Unconventional Jewels, ornamenti ossei non convenzionali ridisegnano l’arte

Unconventional Jewels, ornamenti ossei non convenzionali ridisegnano l’arte

MONDO –  Conoscete le creazioni di Kristin Bunyard e Virginia The Wolf? La materia prima, protagonista indiscussa di queste meravigliose linee di gioielli, sono le ossa: umane e animali, trattate, bucate e modificate affinché possano vivere una nuova vita sui corpi degli altri. Ornamenti ossei, decisamente Unconventional Jewels.

Di sicuro ci sarà qualcuno che le etichetterà come macabre, immorali e spaventose: ma le creazioni di Kristin Bunyard e Virginia The Wolf, Ossuaria Jewelry, sono tanto belle quanto enigmatiche e celano procedimenti di realizzazione così singolari da incuriosire e lasciare a bocca aperta chi ne approfondisce i dettagli. La materia prima, protagonista indiscussa di queste meravigliose linee di gioielli, è l’osso. Anzi, per meglio dire, le ossa: umane e animali, trattate, bucate e modificate affinché possano vivere una nuova vita sui corpi degli altri.

L’approccio ai materiali ossei nella realizzazione di ornamenti per il corpo risale alla preistoria: denti di animali e parti di scheletro, talvolta alternate da conchiglie, semi e altri materiali naturali, venivano impiegate per confezionare collane e numerosi altri monili, carichi di valori simbolici e apotropaici. Anche odiernamente l’utilizzo del materiale osseo è documentato presso alcune tribù africane, sia allo stato grezzo che lavorato, sotto forma di perline, anelli da naso, dilatatori ed elementi ornamentali per copricapi. L’osso è una presenza persistente nel campo dei gioielli, non solo come ornamento vero e proprio ma anche ˗ e forse questo vi stupirà ˗ come strumento destinato alla realizzazione di gioielli preziosi. Con quest’affermazione mi riferisco ad una particolare tecnica di fusione, utilizzata in antichità, eseguita grazie all’utilizzo dell’osso di seppia come stampo. Gli ossi venivano conservati e appesi ad essiccare, infilati nella lenza, formando delle lunghe collane; una volta raggiunta la giusta essicazione, l’artigiano sceglieva due elementi di uguali dimensioni e provvedeva alla loro preparazione. La procedura prevedeva inizialmente la squadratura e lisciatura delle due parti dello stampo per la fusione, affinché combaciassero perfettamente. Poi, imprimendo al loro interno la forma dell’oggetto da riprodurre, la canaletta di iniezione e due canali di fuoriuscita per l’aria, si procedeva alla colatura del metallo fuso. Questo antico procedimento, il quale venne ben presto sostituito dalla microfusione a cera persa, permetteva di ricreare velocemente piccoli gioielli, conferendo loro le venature e le striature dell’osso, dando vita a texture casuali sempre differenti e a pezzi unici. Al giorno d’oggi la fusione con ossi di seppia viene usata come tecnica creativa proprio perché, trattandosi di uno “stampo a perdere” (nel senso che non può essere utilizzato due volte a causa della carbonizzazione dell’osso durante la colatura), risulta essere molto dispendioso in termini di tempo rispetto a tecniche più moderne che garantiscono un numero elevato di fusioni utilizzando uno stesso stampo.

Ossuaria Jewelry
Ossuaria Jewelry, Collana con teschio di volpe e vertebre di serpente.

Ma cosa accade se, oggi, il design del gioiello incontra le ossa e ne studia soluzioni inconsuete per utilizzarle nella loro integrità?

L’arte incontra la moda, la moda entra in contatto con la naturale arte del corpo. Le creazioni delle giovani designer di cui a breve parleremo hanno in comune moltissime cose ma sono, allo stesso tempo, caratterizzate da stili completamente differenti. In che misura e per quali motivi le loro creazioni sono in grado di stupirci?

1. Kristin Bunyard Classe 1974, l’artista è di casa a Lubbock, in Texas. Kristin Bunyard ha un passato che apparentemente può sembrare quanto di più distante dal mondo dell’arte: ha lavorato nell’ambito della criminologia e per un breve periodo è stata assistente alle autopsie ma, ad un certo punto della sua vita, ha deciso di fare ciò che in realtà aveva sempre amato. Fin da piccola, infatti, avrebbe voluto fare la designer di moda ed era solita dedicarsi al disegno di originali creazioni per le passerelle. Dal 2009 ha fondato Ossuaria, la linea di gioielli e accessori nata dall’esperienza tecnica acquisita dal suo primo lavoro e dal suo spiccato senso creativo applicato alla moda. Questo connubio è ciò che rende possibile la realizzazione delle sue fantastiche creazioni, per le quali utilizza solo ossa vere che lei stessa lavora. I gioielli d’ossa della Bunyard hanno riscontrato grande successo da parte della critica nel mondo dell’arte e della moda: l’artista vanta presenze in gallerie, rinomati magazine di moda e documentari televisivi. Nel 2012 le è stato assegnato il premio di Showcase Designer nell’ambito della Austin Fashion Week; la sua presenza nel mondo della moda si registra anche in altre numerose occasioni, soprattutto in sfilate ed eventi.

 

 

Ossuaria Jewelry
Ossuaria Jewelry “Xa Mai”, collana con
teschi di topo muschiato e ossa di procione.
  1. Kristin Bunyard

Kristin Bunyard è un artista a tutti gli effetti, ben integrata nel sistema e consapevole dell’importanza che le sue creazioni assumono grazie al suo estro e alle sue mani, capaci di renderle immortali ed eterne. Ciò che l’artista fa è donare nuova vita a queste ossa bianco splendente, un tempo appartenute ad animali di vario tipo. Questo è un punto fondamentale sul quale è bene fare una precisazione: nessun animale viene ucciso appositamente per la creazione di gioielli dal design accattivante. Nessun essere vivente viene maltrattato o catturato per essere trasformato in collana: l’attenzione dell’artista si rivolge solo a quegli animali che, morti per cause naturali, possono essere ammirati nella totale bellezza della loro natura. Come lei stessa racconta, non possiede uno studio. Lavora nel suo cortile: qui svolge tutto il rito della preparazione dei corpi, i quali vengono immersi in acqua per moltissimo tempo in modo che i batteri li puliscano completamente in modo naturale e, solo a quel punto, passa alla disinfezione e alla sbiancatura immergendo le ossa nel perossido. Credo che il nome del brand, Ossuaria Jewelry, fornisca un interessante indizio sul concetto sul quale si basa l’intero progetto. Infatti il termine, di derivazione latina, identifica proprio i contenitori antichi entro i quali venivano deposte le ossa e le ceneri dei defunti: gli ossuari erano diffusi nel mondo antico presso numerose civiltà ed erano realizzati con forme e materiali sempre diversi, a seconda del luogo. Ossuaria Jewelry sembra essere, dunque, un grande contenitore per la conservazione e la memoria, ma anche un luogo di nuova vita, di scoperta della natura, di bellezza. Un ossuario dell’epoca contemporanea, del quale (solo in parte) muta la funzione originaria e al cui interno è possibile trovare ornamenti Fig. 1: Ossuaria Jewelry, Collana con teschio di volpe e vertebre di serpente. Fig. 2: Ossuaria Jewelry “Xa Mai”, collana con teschi di topo muschiato e ossa di procione. inconsueti, pronti per essere indossati. Affascinata dalle strutture ossee, la Bunyard confeziona vere e proprie sculture, architetture di piccoli teschi, di costole e di vertebre fatte dal corpo per il corpo. Invita l’osservatore e coloro che decidono di indossare i suoi gioielli ad una riflessione profonda su quella che è la natura degli esseri viventi: una natura fatta di vita e di morte in ciclico avvicendamento.

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Ossuaria Jewelry
Body Jewels da torso, vista frontale
di ¾, inedito.


Gli orecchini, le collane, i bracciali e i body jewels di Ossuaria Jewelry sono caratterizzati dal bianco candido dell’osso sbiancato al naturale, tranne qualche sporadica eccezione, in cui l’artista si riserva di utilizzare il colore. Quando questo accade, ci si ritrova sempre di fronte a colori forti, pieni e opachi, scelti per sottolineare e far risaltare le forme delle ossa. Le sue fonti di ispirazione sono artisti come Arthur George “Art” Smith (1917- 1982) e Svetozar “Toza” Radakovich (1918-1998), operanti prevalentemente tra gli anni ’50 e gli anni ’80 del XX secolo, le cui creazioni si caratterizzano per l’anticonvenzionalità delle forme e risultati di forte impatto. La fluidità dei loro disegni e la grande bellezza di questi gioielli d’artista la portano a pensare fuori dagli schemi di quello che solitamente si intende per gioiello e che di conseguenza la gente indossa. L’occhio dell’artista è quasi maniacale nella scelta delle ossa da adoperare e nella loro montatura, perfetta in ogni dettaglio. Tanto perfetta che alcune delle collane sono vere e proprie ricostruzioni di intere spine dorsali, complete di teschio, da indossare intorno al Fig. 3: Body Jewels da torso, vista frontale di ¾, inedito.

Body Jewels
Body Jewels da torso, vista
posteriore, inedito.

Fig. 4: Body Jewels da torso, vista posteriore, inedito. collo, con un risultato dall’aspetto fragile e al contempo surreale. La perfezione delle strutture dei corpi viene messa a nudo per poter essere ammirata, indagata, studiata. Questi gioielli, perfetti per animi eccentrici e amanti delle ossa in genere, calzano a pennello su stili rock, gothic e punk, ma accompagnano e valorizzano anche gli abiti sulle passerelle grazie al loro inconfondibile design pulito, asettico, di ispirazione tribale. Kristin Bunyard non realizza solo ornamenti per il corpo, ma anche piccole sculture simili a composizioni floreali. Questi insiemi di piccole ossa pongono in evidenza la grande capacità dell’artista nel coniugare la delicatezza delle forme e la durezza dei materiali, raggiungendo risultati unici.

Ossuaria
Uso, scultura in teschi di piccione e ossa di colombo.

2. Virginia The Wolf

Virginia The Wolf, attiva a Londra, non ama i lupi. E in realtà non si chiama neppure Virginia. Il nome d’arte con il quale Kat Arnold si è fatta conoscere deriva direttamente da una delle sue muse, la famosa scrittrice britannica Virginia Woolf, della quale l’artista è grande ammiratrice fin dall’adolescenza. Il brand Virginia The Wolf nasce nel 2013, quasi per caso, dalla passione per la natura e gli animali, per il colore e il design. Anche la Arnold utilizza vere ossa per realizzare i suoi gioielli: ossa animali, certo, ma anche ossa umane, dai colori sgargianti, tempestate di Swarovski, accompagnate da piume ed altri curiosi materiali. L’intento dell’artista ˗ come lei stessa afferma ˗ è quello di far conoscere ciò che madre natura ha fatto, in tutta la sua bellezza, facendo passare la morte in secondo piano come fosse qualcosa di marginale. Il procedimento di pulitura degli scheletri viene da lei seguito in tutte le sue parti, assicurando i suoi acquirenti di offrire loro prodotti non derivati dalla barbara uccisione di animali (o uomini) innocenti: si tratta sempre di corpi deceduti per cause naturali, proprio come già detto anche per la Bunyard. Le sue creazioni sono coloratissime e glamour: sul suo sito internet è possibile trovare piccoli teschi di volatili e mammiferi trasformati in ciondoli dai riflessi metallici o tempestati di cristalli brillanti, collane, bracciali e orecchini composti da parti d’ossa colorate e alternate a perline, ma anche copricapi dal sapore fantasy, ornamenti che si addicono a gusti e stili molto differenti tra loro.

Ossuaria Jewelry
Amethyst Gemstone Crow
Necklace, 2015, vero teschio di
corvo, ametista blu e cristalli di
vetro colorato.

Le gemme sottolineano le forme dei teschi con sfumature degradanti di colore, così come fanno i colori metallici scelti dall’artista e spesso usati anche come base nei pezzi arricchiti con i cristalli, proprio come nel caso della fig. 6, in cui un vero teschio di corvo è stato prima decorato con due colori spray ad effetto metallizzato, grigio argento e rosa, e successivamente terminato con l’applicazione di ametiste blu e cristalli di vetro colorato. L’artista ci tiene ad avvisare gli acquirenti sia sulla provenienza degli scheletri che sulla loro fragilità: alcuni teschi ed altre ossa sono davvero piccoli e in alcune parti così sottili da consigliare una cura profonda nell’indossarli e nel conservarli, affinché questi possano rimanere integri ed essere sfoggiati per moltissimo tempo.

Ossuaria
Predator Collection, Orecchini in ossa
umane (metatarso e falange) con cristalli
Swarovski crystals

L’ultima collezione nata dalle mani della Arnold si chiama Predator e, proprio come si evince dal nome, racchiude una serie di creazioni realizzate con ossa di predatori. Tra queste non potevano certo mancare le ossa del predatore per eccellenza: l’uomo. Le ossa umane, incastonate e arricchite con gemme e cristalli, vengono trasformate in orecchini e in body jewels. L’artista utilizza falangi, sezioni di ulna, vertebre, squame di pesce, teschi di caimano, ossa di volpe e numerose altre tipologie d’ossa per dare vita ad una collezione aggressiva e poliedrica come i suoi stessi protagonisti, oltre che in totale connessione e gioco con i corpi di chi li indossa. Questa volta i colori sgargianti sono messi da parte per fare spazio alla perfezione del corpo nella sua naturale forma, preferendo il solo accostamento dei cristalli, tranne per qualche eccezione. In questi casi l’artista sostituisce colori sgargianti come il verde acido o il rosa shocking delle bombolette con la foglia oro, proprio come nella collana in fig. 8, realizzata con squame di pesce. Le ossa vengono accostate anche ad altri elementi provenienti dal mondo naturale, come per esempio le piume di corvo, in modo da ottenere risultati più morbidi e complessi. Questo continuo giocare con i materiali caratterizza l’intera produzione della Arnold e ne costituisce il tratto distintivo.

Fig. 8: Predator Collection, Collana in squame di pesce ad effetto arricciato, ricoperte in foglia oro.
Predator Collection, Collana in squame di pesce ad effetto arricciato, ricoperte in foglia oro.

L’artista londinese si dedica anche alla realizzazione di pezzi da esposizione, come per esempio le sculture da parete, veri e propri trofei di caccia composti da teschi puliti e modificati dall’aggiunta di glitter, colori fluo e cristalli variopinti. Un’interpretazione coloratissima, che lega queste opere all’arte contemporanea in maniera indissolubile. Prendendo spunto, per quanto concerne i colori adoperati, dai toni shock della Pop Art e anche da quelli metallici e di impatto utilizzati nella Street Art e tipici delle bombolette spray, l’artista confeziona opere d’arte inconsuete, da collezionare ed esporre.

Conclusioni

Il tema della morte, i teschi e gli scheletri sono sempre stati una presenza costante nel mondo dell’arte. In pittura essi sono spesso memento mori, identificano la caducità della vita o, più semplicemente, la morte stessa. Non si può non citare, dopo aver parlato dei teschi ornati da gemme e pietre preziose realizzati da Kat Arnold, la famosissima opera di Damien Hirst, For the love of God, realizzata dall’artista nel 2007: un teschio di platino forgiato eseguendo il calco da un vero teschio del settecento, acquistato dall’artista da un rigattiere. I denti del teschio prezioso sono i denti del teschio originale; la superficie è interamente occupata da 8.601 diamanti incastonati.

Damien Hirst
For the love of God, 2007,
171x127x190 mm, platino, diamanti e
denti umani.

L’idea per Fig. 8: Predator Collection, Collana in squame di pesce ad effetto arricciato, ricoperte in foglia oro. quest’opera scaturì nella mente di Hirst dopo aver visto un teschio messicano datato 1400-1521 e conservato al British Museum, modificato come maschera ornamentale e decorato con mosaico di lignite e turchese.

Damien Hirst
The Turquoise Mosaics, 1400-1521,
19×13,9×12,2 cm, turchesi, pirite, ossa umane,
pelle di cervo, lignite, conchiglie, British Museum,
Londra.



Dunque, così come nel mondo dell’arte le ossa spesso vengono sfoggiate e qualche volta anche impreziosite da diamanti ed altre gemme, è davvero curioso vedere in che modo la moda ne prenda esempio e come queste possano diventare un ornamento per il corpo caratterizzato da un design accattivante e di tendenza. Queste due giovani artiste creano gioielli per l’haute couture e per il pret-à-porter, per donne e uomini con gusti e stili diversi, da indossare nel quotidiano e sulle passerelle. Lo stile della Bunyard, così essenziale e a tratti poetico, si contrappone perfettamente a quello della Arnold, graffiante e irriverente. Anche se differiscono esteticamente, le creazioni delle due designer sono condotte nel rispetto assoluto dei corpi utilizzati e vengono loro dispensate così tante cure che la morte sembra talvolta passare in secondo piano, come se non esistesse, come se l’unica cosa importante fosse la rinascita. Questi gioielli vivono di vita perpetua: le ossa acquisiscono nuova luce dopo la morte terrena per divenire immortali sui corpi degli altri. La fragilità e la bellezza che le contraddistingue è propria della vita stessa, così forte e labile allo stesso tempo ma sempre meravigliosa. Si ringraziano K. Bunyard e K. Arnold per la loro disponibilità e per la gentile concessione delle foto delle opere. Fig. 9: For the love of God, 2007, 171x127x190 mm, platino, diamanti e denti umani. Fig. 10: The Turquoise Mosaics, 1400-1521, 19×13,9×12,2 cm, turchesi, pirite, ossa umane, pelle di cervo, lignite, conchiglie, British Museum, Londra.

Informazioni utili: Kristine Bunyard, Ossuaria Jewelry:

 Virginia The Wolf

Damien Hirst

Ossuaria Jewelry

Per quanto riguarda la tecnica di fusione con gli ossi di seppia si consiglia la visione del procedimento, spiegato passo per passo da foto e commenti, nel sito del maestro orafo Gallinaro Gioielli

Spiegazioni ulteriormente su Ossuaria Jewelry approfondite si possono reperire in testi specifici sulle antiche tecniche dell’oreficeria. Photo Credits: Copyright © 2017 Ossuaria Jewerly © Virginia The Wolf © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2012 © 2017 Trustees of The British Museum

Marika Jessica Farina

Vivo a Bologna ma la mia terra natale è sempre nel cuore. Il vento della Sardegna, il mare, gli aspri paesaggi e l’odore di ginepro non mi abbandonano mai. Ne porto sempre con me un pochino, perché le radici sono lunghe e ben salde, motivo della mia determinazione e della mia testardaggine. Ho imparato ben presto che le mete si raggiungono con costanza e dedizione. Laureata in Arti Visive, scrivere mi dà modo di raccontare ciò che vedo, amo, studio. L’arte ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando coloravo i muri con i pastelli, cercando di non farmi scoprire da mia madre. Da allora prediligo giorni arcobaleno, specchio della mia personalità.
Marika Jessica Farina

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