RAIMONDO GALEANO e LA PORTA DEI SOGNI.

RAIMONDO GALEANO e LA PORTA DEI SOGNI.

La porta dei sogni, Raimondo Galeano ha davvero la capacità di farci sognare.

Il colore non esiste. Galeano lo afferma da quasi quarant’anni. “ La luce da forma e colore a tutte le cose, io do forma e colore alla luce”, queste le parole chiave della poetica di questo romantico pittore formatosi a Roma con la scuola di Piazza del Popolo. Galeano supera i limiti della pittura e si affida a qualcosa di molto più maestoso: la luce.

La porta dei sogni
La porta dei sogni

Oltrepassando il confine della notte con la sua pittura, è stato capace di scardinare i canoni convenzionali della semplice visione diurna di un’opera d’arte consentendoci di trovare il visibile in ciò che prima si mostrava invisibile, la luce si è amalgamata con l’oscurità, il giorno con la notte, il percettibile con l’impercettibile, tutti a braccetto mettendo da parte i preconcetti della visione consueta a favore di un nuovo credo che ha consacrato Raimondo Galeano come “il pittore illuminato”, demiurgo della luce e profondo conoscitore delle tenebre che svelano realtà inaspettate. Il pittore della luce, che ha sempre cercato le risposte attraverso la pittura, facendo sì che fosse lei a doversi trasformare per svelarci una nuova dimensione percettiva.
Guardando il lavoro di Galeano la capacità di percepire l’ignoto, (percettività) si aggancia immediatamente all’illusione immaginaria dell’immagine e alla formazione stessa della visione, attraverso quello che Deleuze chiama, l’interstizio o spazio vuoto che, nella pittura di Raimondo, riconosciamo come spazio di emozione che separa il momento di passaggio dalla luce all’oscurità.
Così, imprigionando la realtà con la sua pittura ci apre un mondo sconosciuto dove le sagome prendono vita e si animano d’emozioni e sentimenti che corrono attraverso l’oscurità e rendono percepibile ciò che prima era nascosto. Un dialogo con l’universo al quale l’artista invia immagini che viaggiando a trecentomila chilometri al secondo vivranno nello spazio all’infinito. A tale proposito mi viene spontaneo ricordare un’affermazione del noto scrittore britannico Terry Pratchett per cui “La luce crede di viaggiare più veloce di tutto, ma si sbaglia. Per quanto sia veloce, la luce scopre sempre che il buio è arrivato prima di lei, e l’aspetta. E allora ecco che al buio della galleria Spazio San Giorgio 11 Gennaio alle 18,30  “si chiudono le porte alla luce” per aprirle al buio che svela la porta dei sogni dalla quale escono personaggi fantasy che ci fanno ritornare bambini: Peter Pan, Trilly, Mary Poppins, lo Stregatto. In fondo cosa c’è di più fantastico di una pittura di luce mentre al buio canticchi, “Sento gli alberi che volano nel ciel”. Cosa di ancor più fantastico, quando la fantasia dei personaggi del cinema brilla incandescente rendendo preziosa l’oscurità?

Il ballo
Il ballo

Una pittura in costante rinnovo, quella di questo artista, tanto pittore, ma anche performer, drammaturgo, regista e scultore di quella creativa, bizzarra, indefinibile, priva di limiti che è la luce.

Performance, Raimondo Galeano
Performance, Raimondo Galeano

RAIMONDO GALEANO | LA PORTA DEI SOGNI
Spazio San Giorgio, Bologna
www.spaziosangiorgio.it

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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