Papillon: non tutte le farfalle durano un giorno solo

Papillon: non tutte le farfalle durano un giorno solo

di Susanna Poggi

17 Febbraio 1904, Teatro alla Scala, Milano: Madama Butterfly, opera firmata Giacomo Puccini e dedicata alla regina italiana Elena di Montenegro, va in scena per la prima volta.
L’attesa talvolta nobilita il desiderio e talvolta lo distrugge anche, in quanto l’opera tanto attesa è un celebre fiasco; tuttavia l’attenzione dei modaioli più accaniti e degli amanti del bonton viene catturata da un particolare dell’abbigliamento di scena, un piccolo “nodo zoomorfo” al collo dei protagonisti che viene battezzato come butterfly (sia per la forma che in onore di Puccini e della sua opera), tradotto poi in francese, lingua madre della moda, in papillon.

Le prime apparizioni di questo bizzarro accessorio si fanno risalire al diciassettesimo secolo tra i mercenari croati durante la guerra dei trent’anni, ma col tempo il papillon diventa, da semplice chiusura di camicia, un’imprescindibilità dell’eleganza.

Nell’Ottocento, circa vent’anni prima della rappresentazione della Madame Buttefly e della coniazione del nome, infatti, al Tuxedo Club nel New Jersey si nota per la prima volta lo smoking (indossato dall’industriale del tabacco Griswold Lorillard) portato con un interessante farfallino nero al collo: questa combinazione diventa un vero successo e da quel momento in poi smoking e papillon verranno sempre abbinati.
Le strisce di mussolina passata un paio di volte attorno al collo e annodata, tipica dei gentiluomini a cavallo dell’800, lasciano spazio alla seta: ecco dunque che, colori e fantasie cominciano a dominare e a denotare principalmente libertà di spirito e una certa fantastica irresponsabilità nell’abbigliamento maschile.
Da simbolo di pura eleganza il papillon si trasforma in dettaglio chic e originale durante quello che viene considerato il secolo di fuoco per la moda, dove stili di vita e tendenze in continuo e vorticoso cambiamento impediscono lo stabilizzarsi di una moda unica e definita: il Novecento.
Svariate forme, lunghezze e modalità di annodamento caratterizzano lo stile, o per meglio dire, gli stili di questo periodo: papillon a nastro, papillon dai tagli curvilinei piuttosto che rettilinei, estremità rivolte all’insù piuttosto che a goccia sono solo alcune delle caratteristiche che rendono distinguibili tra loro i “farfallini”.

Anche Winston Churcill, celebre statista inglese, cede con fermezza al fascino del papillon a pois che indossa con regolarità.

Negli anni ‘50 i teddy-boys, giovani adepti inglesi del rock n’roll, si invaghiscono del papillon tanto che questa moda imperversa tra tutti i rocker del mondo, apparendo anche al collo di Bill Haley ed Elvis Presley.

Ma non solo! I giovani occidentali e i rivoluzionari anni Sessanta, infiammati da balli sfrenati nei nuovi locali della movida notturna, si appassionano anche al twist, che in questo caso non è solo un ballo ma un piccolo papillon a lembi incrociati e cuciti sotto un bottone. Se per i rocker il papillon deve muoversi a ritmo con la musica e aiutare a conferire un aspetto trasandato, per i giovani festaioli e ballerini il papillon doveva sopravvivere al ballo, immobile, grazie a un bottone appunto.

In un baleno arrivano gli anni ’70 e il punk entra violentemente e a ritmo di musica nel mondo della moda. Anche qui, questo accessorio colpisce ancora, facendo capolino al collo di giovani scatenati e pseudo dark, prendendo spunto dall’Incroyable Ottocentesco, accessorio tipico dei giovanotti che proliferavano a Parigi durante la Rivoluzione Francese.

Anche oggi il papillon mantiene intatto il suo fascino e la sua originalità, in bilico tra simbolo d’eleganza e oggetto kitsh e demodé, spesso al collo di giovani nerd o artisti; ma per capirne l’importanza è interessante osservare l’approccio femminile all’uso di quest’accessorio.

Non è un caso infatti che, già negli anni ’30, icone come Marlene Dietrich utilizzassero quotidianamente il papillon! Non si parla solo di questa meravigliosa icona del mondo cinematografico, ma anche di figure del calibro di Myrna Loy (regina di Hollywood), Norma Shearer e la stessa Audrey Hepburn, per non parlare poi di Coco Chanel, ricordata per la sua eleganza nell’indossare abiti di taglio maschile.

Ecco dunque che, già da questi anni la mascolinità diventa una seducente originalità e il papillon comincia ad essere utilizzato da molte donne, desiderose di comunicare la propria sensualità slegandosi dagli stereotipi: questo accessorio conferisce alle donne uno stile personale, ora grintoso ora stravagante, leggero o romantico, indipendentemente dalla corrente culturale o dallo spirito modaiolo del momento.

Anche di recente il papillon è tornato ad essere protagonista dell’abbigliamento femminile, delle pubblicità e delle passerelle (Burberry, Chanel, Moschino, Lanvin, Dolce e Gabbana per citarne alcuni), dettando uno stile androgino ma, allo stesso tempo, molto seducente.

Papillon Charvet – Marzo 2010 photo by William Klein per Vogue Italia
Papillon Charvet-Ottobre 2009 photo by Michelangelo Battista per Vogue Italia

Molti red carpet sono stati resi meno monotoni proprio grazie alla presenza di attrici o figure del mondo dello spettacolo immortalate con un papillon al collo che, una volta tanto, ci ha permesso di parlare di una moda diversa (che bello!).

Mentre i boyfriend jeans e la giacca over rubati dal guardaroba maschile sembrano entrati nell’ordinario, ecco che cravatta, ma soprattutto papillon continuano a rappresentare un tocco di stravaganza e diversità.

Per noi donne la scelta di indossarlo sembra voler rappresentare un’affermazione di personalità: non serve che una cosa sia un “must have” per farcela indossare, a noi basta avere quel qualcosa in più che ci faccia distinguere dalle altre.

Avete mai provato la sensazione terribile di arrivare a una festa con l’abito del negozio più in voga della città, per il quale avete risparmiato mesi di stipendio (o di mancette di compleanno) e trovarvi accanto un’altra donna con lo stesso identico vestito e obiettivamente più bella di voi? Bè, a me sì e la necessità di cambiarmi per diversificarmi è bastata per fami andare in toilette, rubare la giacca del mio migliore amico e annodare la mia sciarpetta verde smeraldo al collo, chiusa con un gran fiocco a mo’ di farfallino. Da quel momento in poi ho imparato la lezione: puntare sull’accessorio. È il particolare a fare la differenza e nel caso del papillon questo rimane valido oggi come ieri: per una volta una farfalla non vive un solo giorno…

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3 Responses to "Papillon: non tutte le farfalle durano un giorno solo"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto   12 Dicembre 2012 at 10:42

    Grazie Susanna , mi hai fatto venire voglia di cercarmi un papillon.
    Prima di leggere il tuo art. Pensavo fosse uno degli accessori piu cretini del guardaroba maschile dopo la cravatta.

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  2. Lucia   13 Dicembre 2012 at 13:16

    Sfizioso e curato, questo articolo!! Vero glamour, complimenti!!

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  3. Beatrice Iannuzzelli   20 Dicembre 2012 at 23:26

    Articolo molto carino, piacevole ed originale!!!! Sono curiosa di scaricare l’app ora!

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