Nel blu dipinto di… Lapislazzuli a Palazzo Pitti

Nel blu dipinto di… Lapislazzuli a Palazzo Pitti

 

Se siete a Firenze e volete rifarvi gli occhi (non è un invito alla blefaroplastica), andate assolutamente a visitare il Museo degli Argenti a Palazzo Pitti. All’interno delle sale della galleria, che già di per sé valgono la visita con i loro splendidi affreschi e le collezioni permanenti, è stata allestita una mostra dedicata a una delle pietre preziose più belle di tutti i tempi: il lapislazzuli.

La presente iniziativa, oltre a valorizzare la bellezza di questa gemma, mira a metterne in risalto l’aspetto funzionale, raccontando il suo impiego, dall’antichità a oggi, in svariati campi: la troviamo, infatti, negli antichi amuleti, nel vasellame, nei mobili, nella pittura, nell’affresco, nei codici miniati e, ovviamente…nei gioielli!

 

Lo stesso titolo “Magia del blu lapislazzulievoca tutto il fascino e le implicazioni semantiche legate a questa pietra preziosa, nella quale fin da sempre l’immaginario comune ha voluto vedere il riflesso del cielo stellato. Una mia amica diceva che “il blu è il colore che fa bene agli occhi”. E, in effetti, mentre guardavo, durante la visita, quelle meraviglie esposte nelle vetrine, le sue parole mi riecheggiavano nella mente e non potevo fare a meno di pensare che avesse proprio ragione. Soprattutto nella prima sala c’è una vera e propria concentrazione di questo colore: tutti quegli oggetti (coppe, tazze, vasi, fiasche, alzate, saliere) interamente lavorati in lapislazzuli, a parte qualche rifinitura in oro o smalti, offrono uno spettacolo cromatico così bello,  che a dir poco ipnotizza, facendoti rimanere incollata alle teche di vetro finché non hai rimirato tutto in ogni minimo particolare.

Il percorso inizia da piccoli oggetti votivi e ornamentali di provenienza indiana e  medio orientale, alcuni risalenti addirittura al 7000 a.C., e passa subito al periodo rinascimentale, quando il lapislazzuli raggiunse l’apice della sua popolarità.

Considerando che, tra le corti europee del ‘500, fu soprattutto nel Granducato di Toscana che questa pietra preziosa trovò larghissimo impiego, quale occasione poteva essere migliore di questa per ammirare i famosi capolavori delle fabbriche medicee? Oltre al vasellame prima menzionato,  proveniente dalle manifatture fiorentina e milanese, che rappresentano senza dubbio la produzione migliore, di questa sezione fanno parte anche prodotti in cui il lapislazzuli viene impiegato nell’arte nell’intarsio e, in misura minore, nelle piccole sculture. Dagli stipi ai terminali da letto, dai commessi in pietre dure alle scacchiere, è tutto un invito a osservare ed esplorare con gli occhi materiali, tecniche, colori e manifattura.

I Medici saranno stati anche dei “tiranni” (come spesso vengono definiti), ma ci hanno lasciato cose d’inestimabile valore e rara bellezza…

Nella sezione seguente si vuole dare risalto, invece, al grande impiego del lapislazzuli nella pittura, lavorato per mezzo di una raffinata e complessa pratica che ha origini molto antiche, ma che si è largamente sviluppata e diffusa soprattutto a partire dal Medioevo. Nel corso di questo periodo, infatti, visti i sorprendenti risultati della resa cromatica, il blu lapislazzuli è “schizzato” (è proprio il caso di dirlo) ai vertici delle classifiche dei colori, divenendo quello più prezioso sotto ogni aspetto: per la sua valenza iconografica (era il colore del manto della Vergine), per il suo costo (veniva pagato come l’oro), per la sua resistenza nel tempo. Chiamato “blu oltremare”, non tanto per l’intensa tonalità ma per la lontana provenienza (allora l’unica fonte mineraria conosciuta era l’Afganistan), era il blu per antonomasia, che permetteva di riprodurre su tavola o affresco che fosse, splendidi mari, cieli (diurni o notturni) e vesti di personaggi importanti.

Esempi in questa mostra sono offerti da opere di Beato Angelico, Melozzo da Forlì, Jacopo Bassano e Lorenzo Monaco, tanto per citare solo alcuni dei numerosissimi artisti che si servivano del blu oltremare.

Quando nel XVII e XVIII secolo le possibilità di ricavare il blu dalla lazurite cominciarono a ridursi, questo materiale venne impiegato solo per commissioni molto importanti. Un esempio è il bellissimo piano da tavolo destinato a Napoleone da parte della sorella Elisa Baciocchi.

Chiudono il percorso espositivo i secoli XIX e XX , durante i quali, per i motivi citati sopra, si rese necessario trovare nuovi sistemi per ottenere il blu.  Grazie allo sviluppo della chimica, nel corso dell’800 svariati tentativi portarono all’invenzione di pigmenti sintetici (il blu artificiale), per arrivare infine, nel secolo successivo, all’introduzione del cosiddetto “International Klein Blue” (IKB). Si tratta di una miscela di blu artificiale con una speciale resina, inventata nel 1956 dal francese Yves Klein, che, sebbene rimanga più opaca e compatta a livello cromatico, riesce a simulare bene l’intensità del blu lapislazzuli.

La pietra originale, tornata in gran voga nel ‘900, ha continuato a ispirare artisti e designer, come mostrano gli splendidi esempi di gioielli e oggetti di Cartier esposti nelle ultime vetrine di questo piacevolissimo e affascinante percorso.

La mostra è visitabile fino all’11 ottobre, quindi…prendete nota!

 

Curata da Giancarlo Parodi, Maria Sframeli, Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Magia del Blu lapislazzuli è stata promossa dai seguenti enti:

 

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo,

Segretariato Regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo della Toscana,

Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze,

Museo degli Argenti di Palazzo Pitti di Firenze,

Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze,

Muséum national d’Histoire naturelle di  Parigi,

Firenze Musei

di Giuliana D’Urso

Nel blu dipinto di… Lapisazzulli

Paris, musée du Louvre. SB2887.

Paris, musée du Louvre. SB2887.

CIS:W.9-1972

CIS:W.9-1972

Im Inneren dieses großen Kabinettschranks offenbart sich eine nach venezianischer Architektur gestaltete Frontfassade aus Säulen in Halbedelsteinen und Alabaster für zehn hohe Schubladen in Sockel und Gesims. Die Goldlackmalerei mit ihrem Maureskendekor wurde von den Venezianern als ?alla zemina? oder ?petteniera turchesca? ? in der persischen oder türkischen Manier ? bezeichnet und gehört zu den ersten europäischen Lackarbeiten. Die Frontklappe des Kabinettschranks ist ungewöhnlich konzipiert, lässt sich ganz herunterklappen: So scheint der prachtvolle Kasten auf einem schlichten Tischgestell zu stehen, das mit einem kostbaren orientalischen Teppich gedeckt ist ? eine im 16. und 17. Jahrhundert geläufige Form der Präsentation<BR>Datierung: um 1570<BR>Material/Technik: Dekor in Goldlackmalerei auf schwarzem Grund, verschiedene Alabaster- und Marmorarten, Feldspat, Lapislazuli und bemaltes Perlmutt<BR>Objektmaß: 81 x 112 x 49 cm<BR>Herstellungsort: Venedig<BR>Inventar-Nr.: 1933,26

Im Inneren dieses großen Kabinettschranks offenbart sich eine nach venezianischer Architektur gestaltete Frontfassade aus Säulen in Halbedelsteinen und Alabaster für zehn hohe Schubladen in Sockel und Gesims. Die Goldlackmalerei mit ihrem Maureskendekor wurde von den Venezianern als ?alla zemina? oder ?petteniera turchesca? ? in der persischen oder türkischen Manier ? bezeichnet und gehört zu den ersten europäischen Lackarbeiten. Die Frontklappe des Kabinettschranks ist ungewöhnlich konzipiert, lässt sich ganz herunterklappen: So scheint der prachtvolle Kasten auf einem schlichten Tischgestell zu stehen, das mit einem kostbaren orientalischen Teppich gedeckt ist ? eine im 16. und 17. Jahrhundert geläufige Form der Präsentation
Datierung: um 1570
Material/Technik: Dekor in Goldlackmalerei auf schwarzem Grund, verschiedene Alabaster- und Marmorarten, Feldspat, Lapislazuli und bemaltes Perlmutt
Objektmaß: 81 x 112 x 49 cm
Herstellungsort: Venedig
Inventar-Nr.: 1933,26

Paris, musée du Louvre. E10601.

Paris, musée du Louvre. E10601.

Ekta 40269

Ekta 40269

BOU113

BOU113

Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

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