Segnali dal futuro alla Maker Faire – The European Edition

Segnali dal futuro alla Maker Faire – The European Edition

ROMA – MyWhere si è fatta un giro per voi alla Maker Faire Rome – The European Edition per dare un’occhiata al futuro, al futuro plausibile delle nostre esistenze e a quello della società in cui vivremo. La Maker Faire, come già saprete non è una fiera su premonizione e pseudoscienze, ma uno degli eventi più affermati per quanto riguarda l’innovazione tecnologica. Oltre 700 makers provenienti da tutta Europa hanno messo in mostra il frutto del loro talento e del loro ingegno in tutti i campi dello scibile umano: dalla domotica al biomedico, dal design al riciclo, senza dimenticare il mondo dello spettacolo.

La tre giorni di fiera ha avuto un innegabile successo di pubblico, oltre centomila presenze accorse lì per sfogare la curiosità e per toccare con mano il futuro prossimo. E forse è proprio questo uno dei meriti e degli aspetti meglio riusciti della fiera: la possibilità di sentirsi coinvolti in prima persona e perché no, per un solo giorno prendere nettamente le distanze dalla quotidianità.

Quindi, cosa dobbiamo aspettarci? Lo strapotere delle macchine sull’uomo? L’eliminazione della povertà? In parte sì, è innegabile che la tecnologia sia sempre più presente e che il tema della povertà (lungi dal dipendere esclusivamente dal progresso tecnologico) abbia ispirato alcune innovazioni; in un altro senso però, ed è ciò che emerge dalla Maker Faire, lo scopo principale dell’innovazione tecnologica sembra essere quello di rendere più facile la nostra vita, anche con un pizzico di spettacolarità. Perciò possiamo stare tranquilli, almeno per ora.

Senza nulla togliere alle altre creazioni presenti, le seguenti innovazioni sono la crème de la crème perché uniscono genialità al realismo della loro applicabilità.

Watly 2.0

05-night-glowAppena iniziato, il press tour organizzato dall’ufficio stampa della Maker Faire si è diretto verso Watly, un enorme rettangolo metallico corredato di due schermi altrettanto enormi. Il macchinario, un computer termodinamico assemblabile a seconda delle esigenze, è in grado di: produrre energia elettrica, trasmettere segnale wi-fi e rendere potabile l’acqua. Tutto questo semplicemente grazie all’energia pulita e rinnovabile del sole.
In uno degli schermi veniva trasmesso un video in cui l’ideatore della rivoluzionaria macchina, ripreso accanto ad una versione più piccola di Watly posizionata al centro di un villaggio dell’Africa centrale, lanciava l’appello a chiunque volesse unirsi al movimento per cambiare il mondo.

Watly, ha spiegato il fondatore e ideatore Marco Attisani presente alla Fiera di Roma, è ormai un progetto capace di camminare con le proprie gambe in Italia (oggi conta almeno 50 collaboratori sparsi tra il Friuli e la Puglia) ma che all’inizio ha dovuto sostenersi grazie ai finanziamenti della Catalogna.

Giardino pensile di Babilonia

Maker Faire

Una versione molto più ristretta e portatile dei Giardini Pensili di Babilonia è stata presentata alla Fiera di Roma con il nome Aromatic Platform. Come la meraviglia perduta del mondo antico, Aromatic Platform è un sistema che si sviluppa verticalmente su più livelli (o pedane) su cui crescono e prosperano le nostre piante aromatiche preferite. La coltivazione è di tipo idroponico, così da permettere in poco spazio e con il minimo consumo di acqua una buona produzione senza l’utilizzo di pesticidi o altri composti chimici. La pedana in vetta è invece riservata al drone, il tuttofare responsabile in carica della Aromatic Platform. Anche se il primo giorno della fiera non vi era traccia del drone (stand in allestimento) sembra che le sue mansioni saranno la manutenzione della piattaforma ed altre interazioni con la casa.

Aromatic Platform non era l’unica serra idroponica domestica presente alla Maker Faire, tuttavia, presenta due innovazioni considerevoli rispetto alla concorrenza: una struttura dal design verticale che la rende di facile collocazione all’interno della casa (le altre serre erano perlopiù bussolotti quadrati) e la presenza del drone di controllo. Aromatic è una start-up giovanissima che ha imboccato la giusta direzione.

X-Box per i cani

Maker Faire

L’innovazione non conosce limiti e coinvolge anche i fidati amici a 4 zampe. Bautiful Box è una console interattiva che sottopone l’animale a delle piccole prove attraverso l’accensione di pulsanti luminosi. Se il cane risponde positivamente verrà premiato con un croccantino. Si può impostare in automatico oppure, grazie alla app e al controllo da remoto è possibile interagire direttamente con il proprio fido. Infine, si possono anche condividere le scene più divertenti riprese dalla webcam HD direttamente con la app. Dopo il cappottino, sarà sicuramente il prossimo regalo che molti faranno al proprio cane.

Tavola rotonda multifunzionale

Scopo primario del design dovrebbe essere la realizzazione di oggetti in grado di rispondere ad esigenze ben precise, e solo in un secondo momento caratterizzare le soluzioni trovate con forme esteticamente sorprendenti. Bene, la IO Kitchen è la tavola rotonda dall’aspetto gradevole che insieme è tavolo, lavello e angolo cottura. Il piano rotondo può essere regolato in altezza e ruotare sul suo asse. Sul tavolo ci sarà dunque posto per cucinare, mangiare e lavare senza alzarsi dalla sedia. Il tutto si può facilmente azionare a distanza grazie ai comandi bluetooth.

L’idea nasce alcuni anni fa per venire incontro alle esigenze delle persone disabili, così da facilitare la vita (almeno per quello che riguarda la cucina) a chi è costretto su una sedia a rotelle. In realtà l’invenzione, a detta degli stessi sviluppatori, può essere la giusta soluzione per chi vive in spazi abitativi ridotti, o per chiunque altro sia affascinato dall’idea di una cucina alternativa.

House of Drones

All’interno dell’House of Drones, un circuito circondato da una rete di protezione alta fino al soffitto, si sfidano a colpi di acrobazie e velocità droni di tutte le taglie. Uno spettacolo entusiasmante che il numeroso pubblico accorso non manca di apprezzare. Quando uno dei droni, ormai fuori controllo, si schianta contro le reti di protezione o precipita a terra, sugli spalti del Circo Massimo contemporaneo esplode un boato di approvazione. Se come già accennato l’innovazione cambierà le nostre vite anche con una dose di spettacolarità, questa ne è la dimostrazione lampante. E l’House of Drones (che a dire il vero sembra una via di mezzo fra House of Cards e Game of Thrones) potrebbe diventare presto una nuova competizione sportiva seguita in tutto il mondo.

Subito dopo la gara di velocità è stata la volta di un drone ottocottero finanziato dalla TIM, un esemplare a otto eliche di 1,5×1,5 metri davvero imponente. La particolarità dell’esemplare (oltre la stazza) è una telecamera ad infrarossi. E’ decollato di fronte al pubblico e per alcuni minuti ha ronzato sopra le nostre teste, pressoché immobile. La telecamera di cui era fornito, l’occhio del drone, riprendeva dall’alto proiettando la nostra immagine sugli schermi posti di fronte a noi. Per interminabili secondi abbiamo visto le nostre sagome di calore giallo-arancio-rosse sullo schermo e avvertito la minacciosa presenza del drone-mostro a pochi metri di altezza. Affascinante di sicuro, ma anche un po’ inquietante con la sensazione che il drone potesse neutralizzarci da un momento all’altro con un raggio laser.

Distogliendo la mente da immagini di bombardamenti (per cui i droni sono già ampiamente utilizzati) ho chiesto ad uno dei tecnici della TIM se il drone con visore termico fosse spendibile per la ricerca di persone intrappolate sotto le macerie. La risposta è stata: “Mh no… dipende dallo spessore delle macerie. In realtà il suo utilizzo è esclusivamente di tipo professionale per la ricerca di perdite nelle condutture di impianti industriali”. Peccato, peccato davvero. Chissà che alla prossima Maker Faire non voleranno droni capaci di salvare vite umane.

Valerio Pelliccia

Nascevo 25 anni fa in una piccola e tranquilla città: Roma. Le  atmosfere della città eterna fanno da musa a qualsiasi cosa abbia la sfortuna di essere scritta da me. E costituiscono anche lo sfondo del mio primo racconto dal titolo “Una Notte Può Bastare”. In realtà sarei un copywriter e giornalista pubblicista ma chissà che non provi a scrivere qualche altro racconto. In ogni caso sta a voi, o grande pubblico, spronarmi a continuare oppure suggerirmi di cambiare mestiere. Per ora buona lettura.
Valerio Pelliccia

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