismo di un ciclista

Se non è facile definire l’arte di Natalia Goncharova per la sua continua varietà di scelte stilistiche, è pur vero che è stata una figura di portata straordinaria nel panorama dell’arte del ‘900, la prima che ha rinnovato la secolare cultura figurativa russa, osando e riuscendo a imporsi a dispetto delle convenzioni e delle rigide regole del tempo. A differenza delle avanguardie occidentali, delle quali ha ripreso indubbiamente il linguaggio formale, non ha voluto mettere una cesura con le tradizioni e la cultura della sua terra, ma ha cercato sempre di trovare un punto di incontro tra essa e le istanze contemporanee, in una continua e produttiva ricerca mirata a fondere tradizione e innovazione.
Più che porsi la domanda “ma qual è lo stile della Goncharova?”, sarebbe meglio lasciarsi rapire dai suoi splendidi colori, caratterizzati da arditi ma sempre raffinati accostamenti; immaginare, attraverso le sue opere, le usanze e il folklore del popolo russo; immedesimarsi infine nella società inizio Novecento per capire il coraggio e l’intraprendenza di questa donna, che fatto dell’arte la sua più profonda e ragione di vita.

Donna spagnola con ventaglio, Natalia Goncharova

 

La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Tate Modern, Londra con la collaborazione dell’Ateneum Art Museum, Helsinki. Con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze. Con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

In homepage foto degli Evangelisti, Natalia Goncharova

Palazzo Strozzi

Natalia Goncharova a Palazzo Strozzi

N05915

N05915

Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

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