Il ritratto ritrovato

Il ritratto ritrovato

Spesso abbiamo ammirato le foto di un tempo, dei nostri vecchi. Immagini belle, curate nei particolari. Meno entusiasmo la proviamo oggi quando osserviamo i nostri album di casa dall’arrivo della fotografia accessibile a tutti. Al ritratto e al gruppo di famiglia ben curato, si sostituisce la foto casuale, distratta, priva di qualunque cognizione tecnica.
Diciamo subito che il successo di un ritratto è dato da tanti elementi, primo fra tutti il desiderio del “modello” di avere una bella fotografia, dando la possibilità al fotografo di “lavorarlo”. Secondo, il fotografo deve essere complice, sereno e possibilmente divertente. Fare capire che il protagonista della foto non il fotografo. Se possibile, scegliete un luogo dove potersi muovere agilmente a destra e a sinistra, alzarvi e abbassarvi fino a toccare il terreno con la macchina fotografica. Poi occorre un fondo uniforme. Una siepe alta, cespugli, rocce, una montagna in ombra, un muro zeppo di graffiti colorati, un portone, un palazzo e sistemare il soggetto a qualche metro di distanza per impedire che il fondale, perfettamente a fuoco, diventi lui protagonista.
Tenete conto che rispetto ai bei tempi andati dove farsi fotografare era il desiderio di lasciare un bel segno del proprio passaggio, oggi viene considerata una vanità tanto da vivere con imbarazzo farsi riprendere in pubblico. Difficilmente riuscirete a fare un bel ritratto in spiaggia nel pienone di mezzogiorno.
Bisogna poi dare importanza alla luce. Le luci più belle sono al mattino presto se vogliamo una pelle chiara e vellutata. Alla sera se desideriamo toni caldi.
Ma la luce da che parte deve arrivare?
“Deve essere alle spalle del fotografo”. Per anni abbiamo sentito darci questo consiglio. Niente di peggio per un ritratto a meno che non sia una luce serale o attenuata dalle nuvole di un temporale. L’ideale è una luce di tre quarti che illumini parte del viso, ne valorizzi la forma, le espressioni e faccia risaltare capelli, pelle e vestiti.
Bei ritratti si ottengono anche con il soggetto in controluce, con il sole completamente alle spalle del modello. La luce sprigiona effetti e lampi fantasiosi su orecchini, capelli, foulard, lasciando però il viso completamente in ombra. Problema che si rimedia lanciando la luce sul viso con un foglio di polistirolo espanso o con un colpetto di flash se sapete usarlo. Suggerire al soggetto di bagnarsi le labbra in modo che tornino vive. Il successo di un ritratto dipende anche dalla velocità di esecuzione. Vedersi una macchina puntata contro per troppo tempo innervosisce e crea imbarazzo.
Finite le riprese se il vostro “paziente” è ancora disponibile provate giocando con il “gel” a creare pettinature fantasiose, cambiare vestiti, ma, soprattutto cercate di divertirvi con la vostra piccola o grande macchina fotografica.

Ritratto ritrovato

Le foto che propongo in questo servizio le ho scattate sabato 22 marzo a Ferrara in occasione della settimana contro il razzismo organizzata da Co.Pr.E.S.C di Ferrara – Caritas – Centro Donna Giustizia. Dopo tre anni di sosta ho riaperto il telo fotografico dei miei “blitz” fotografici e invitato le persone che condivideva la manifestazione a farsi fotografare per dire: “c’ero anch’io”. E’ diventata una mostra itinerante. Ho scelto per illustrare il pezzo alcune foto della mostra esposta in anteprima nella Piazza Municipale di Ferrara lunedì 7 aprile.

Mario Rebeschini

La finestra dell’agenzia pubblicitaria dove lavoravo come art director era sulla via Rizzoli a Bologna. Alla fine degli anni ’70 succedeva tutto sotto la mia finestra. Scontricon la polizia, scioperi, manifestazioni politiche e sindacali. Mi stavo perdendo la storia del mondo per vincere la campagnapubblicitaria di una saponetta neutra. Una mattina, dopo aver vinto la campagna della saponetta e festeggiato con champagne, mi licenzio in tronco.Lanfranco Colombo direttore della Galleria “il Diaframma” di Milano nella presentazione di una mia mostra scrive: Rebeschini sceglie il fotogiornalismo di strada, quello, in cui un fotografo deve decidere da che parte stare. Ma, nel suo giro attorno all’uomo, diventa consapevole che formule e rigidità sono la morte di tutto. Si muove allora anche alla scoperta del mondo del lavoro, della politica, del turismo, del quotidiano e del ritratto…”
Mario Rebeschini

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