Una serata con Paolo Fresu

Una serata con Paolo Fresu

Non esistono aggettivi per definire Paolo Fresu, né per raccontare le emozioni che sa trasmettere quando suona la tromba, con quel suo modo di muoversi su se stesso, come se volesse far convergere tutte le energie del suo corpo nel fiato.

O meglio, questo è il mio parere da profana, non sono certo un’esperta, qualcuno tenta ogni tanto di insegnarmi ad ascoltare tromba, flauto e flicorno, ma il mio approccio rimane prettamente emotivo.

Sono un’ammiratrice di Fresu da tempo e non potevo perdermi una sua esibizione dal vivo proprio nella mia città.

L’occasione era molto particolare: un concerto all’Antoniano che chiudeva, solo metaforicamente, un lavoro lungo che Fresu, Sonia Peana e Arci Bologna hanno intrapreso da tempo, il progetto “Nidi di Note” che offre ai bambini in tenerissima età la possibilità di avvicinarsi alla musica e all’arte.

Il Presidente dell’Arci e Sonia Peana

A tutt’oggi Nidi di note ha attivato 10 percorsi nei nidi e nelle scuole dell’infanzia del quartiere Savena, coinvolgendo circa 270 bambini nella fascia d’età 0/6 anni e 100 educatori e insegnanti di Bologna e Provincia.

Il progetto “Nidi di Note”, nasce dall’esigenza di offrire ai bambini la possibilità di avvicinarsi alla musica in modo naturale e fisiologico e dalla consapevolezza di quanto sia importante e formativo per i bambini entrare precocemente in contatto con l’Arte.

Avere una molteplicità di stimoli ed un vasto campo di linguaggi tra cui poter scegliere liberamente la propria modalità espressiva, favorisce lo sviluppo intellettivo ed emotivo.

Ero un po’ scettica, l’ultima volta che sono stata a sentire Fresu ha suonato A kind of Porgy and Bess con l’Orchestra Jazz della Sardegna, commuovendomi, comprensibile temere di restare delusa.

Invece…è stato un mix perfetto di musica, parole, disegni, e bolognesità, quella bolognesità che è ormai parte di Fresu e che ha saputo, non so se intenzionalmente oppure no, portare sul palco anche insieme a Gaetano Curreri degli Stadio. La stessa bolognesità che per anni è stata sinonimo di educazione infantile per tutti, che ci hanno invidiato in tutta Italia.

Le sinergie e le fusioni sono la specialità di Paolo Fresu, evidentemente non solo quando suona, ma anche quando organizza un evento.

Sul palco si sono alternati musicisti bravissimi (la mia miopia mi ha inizialmente impedito di riconoscere Anton Berovski violinista straordinario di fama internazionale), brevi intrattenimenti per bambini divertenti anche per gli adulti, e l’incessante e ammirevole disegno dal vivo di Alessandro Sanna, che durante le esibizioni seguiva le note con colori e pennelli.

Fresu era in forma smagliante, molto ciarliero e, inutile sottolinearlo ancora, intenso, ha portato sul palco Daniele di Bonaventura con il suo bandeon regalando delle sperimentazioni musicali davvero emozionanti. Altrettanto padrone della scena il quartetto Alborada (Anton Berovski, Sonia Peana, Nico Ciricugno, Piero Salvatori) che ha saputo essere protagonista quanto accompagnatore.

Poi è stata la volta di Gaetano Curreri e Fabrizio Foschini.

Ho sentito terribilmente la nostalgia di Chiedi chi erano i Beatles, ma mi sono accontentata di Sorprendimi, sempre bella. Grande ammirazione per il coraggio e lo spirito, indipendentemente dai risultati discutibili, del frontman degli Stadio nel cantare alcune canzoni di Fabrizio De André, tra le quali una difficilissima Ho visto Nina Volare, accompagnato da Fresu (che riesce a lenire persino la malinconia delle musiche di Faber). Non sono mancate due canzoni di Dalla, che hanno restituito a Curreri il suo talento, e qualche lettura dal libro Nidi di Note, nato dal progetto come ulteriore strumento di promozione per avvicinare all’esperienza musicale.

Una bella sinergia riuscita grazie all’estro di Paolo Fresu e Sonia Peana.

Quello che mi ha colpito più di tutto è stato vedere il teatro pieno di bambini, di tutte le età, alcuni piccolissimi, concentrati e divertiti. Qualche normale e fisiologico pianto ma soprattutto tanta allegria, curiosità, attenzione nonostante l’ora tarda! Segno che il progetto sta dando tanti risultati!

Maria Letizia Tega

Sono una maniaca, nella peggiore accezione del termine, di make-up, cosmetici e profumi.
Ho astucci, scatole, ceste e cassettiere pieni di ombretti, blush, matite, terre, primer, creme e rossetti di ogni colore, poi finisco per truccarmi sempre allo stesso modo.
Bolognese trapiantata a Milano, ho portato la mia esse spessa e la mia zeta mancante qui in cerca di fortuna dopo la laurea in storia dell’arte, ma ancora sogno di guadagnarmi da vivere con la mia passione più grande, la politica.
Maria Letizia Tega

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