A San Valentino l’Arte visiva ci regala baci e amanti

A San Valentino l’Arte visiva ci regala baci e amanti

Febbraio è il mese dell’amore. Il 14, infatti, si festeggia San Valentino. L’origine esatta e il mutamento della ricorrenza nel tempo restano incerti ma sicuramente è proprio alla metà del mese che si possono vedere i primi segni di risveglio della natura tra cui anche l’accoppiamento tra alcune specie animali.

Come la stragrande maggioranza delle feste cristiane, anche quella dedicata al santo e martire cristiano Valentino, vescovo di Interamna, attuale città di Terni, sostituisce più antiche tradizioni pagane: per l’esattezza i lupercalia romani, riti dedicati più prosaicamente alla fertilità e celebrati proprio in questo giorno. Nel 496 papa Gelasio I dedicò la stessa data al religioso che, nel 270 DC, per resistere al tentativo di conversione politeista da parte dell’imperatore pazzo Claudio II e cercando a sua volta, assai incautamente, di convertire lui di votarsi al Cristianesimo, fu lapidato e poi decapitato. A Valentino, noto anche per incarnare la valenza dell’amore, si affibbia il particolare significato romantico e di protezione degli innamorati molto tempo dopo. Già i primi secoli del II millennio, probabilmente, a Parigi, si associava il 14 febbraio all’amor cortese poiché nel 1400 si istituì l’Alto Tribunale dell’Amore i cui giudici erano eletti solo se dimostravano di conoscere la poesia e i carmi d’amore. Essi avevano il compito di redimere controversie affettive e familiari legate alla coppia: dalle questioni di dote al tradimento, dalle alle maldicenze ai soprusi contro l’amata…

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Carlo d’Orléans, quando era detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta di Azincourt (1415), scrive alla moglie una lettera in cui si legge: “Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée…”, chiamandola, appunto, con il vezzeggiativo ‘Valentinée’; e valentine sono dette le missive e le cartoline d’amore che già alla metà del secolo, negli Stati Uniti, furono stampate su scala industriale. Via via, l’uso dei biglietti amorosi fu sostituito dallo scambio di regali come scatole di cioccolatini, mazzi di fiori, o gioielli, sino ai giorni nostri, dove qualsiasi dono è possibile.

Cantata da poeti, scrittori e musicisti, raccontata a Teatro e al Cinema, la festività è soggetto anche delle arti visive. Oltre alla presenza del Santo martire in molti mosaici, affreschi tavole e tele antiche, abbiamo molte trasposizioni di amore mitologico dipinto da grandi pittori: pensiamo alle molteplici versioni di Cupido, di Amore e Psiche, di Venere e degli svariati fatti di carnalità appassionata tra dei e semidei; che dire di Giove pronto ad assumere incredibili sembianze pur di possedere sensualmente donne più o meno divine? Ma anche l’Amore più terreno, gli innamorati, il loro desiderio e i tanti baci dati e negati diventano spunti approfonditi dagli artisti di ogni secolo. Con grafite, acidi, colori, pietra, fotografia, video e altre tecniche e differenti materiali, abbiamo un’intera Storia dell’Arte che si può ricreare anche solo tramite questo piccolo grande tema che è personale e universale contemporaneamente. Ci limitiamo qui solo a un “assaggio”, procedendo in senso cronologico.

Il bacio è quell’apostrofo rosa sulle parole t’amo nelle opere ottocentesche del veneziano Francesco Hayez e del parigino Auguste Rodin.

Francesco Hayez, Il Bacio, 1859 (Pinacoteca di Brera, Milano)
Francesco Hayez, Il Bacio, 1859 (Pinacoteca di Brera, Milano)
Auguste Rodin, Il bacio, 1888 (Musée Rodin, Parigi)
Auguste Rodin, Il bacio, 1888 (Musée Rodin, Parigi)

Francesco Hayez, Il Bacio, 1859 (Pinacoteca di Brera, Milano) - detailIl primo realizzò alcune declinazioni di un ‘Bacio‘ la cui versione, in età matura e datata 1859 (conservata alla Pinacoteca di Brera, Milano), è tra le opere più saccheggiate dalla pubblicità e citate dal Cinema. Il sentimento dei due giovani, bellissimi, è più drammatico di quel che appare a prima vista; infatti, il quadro fa un’allusione politica risorgimentale: il ragazzo potrebbe essere un rivoluzionario e quel bacio non un ricongiungimento ma suggello prima di un’azione pericolosa. Lei sembra saperlo bene, tanto si abbandona a quell’attrazione, morbidamente arcuata all’indietro: si aggrappa a lui, con il braccio e la mano sinistra, in un debole tentativo di fermarlo per non lasciarlo andare verso un destino incerto. Lo fa con grazia e in cuor suo spera di riabbracciarlo presto.

Auguste Rodin, Il bacio, 1888 (Musée Rodin, Parigi) - detailA questo bacio tanto struggente e teatrale affianchiamo un altro bacio celebre: esso impegnò a lungo Rodin, il talentuoso scultore francese amante dell’Italia e di Michelangelo e protagonista di una storia tormentata con la giovane e bellissima allieva Camille Claudel. Al maestro fu commissionata, nel 1880, la porta bronzea per il nuovo Museo delle Arti Decorative alla quale egli lavorò fino alla morte, nello sforzo di creare un’allegoria dell’amore e della dannazione simboleggiata da soggetti ispirati alla Divina Commedia di Dante (per questo la chiamò Porta dell’inferno). “Il Bacio (1888, Musée Rodin, Parigi) vi doveva far parte ma l’erotismo dei due amanti scolpiti era così realistico e prorompente da far dimenticare il dramma della perdizione che inizialmente l’opera doveva ricordare (dato che si trattava, in origine, di Paolo e Francesca, narrati nel V Canto della stessa Divina Commedia) e divenne, quindi, una creazione autonoma.

Il norvegese Edvard Munch, notissimo per l’opera Skrik (L’urlo, 1893, Galleria Nazionale, Oslo), ci ha lasciato nello stesso museo un “Bacio alla finestraappassionato e angoscioso poiché i due amanti, quasi fusi insieme in un unico corpo, rimandano a quella tensione tra desiderio e paura di amare per il timore di perdere la libertà e la propria identità e, con ciò, se stessi.

Edvard Munch, Bacio alla finestra, 1892 (Galleria Nazionale, Oslo)
Edvard Munch, Bacio alla finestra, 1892 (Galleria Nazionale, Oslo)

Mentre Munch dipingeva, attraverso altri baci, le sue ossessioni, in Francia Henri de Toulouse-Lautrec esorcizzava le sue attraverso un disegno guizzante e una pittura capace di rendere protagonisti gli ultimi, i reietti: prostitute e clienti, ubriachi, ballerine, malati e un’umanità marginale a cui sentiva di appartenere anche lui. E per la prima volta ci spalanca la porta sull’intimità di due amanti, dipingendoli più volte, durante e dopo l’amplesso e i tanti baci scambiati (“Il bacio“; “Il bacio a letto“; “A lettoetc. 1892 – 1893 c.a., Museo d’Orsay, Parigi). C’è tenerezza in queste sue opere e, soprattutto, la capacità di raffigurare come normalità qualcosa che per la borghesia e le persone del suo tempo normale non era (men che meno lo era l’amore omosessuale, come sembra in questi casi, che raffigurano probabilmente due donne).

H. de Toulouse Lautrec, Bacio a letto, 1982 e 1983 (Museo d'Orsay, Parigi)
H. de Toulouse Lautrec, Bacio a letto, 1982 e 1983 (Museo d’Orsay, Parigi)
H. de Toulouse Lautrec, Bacio a letto, 1983 (Museo d'Orsay, Parigi)
H. de Toulouse Lautrec, Bacio a letto, 1983 (Museo d’Orsay, Parigi)

L’architetto e designer tedesco Peter Behrens, un pioniere nel campo dell’industrial designer, realizzò nel 1898 l’opera Jugendstil “Der Kuss” (“Il Bacio”) pubblicata sulla rivista “Pan” che fu recepita come controversa per la scelta di rendere graficamente i due amanti piuttosto androgini. Sicuramente questo bacio è efficace, l’incastro tra le due teste è perfetto e i lunghi capelli di entrambi i personaggi danno origine a una forza ornamentale floreale quasi primitiva che sa portarci all’origine del desiderio.

Peter Behrens, Der Kuss, 1898, riprodotto sul Magazine Pan
Peter Behrens, Der Kuss, 1898, riprodotto sul Magazine Pan

I Preraffaelliti flirtarono con il mito e la letteratura dal 1848, raffigurando l’amore in ogni sua rappresentazione; tra loro, fu il britannico nato in Italia John William Waterhouse a dipingere lo struggimento e l’avvenenza femminili, tra Ofelie, sirene, maghe Circi e Cleopatre, restituendoci un meraviglioso “Il risveglio di Adone” (1900, Londra, collezione privata) che – come una Bella Addormentata al contrario – è baciato e ridestato da una dolcissima creatura femminile. In un giardino delle delizie in cui sembra di poter sentire il profumo dei fiori e del muschio, Adone simboleggia la natura che si ravviva in primavera e muore in estate e che un bacio riaccende di passione.

J. William Waterhouse, Il risveglio di Adone, 1900 (collez. privata) detail
J. William Waterhouse, Il risveglio di Adone, 1900 (collez. privata) detail

Una manciata di anni dopo quest’opera, dal richiamo mitologico e di impostazione quasi favolistica, ecco che arriva il ferrarese Giovanni Boldini, pittore dell’elegante borghesia a Parigi – città dove lavorò per il famoso mercante d’arte francese, Goupil –, delle donne, delle loro mise raffinatissime fatte di pizzi, piume, velluti e monili scintillanti…  In un mondo di fin de siècle realizza la licenziosa “La coppia (1905, Collezione privata): dettagli e particolari sono assenti e qui dominano i veloci colpi di pennello per trasmettere il senso del trasporto amoroso in un bacio per nulla casto.

Giovanni Boldini, The couple, c.a. 1905 (Collezione privata)
Giovanni Boldini, The couple, c.a. 1905 (Collezione privata)

E’ di poco successiva la rappresentazione meno frivola e più tortuosa del  protagonista della Secessione a Vienna e di matrice simbolista Gustav Klimt, che crea una composizione per l’epoca inaudita, originale e misteriosa. “Il bacio è un olio, argento e oro su tela databile il 1907 e il 1908 e situato alla Österreichische Galerie Belvedere di Vienna dove, in un’inedita impostazione compositiva – tra figurazione ed astrazione – due amanti teneramente stretti l’uno all’altra si baciano, per una volta dimentichi del male di vivere tutto intorno e che porterà il mondo, qualche anno dopo, all’esplosione di una prima guerra mondiale. Con le sue opere, e con questo Bacio, Klimt si oppose alle idee conservatrici del suo tempo forzando divieti e realizzando dipinti erotici e allegorici delle speranze, le paure e le passioni umane.

Gustav Klimt. Il Bacio, 1907-1908 (Österreichische Galerie Belvedere di Vienna)
Gustav Klimt. Il Bacio, 1907-1908 (Österreichische Galerie Belvedere di Vienna)

Tenero e gioioso come una favola a lieto fine è il bacio che corona un festeggiamento (Birthday, 1915 MoMa-Museum of Modern Art, New York) di Marc Chagall. “L’amore fa volare”, sembra dirci l’autore, che immerge, letteralmente, i due innamorati nella luce e nel colore e li rende leggeri, leggeri, leggeri e felici.

M. Chagall, il compleanno 1915 (MoMA-The Mus of Modern Art, NY)
M. Chagall, il compleanno 1915 (MoMA-The Mus of Modern Art, NY)

Potremmo continuare creando un’intera enciclopedia ma qui terminiamo con alcune opere più conemporanee che segnano il cambiamento non solo del linguaggio artistico ma anche dei tempi.

Marina Abramovic e Ulay, con cui l’artista serba era ancora in coppia, nel 1977 inscenarono una performance dal titolo “Breathing In/ Breathing Out”, dove con un bacio serratissimo e prolungato sino alla quasi asfissia di entrambi, sperimentavano e rendevano visibili le potenzialità e i limiti di un corpo che le regole sociali volevano meno esibito e consapevole. Specialmente quello delle donne.

Abramovic & Ulay, Breathing In-Breathing Out, 1977
Abramovic & Ulay, Breathing In-Breathing Out, 1977

Infine, per chiudere in bellezza ricordiamo Robert Mapplethorpe, e la sua foto titolata “Bobby and Larry Kissing” (1979); uno dei più noti street-artisti, Banksy, e i suoi graffiti di una coppia di poliziotti che si bacia; il collettivo russo “Blue Noses che ha citato l’opera in una fotografia censurata dal governo Russo: tutti, altri come loro e l’Arte ci dicono che l’amore è amore, qualunque sesso tu abbia, qualunque lavoro tu faccia, chiunque tu creda di essere, chiunque tu sia.

Robert Mapplethorpe, Bobby and Larry Kissing - foto -, 1979
Robert Mapplethorpe, Bobby and Larry Kissing – foto -, 1979
Kissing Cop
Bansky, Kissing Cop
Il collettivo Blue Noses con una foto che cita Bansky
Il collettivo Blue Noses con una foto che cita Bansky

Barbara Martusciello

Storico e Critico d’Arte, Curatore indipendente, docente, cofondatore di associazioni e webmagazine e pungente penna e tastiera pronta a scrivere e a divulgare la cultura contemporanea non solo visiva. Sorride sempre ma sbraita quando serve; non si ferma mai, è costantemente di corsa ma è attenta a non farsi stritolare dalla fretta e dal sistema poiché ama l’approfondimento e detesta l’approssimazione. Nella vita privata è un altro paio di maniche, più “larghe”: è sempre pronta a organizzare convivi, a cucinare per gli amici, a fermarsi piacevolmente e a godersi – con familiari, sodali, cani, gatti e tanti libri e film – la vita.

Barbara Martusciello

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