Si chiude al Vox Club di Nonantola il tour italiano degli Afterhours

Si chiude al Vox Club di Nonantola il tour italiano degli Afterhours

MODENA – Dopo aver toccato diverse location in tutt’Italia, si è concluso venerdì scorso al Vox Club di Nonantola il tour italiano degli Afterhours con cui la band ha presentato dal vivo l’album “Folfiri o Folfox” uscito la scorsa primavera.

Ad aprire il concerto del gruppo milanese, Andrea Biagioni che, reduce dal successo dell’ultima edizione di X Factor in cui Manuel Agnelli è stato uno dei giudici, ha cantato l’inedito “Il mare dentro” e reinterpretato diverse cover come l’intensa “Hallelujah” del da poco scomparso Leonard Cohen.

All’entrata sul palcoscenico degli Afterhours le sonorità rock e i giochi di luce hanno infervorato per più di due ore il pubblico del club che ha intonato numerosi successi con coinvolgimento ed energia. La buona musica, frutto del perfetto affiatamento della band fatta della voce e delle chitarre di Manuel Agnelli e del talento di Roberto Dell’Era (basso), Rodrigo D’Erasmo (violino), Xabier Iriondo (chitarre) e delle new entry Stefano Pilia (chitarre) e Fabio Rondanini (batteria), è stata l’indiscussa protagonista della serata.

Oltre ai numerosi grandi successi del passato fatti rivivere live con inedite sfumature di suono e voce, in scaletta soprattutto le tracce di “Folfiri e Folfox” che ha avuto origine dal percorso di malattia e di morte del padre del frontman. L’ultimo album, che prende il nome da due trattamenti chemioterapici, parla di energia e amore, ma sopra ogni cosa racconta il dolore, la fine e la rinascita. Ad essere rivissuta e rielaborata è la malattia del genitore; in “Ti cambia il sapore” viene descritto l’effetto della chemioterapia sul corpo e sull’anima e ne “L’odore della giacca di mio padre” Manuel si chiede se ha saputo rispondere allo sguardo del papà con i suoi occhi. “Noi non faremo niente” (“Sogna fino a quando non respirerai”) e “Fra i non viventi vivremo noi” (“Se non vuoi credere a Dio alla mostruosità puoi”) raccontano la sofferenza in note riallacciandosi a vecchie canzoni, come “Ballata per la mia piccola iena”, fedeli compagne adolescenziali per molti dei presenti al concerto. Ma “Folfiri e Folfox” ricorda anche che dopo aver toccato il fondo c’è la rinascita: “una mattina, appena sveglio, mi resi conto che dovevo tornare a vivere e scrissi «Se io fossi il giudice»” ha svelato Manuel che anche nella traccia “Oggi” esprime speranza e vita. Parlano anche d’amore gli Afterhours, come un “male di miele” che può “fare a pezzi l’anima”, come una “patologia” o un “incantesimo”. Rincontrando demoni familiari, sondando inferni privati e aspettando la tempesta in arrivo, il gruppo ha chiuso la loro tournée in Italia con “Quello che non c’è” e si prepara ora a volare con le sue ali nere sui palcoscenici europei per tutto il mese di aprile.

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Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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