Non esisterà mai una donna più felice di Elizabeth

Non esisterà mai una donna più felice di Elizabeth

ITALIA – Tornato di recente alla ribalta in Gran Bretagna grazie alla serie TV “Downton Abbey” e uscito per la prima volta anonimo nel 1898, Il giardino di Elizabeth di Elizabeth von Arnim è stato da poco ripubblicato da Elliot (Lit Edizioni) facendo immergere nuovi lettori nel coinvolgente racconto della sua autrice protagonista.

Rose Madame Lombard, Madame de Watteville e Comtesse Riza du Parc, papaveri giganti, peonie e gigli bianchi, narcisi, fiordalisi e calendule, che d’inverno illuminano i giorni “come lampade dorate”, queste e tante altre sono le “creaturine” del meraviglioso giardino che circonda la grande tenuta di Elizabeth, trasferitasi dalla vivace Berlino alla tranquilla Pomerania.

Il giardino di Elizabeth è una narrazione autobiografica; sfogliando le pagine di questo diario si respirano i profumi e si scorgono i colori di quello spicchio di natura dolcemente addomesticato dalla protagonista. Oltre ad essere una sorta di manuale per gli amanti del giardinaggio, il testo di von Arnim è un’inesauribile fonte di curiosità per quelli che, come me, non vantano un pollice verde. Le dettagliate descrizioni delle specie vegetali si sposano alla ciclicità delle stagioni, al lento mutare del paesaggio e delle piante, al passaggio degli animali e al nascere e al morire dei fiori e delle foglie.

Ne Il giardino di Elizabeth dominano Madre Natura e l’universo delle sue regole che allontanano dal sistema artificiale in cui la società ci ha oggi imprigionato. Una sorta di Eden perduto riconquistato, un locus amoenus ritrovato che dal cemento della città conduce in una pace dei sensi pregna del sacrosanto diritto al riposo e dell’inestimabile valore del pensiero, due attività oramai quasi bandite dalla nostra contemporaneità. Elizabeth osserva le sue bambine raccogliere le more e le educa “all’amore per il giardino”, si nutre di panorami meravigliosi, organizza pic nic sulle rive del Baltico ghiacciato per le sue ospiti, pattina, va in slitta, trascorre ore nella sua biblioteca “a rovistare tra i libri, fare piani per il giardino, costruire castelli in aria, scrivere, sognare e a non fare niente”.

Circondata dalle figlie, dall’ottuso marito, soprannominato “Uomo della Collera”, dal giardiniere, dalla cuoca, dal gentile cocchiere e dalle donne che le vengono a fare visita, Elizabeth annota nel suo diario le vicende che la vedono partecipe e che le stimolano innumerevoli considerazioni. Il genere umano descritto dalla sua penna sembra essere incontentabile e incline alla solitudine e le donne appaiono sottomesse dagli uomini, relegate alla vita domestica ed estromesse dalla politica e dalla cultura; eppure Elizabeth è una donna gioiosa e il suo giardino rappresenta un inno alla libertà che insegna a seguire le inclinazioni personali, proprio come la natura. «Che donna felice che sono! Vivo in un giardino, tra libri, bambini, uccelli e fiori, e ho tutto il tempo che voglio per godermeli. A volte mi sento più fortunata di tutti i miei simili perché sono in grado di trovare la felicità così facilmente». La scrittrice sceglie d’investire il suo tempo e il suo denaro in ciò che la appaga rifiutando di diventare schiava delle faccende casalinghe e delle convenzioni borghesi.

Leggere Il giardino di Elizabeth è come perdersi in un quadro di Monet, è immaginare di bere un tè sotto le acacie mentre gatti paffuti riposano sui gradini assolati di una veranda, è immergersi in un tempo lontano sprovvisto di smartphone e social network seppur contraddistinto da disuguaglianze tra i genere da combattere.

«Amo quelle finestre rivolte a occidente più di tutte le altre, e ho sistemato la mia camera da letto in quella parte della casa così che anche quello dedicato alla spazzolatura dei capelli non sia tempo del tutto sprecato.»

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

Leave a Reply

Your email address will not be published.