San Basilio. La chiesa russo ortodossa di Bologna in festa

San Basilio. La chiesa russo ortodossa di Bologna in festa

Grande e sentita festa domenica 17 novembre nella chiesa ortodossa russa di San Basilio il Grande in via Sant’Isaia a Bologna per ricordare 40 anni della presenza della chiesa.
Negli anni ’80 a frequentare la chiesa erano studenti greci fuggiti dalla dittatura anticomunista dei colonnelli, colf eritree o giovani scappati dalla guerra contro l’Etiopia. Quando i greci aprirono la loro chiesa a frequentare quella di san Basilio rimasero solo gli eritrei e i rifugiati polititi russi.  La chiesa, privata dei suoi primi fedeli, è svuotata. Però a metà negli anni ’90 ritorna a essere frequentata da chi fuggiva dai massacri etnici della ex Jugoslavia e poi da chi arrivava dai paesi dell’est.
Nelle grandi feste la chiesa diventa piccola, si allunga per un centinaio di metri sotto il portico di via Sant’Isaia e i fedeli che non riescono ad entrare possono seguire i riti su due grandi televisori posti all’esterno sotto il portico.
Anche domenica a festeggiare il quarantesimo una grande partecipazione. A celebrare la Divina liturgia c’era l’Arcivescovo Marc d’Egorievsk del patriarcato di Mosca. Con lui padre Seraphim, il primo parroco e prete ortodosso bolognese e tanti altri preti. Si sentiva molto la mancanza di padre Marco Davitti morto in agosto a 73 anni dopo aver guidato la chiesa per oltre 39 anni.

San Basilio

Il primo parroco fu l’igumeno (monaco) Evloghi del patriarcato di Mosca. Restò parroco per poco più di un anno. Fu lui a dedicare la parrocchia a san Basilio perché nel medioevo, fuori porta San Mamolo, c’era un monastero ortodosso greco dedicato appunto al santo.
Durante la celebrazione, durata oltre 4 ore, sono stati ordinati dal vescovo due lettori: Alexander di origine russa, padre di due bambini e Andrea, italo russo, guida turistica. Poco dopo viene ordinato sacerdote Siluan, di origine russa, che lavora in una azienda telefonica. Vivrà in un monastero di Milano insieme a padre Dimitri il suo parroco.
Durante la celebrazione arrivano nella chiesa le reliquie dei santi Vitale a Agricola, martiri cristiani fatti uccidere dall’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.). A portarle dalla cattedrale di San Pietro a San Basilio sono stati il canonico don Andrea Caniato e il diacono Enrico Morin. Finita la Grande liturgia tutti i fedeli hanno pranzato insieme nel Centro Don Orione vicino all’Ospedale Maggiore poi, tutti a Ravenna per un’altra celebrazione nella chiesa ortodossa russa inaugurata due anni fa.

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Mario Rebeschini

La finestra dell’agenzia pubblicitaria dove lavoravo come art director era sulla via Rizzoli a Bologna. Alla fine degli anni ’70 succedeva tutto sotto la mia finestra. Scontricon la polizia, scioperi, manifestazioni politiche e sindacali. Mi stavo perdendo la storia del mondo per vincere la campagnapubblicitaria di una saponetta neutra. Una mattina, dopo aver vinto la campagna della saponetta e festeggiato con champagne, mi licenzio in tronco.Lanfranco Colombo direttore della Galleria “il Diaframma” di Milano nella presentazione di una mia mostra scrive: Rebeschini sceglie il fotogiornalismo di strada, quello, in cui un fotografo deve decidere da che parte stare. Ma, nel suo giro attorno all’uomo, diventa consapevole che formule e rigidità sono la morte di tutto. Si muove allora anche alla scoperta del mondo del lavoro, della politica, del turismo, del quotidiano e del ritratto…”
Mario Rebeschini

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