Sicilia, itinerari in una terra da sogno, seconda tappa: Catania e l’Etna

Sicilia, itinerari in una terra da sogno, seconda tappa: Catania e l’Etna

“Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola in fondo all’orizzonte. Poi l’Etna si accese tutt’a un tratto d’oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri.”
(Giovanni Verga)

Abbiamo intrapreso questo viaggio in Sicilia delineando itinerari in una terra da sogno. Nella prima tappa vi abbiamo parlato di Taormina, e come vivere questa nota località turistica in modo autentico e originale. Qui vi diamo altri consigli per un itinerario inedito,  che attraversa Catania e l’Etna, per una seconda tappa di viaggio in Sicilia.

Scendiamo ora lungo la costa e cambiamo provincia: Catania, preceduta dai paesi di verghiana memoria Aci Castello, Aci Trezza, Aci Catena e Acireale, con i loro affacci mozzafiato sul mare blu dello Ionio. E una menzione speciale va subito ad Acireale ed alla sua Cattedrale, dedicata a Maria Santissima Annunziata ubicata nell’articolata piazza del Duomo, su cui prospetta anche la Basilica Pontificia di San Pietro e Paolo, nel centro storico della cittadina. L’edificio ha una lunga storia; nel XV secolo era costituito da una sola cappella adibita al culto dell’Annunziata. Nel 1532 la struttura della cappella fu abbattuta per dare spazio ad una costruzione più grande, con tre navate e una torre campanaria. Qualche decennio più tardi si diede spazio alla costruzione del Duomo vero e proprio. La Cattedrale di Acireale non è mai stata definita una volta per tutte nella sua struttura, ma è stata spesso interessata da rifacimenti e ampliamenti, fino al 1889, periodo a cui risalgono le ultime modifiche. Molto singolare è il cavalcavia progettato nel 1874, progettato per unire la Cattedrale al Palazzo Vescovile. Il prospetto della cattedrale risale al XVII secolo. I due campanili sono simili ma non coevi: il più antico è il campanile di destra, che di fatto costituisce una costante in tutte le vicende costruttive della Cattedrale; per alcuni periodi storici servì anche da torre di avvistamento. Di notevole interesse è la cupola, la cui costruzione durò quasi un secolo, dal 1655 al 1732. La Cattedrale di Acireale si sviluppa a croce latina, a tre navate. Di particolare scenicità la piazza del sagrato, Piazza del Duomo, caratterizzato da bellissimi disegni concentrici di grande effetto scenico.

Cattedrale di Acireale e piazza del Duomo
Cattedrale di Acireale e piazza del Duomo

Catania sorge sulla costa orientale dell’isola, ai piedi dell’Etna a circa metà strada tra le città di Messina Siracusa, affacciandosi sul mar Ionio con il golfo che da essa prende il nome. E’ la seconda città della Sicilia e presenta caratteri estremamente differenti con la capitale/antagonista Palermo: figlia del vulcano di cui vive all’ombra (il territorio della piana di Catania si generò da eruzione vulcanica) deriva il suo nome, secondo lo storico greco Plutarco, dal siculo katane (cioè grattugia, parola di origine indoeuropea), per l’associazione con le asperità del territorio lavico su cui sorge, od anche dal latino catinum (catino, bacinella) per la conformazione naturale a conca delle colline intorno alla città o come riferimento al bacino della Piana.

Catania è stata patria, nativa o adottiva, di alcuni tra i più celebri artisti e letterati d’Italia, tra i quali i compositori Vincenzo Bellini e Giovanni Pacini e gli scrittori Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Nino Martoglio, Vitaliano Brancati. Il barocco del suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, assieme a quello di sette comuni del Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli), nel 2002.

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I Giardini Bellini

Offre una grande varietà di monumenti da vedere, e non solo sul piano meramente architettonico: la centralissima Via dei Crociferi, ad esempio, esempio di barocco siciliano, caratterizzata da una parata di ben 4 chiese in soli 200 metri, e’ ben visibile nello splendido film di Bolognini “Il Bell’Antonio”, dal libro capolavoro omonimo di Vitaliano Brancati. Ancora adesso, entrando nella via dall’Arco di San Benedetto, non si può non immergersi nel clima languido del film del 1960 con un giovane ed affascinante Marcello Mastroianni.

La via Etnea è il salotto della città. Attraversa Catania da sud a nord partendo dalla piazza del Duomo ed arrivando, dopo circa 3 km, al Tondo Gioeni. Il suo andamento ha come prospettiva la sagoma incombente dell’Etna, tuttavia è leggermente spostata verso est rispetto al vulcano, pare per proteggere i resti dell’Anfiteatro. Essa nasce dalla piazza del Duomo e dopo circa 100 metri raggiunge la piazza Università. Qui si affacciano il palazzo dell’Università e il palazzo San Giuliano costruiti entrambi in stile barocco nella prima metà del XVIII secolo. La piazza è illuminata da quattro candelabri bronzei realizzati dal celebre scultore Mimì Maria Lazzaro con allegorie di tre antiche leggende catanesi: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita.  Più avanti si incontra la Basilica Collegiata e quindi l’incrocio con la via Antonino di San Giuliano, ovvero i Quattro Canti della Città. Più in là sorge la Chiesa di San Michele Arcangelo ai Minoriti, quindi la Piazza Stesicoro, comunemente detta Porta di Aci (“Potta Jaci” in dialetto). Qui si trovano il monumento a Vincenzo Bellini e i resti dell’anfiteatro romano situati a circa 10 metri sotto il livello stradale.

La strada incontra quindi la cosiddetta Villa Bellini, che costituisce il principale polmone verde del centro storico e il cui monumentale ingresso eretto durante il ventennio si affaccia su via Umberto, grossa arteria che collega il lungomare con la suddetta Villa, e al discusso monumento a Giuseppe Garibaldi che fa da spartitraffico con la via Caronda al “Largo del Rinazzo”. Seguono poi l’incrocio con il viale Regina Margherita e sul lato sinistro l’Orto Botanico di Catania: poco più avanti vi è piazza Camillo Cavour, il Borgo per i catanesi, in quanto piazza principale del quartiere, dove venne spostata la fontana della dea Cerere, in marmo bianco, da piazza Università, conosciuta dagli anziani catanesi come ‘a Matapallara do’ Burgu (“Madre Pallade del Borgo” in italiano).

Uno dei posti più caratteristici della Catania popolare è il mercato del pesce della Pescheria sempre rutilante di colori, voci e odori. Un altro luogo caratteristico è il Mercato di piazza Carlo Alberto, meglio conosciuto come Fera ‘o Luni, la cui radice etimologica è stata spesso messa in discussione. L’ipotesi più diffusa è che stia per “Fiera del Lunedì” perché probabilmente il mercato originariamente doveva essere attivo soltanto per tale data settimanaleNella stessa piazza tutte le domeniche si teneva un importante mercato delle pulci, ora trasferito nei pressi dell’entrata principale del porto della città.

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Un mercato di “bric-à-brac” è aperto la domenica sotto gli archi della “marina” nei pressi della Villa Pacini. Altro mercato molto frequentato è quello che si svolge il venerdì in piazza I Viceré nel quartiere settentrionale Canalicchio. Una risorsa non meno importante riguarda i mercatini rionali di Catania.

Cuore centrale della città e’ la Cattedrale barocca di Sant’Agata, santa patrona cittadina a cui i catanesi sono estremamente devoti, nella cui piazza si trova la Fontana dell’Elefante (Liotru) realizzata tra il 1735 e il 1737 dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini. Il suo elemento principale è una statua di basalto nero che raffigura un elefante, chiamato comunemente u Liotru e considerato l’emblema della città siciliana, e che figura anche nello stendardo della città.

Una vera perla, spesso misconosciuta della città è il Teatro Romano,  situato nel centro storico della città etnea, tra piazza S. Francesco, via Vittorio Emanuele, via Timeo e via Teatro greco. Il suo aspetto attuale risale al II secolo ed è stato messo in luce a partire dalla fine del XIX secolo. A est confina con un teatro minore, detto odeon. L’edificio presentava la pianta di forma ellittica, l’arena misurava un diametro maggiore di 70 m ed uno minore di circa 50 m. La circonferenza dell’Arena era di 192 metri e si è calcolato che poteva contenere 15.000 spettatori seduti e quasi il doppio di quella cifra con l’aggiunta di impalcature lignee per gli spettatori in piedi. Addossato alla vicina collina ne era separato da un corridoio con grandi archi e volte che facevano da sostegno per le gradinate. Era probabilmente prevista anche una copertura con grandi teli per il riparo dal forte sole o nel caso di pioggia. La cavea presentava 14 gradoni. Venne costruito con la pietra lavica dell’Etna ricoperta da marmi ed aveva trentadue ordini di posti. Secondo una tradizione incerta e priva di riscontri si vuole vi si svolgessero anche le naumachie, vere battaglie navali con navi e combattenti dopo averlo riempito di acqua mediante l’antico acquedotto.

E’ è strutturalmente il più complesso degli anfiteatri siciliani e il più grande in Sicilia. Appartiene al gruppo delle grandi fabbriche quali il Colosseo, l’anfiteatro di Capua, l’Arena di Verona. In grande uso nei tempi classici, fu poi progressivamente abbandonato fino a che nel 1505 il senato cittadino fece concessione a Giovanni Gioeni di usare le pietre del monumento per la costruzione di abitazioni e per usarne l’arena quale giardino. Una messa in sicurezza del rudere si ebbe con il piano di costruzione delle mura della città nel 1550; vennero abbattuti il primo e il secondo piano e con le stesse macerie avvenne il riempimento delle gallerie. Dopo il terremoto del 1693 fu definitivamente sepolto, per poi essere trasformato in piazza d’armi. In seguito vennero sfruttati gli estradossi delle gallerie superstiti come fondamenta per le nuove abitazioni, nonché per la facciata neoclassica della chiesa di San Biagio, nota anche come ‘A Carcaredda, cioè la fornace.

Dalla seconda metà del XVIII secolo l’anfiteatro fu oggetto di scavi archeologici, ma solo recentemente, a partire da circa il 1999, che un piano di risanamento completo e più omogeneo è stato attuato al fine di riaprirlo al pubblico. Nonostante se ne possa vedere soltanto un decimo della sua reale grandezza, e nonostante la presenza delle abitazioni che vi erano sorte attorno (e sopra) sia ancora ben visibile, la struttura magnificente di una grandissima opera di ingegneria del passato è tutt’ora parzialmente fruibile e dedicata a spettacoli in vari periodi dell’anno.

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L’anfiteatro romano di Catania

Da visitare anche il Monastero di San Nicolò l’Arena, complesso ecclesiastico del centro storico, situato in piazza Dante, costituito da un importante edificio monastico benedettino e da una monumentale chiesa settecentesca. Oggi è sede del DISUM – Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania.

Il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena nasce per mano di monaci cassinesi nel 1558, e subisce poi la furia della colata lavica dell’Etna del 1669 prima e del catastrofico terremoto del 1693 poi. Ricostruito entrambe le volte, rinasce a nuova e più grande forma e vita all’inizio del ‘700, ripopolato da monaci di altri monasteri.

Da visitare in particolare il giardino di piante grasse, opera, come tutta la riqualificazione del Monastero in Sede Universitaria dell’archistar Giancarlo De Carlo: grazie al suo progetto nel 2008 il Monastero viene riconosciuto dalla Regione Siciliana quale Opera di Architettura Contemporanea. «Un progetto – scrive De Carlo – che preferisce togliere piuttosto che aggiungere, ritoccare piuttosto che sostituire, stendere una rete tra le parti piuttosto che giungere a una ridefinizione dell’insieme per punti’.  Il recupero e l’adattamento del Monastero a sede universitaria, durato trent’anni, ha riportato alla luce il palinsesto della città dall’età romana ai giorni nostri: un intero quartiere romano, disegnato dagli assi viari Cardo e Decumanus Maximus e dalla presenza di domus di età tardo ellenistica e di epoca imperiale. Gli scavi sono visibili nel cortile principale e sotto il plesso delle ex scuderie (oggi aule per la didattica).In particolare una domus con peristilio è custodita all’interno dell’attuale Emeroteca universitaria, integrata perfettamente alla fabbrica cinquecentesca e alle strutture sospese contemporanee che permettono l’accesso agli studenti. Oggi il Monastero, volendo citare le parole dell’architetto De Carlo, “nella sua struttura concreta, di spazio tridimensionale abitato, ha acquistato i segni di un luogo di giovani che sciamano da un punto all’altro dei suoi itinerari: un luogo di aria, di luce, di intensa comunicazione, di aspettative e promesse per il futuro. Attraverso l’alternanza di letture e progetti tentativi è stato scollato dall’involucro il vecchio sistema di significati e ne è stato steso uno nuovo che consente alla mirabile architettura antica di assumere trame, strutture e ruoli significanti per il mondo contemporaneo

Da vedere anche il Castello Ursino, costruito da Federico II di Svezia  nel XIII secolo. Il maniero ebbe una certa visibilità nel corso dei Vespri Siciliani, come sede del parlamento e, in seguito, residenza dei sovrani aragonesi fra cui Federico III. Oggi è sede del Museo civico della città etnea, formato principalmente dalle raccolte Biscari e dei Benedettini.

Come mini consiglio per gustare gli adorati Arancini (perchè qui sono masculi!, a differenza della costa palermitana), le deliziose cartocciate e le famosissime cassatine classiche catanesi “Minne di S.Agata” con la glassa bianca e la ciliegia candita rossa, ecco alcuni tra i miei posti preferiti: proprio di fronte ai Giardini Bellini, Savia e Spinella, due pasticcerie storiche una accanto all’altra per alleviare la stanchezza della calura con bibite fresche e delizie dolci e salate, Ernesto in Viale Ruggero di Lauria, sul lungomare catanese, un’altra piccola perla.

L’ETNA

Un capitolo a parte meritano anche le escursioni sull’Etna: salendo con l’auto fino al Rifugio Sapienza, si possono visitare (senza particolare preparazione di trekking) i Crateri Silvestri che offrono gia’ un bellissimo panorama. Per poter esplorare ancora piu’ in alto il territorio del vulcano, si puo’ poi prendere la cabinovia e i mezzi 4×4 (biglietto combinato) per raggiungere la Torre del Filosofo, a quota 2900 m sul livello del mare e visitare alcuni crateri e godere del paesaggio lunare che digrada lentamente verso il verde fino a scogliersi nel perfetto mare blu. Per chi ha un buon allenamento alle spalle, già al Rifugio Sapienza può contattare le guide alpine  per organizzare una spettacolare escursione fino ai Crateri Sommitali e fissare negli occhi la bocca (nel caso dell’Etna le bocche) del vulcano.

Etna, i crateri dalla Torre del Filosofo
Etna, i crateri dalla Torre del Filosofo

Volendo visitare le bellissime pendici dell’Etna, che offrono un gradevolissimo ristoro alla calura d’estate e sono la porta alle attività sciistiche invernali, menzione particolare merita Zafferana Etnea. E’ uno dei comuni del Parco Regionale dell’Etna e nel suo territorio rientrano le tre grandi valli che secondo accreditate ipotesi rappresentano la testimonianza della sequenza della genesi del vulcano: Valle del Bove, Val Calanna e Valle San Giacomo.

L’abitato è adagiato in una vallata, ai piedi dei monti Pomiciaro (1715 m s.l.m.), Zoccolaro (1739 m s.l.m.) e Fior di Cosimo (1178 m s.l.m.), disposto in lunghezza parallelamente alla costa jonica, sul cui mare si affaccia come una terrazza. Collocata in una posizione particolarmente gradevole per gli amanti della tranquillità e della natura, dista pochi chilometri dai centri maggiori (Catania 24,6 km, Taormina 36,6 km, Acireale 13,7 km) e si trova a metà strada tra il mare e la montagna.

Un luogo ideale per soggiornare a Zafferana, potendo godere di una vista ampia fino al mare e’ l’Hotel Wellness Airone, dalle cui terrazze si gode una impagabile vista, con in più la possibilità di ottimi servizi di spa.

Zafferana rappresenta inoltre una delle porte d’accesso al vulcano, grazie alla strada provinciale dell’Etna che la collega alla stazione turistica di Rifugio Sapienza (Nicolosi) da un lato, e a quella di Piano Provenzana (Linguaglossa) dall’altro.

Da ricordare la bella sagra di paese  l’Ottobrata zafferanese, un evento fieristico-culturale che si svolge tutte le domeniche del mese di ottobre nel centro storico del paese. Nata all’inizio degli anni ottanta come una semplice mostra-mercato di prodotti tipici, è ora una piacevole tradizione locale che attira visitatori dai centri vicini, fino a Catania.

CATANIA

Zafferana Etnea è, infine, sede del prestigioso evento culturale “Premio letterario Brancati”, nato nel 1967 per desiderio di importanti nomi della letteratura e del giornalismo italiani come Dacia Marani, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Vanni Ronsivalle e molti altri ancora. Il Convegno-Premio, che si svolge ogni anno alla fine del mese di settembre, si prefigge di commemorare la vita e le opere del grande scrittore siciliano Vitaliano Brancati, che a Zafferana Etnea amava soggiornare, ritenendo la cittadina il luogo ideale per dare voce alla sua “Ninfa ispiratrice”.

Tra le altre cittadine sulle pendici etnee, voglio ricordare anche Bronte, celeberrima per il pistacchio verde  (in siciliano chiamata frastuca per il frutto e frastucara per la pianta):  una varietà di Pistacchio (Pistacia vera cv Napoletana, innestata su Pistacia terebinthus) a Denominazione di origine protetta DOPPresidio Slow Food.

Ogni anno, a fine settembre, nel centro storico di Bronte si svolge la sagra del pistacchio, dove vengono realizzate curiose ambientazioni tipiche dell’antica civiltà contadina (arti e mestieri vengono riproposti grazie ad oggetti dell’epoca). Nel corso della Sagra si possono assaggiare ed acquistare i prodotti ottenuti con la lavorazione del pistacchio e i frutti stessi. L’evento attira migliaia di turisti provenienti anche dall’estero.

Comunque se questi due itinerari non vi hanno appagato totalmente, e volete altri suggerimenti per vivere una vera esperienza siciliana, potete trovare qui tanti suggerimenti per creare il vostro itinerario originale, che sia enogastronomico o d’avventura.

Armatevi a partire e buon viaggio!

Copyright Marianne Bargiotti Photography 2019 

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Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

3 Responses to "Sicilia, itinerari in una terra da sogno, seconda tappa: Catania e l’Etna"

  1. Giulia   3 Maggio 2019 at 16:05

    Amo la Sicilia, come una terra a cui appartengo. Amo la sua luce, soffro per i suoi problemi, amo la sua gente, le sue architetture, i suoi sapori e questo articolo ne incarna perfettamente le bellezze uniche

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  2. Marianne Bargiotti
    Marianne   4 Maggio 2019 at 15:25

    Grazie Giulia, la Sicilia e’ una terra per cui “tutto cambi perche’ niente cambi” come aveva gia’ colto Tomasi di Lampedusa: sono i suoi contrasti, luci e ombre senza grigi, la sua immobilita’ secolare, che la rendono unica, affascinante, imperdibile, una calamita che ti riporta sempre a scoprire luoghi e persone nuove.
    Un saluto e grazie ancora.

    Rispondi
  3. Enrico Laurenti   4 Maggio 2019 at 15:39

    Ecco finalmente la seconda puntata!
    E risponde alle aspettative ? grazie Marianne. Vi ritrovo le belle atmosfere di Catania, i profumi delle sue golosità culinarie e i piccoli grandi tesori nascosti, come il teatro romano o il giardino delle piante grasse del maestro De Carlo, fino ad arrivare alla tranquillità del paesaggio lunare dei crateri dell’Etna. È incredibile come da lassù si possa ammirare persino il mare! Per non parlare dei gioielli che abbiamo spesso ammirato nel Montalbano televisivo, tutti sparsi nei dintorni…
    La Sicilia è stata davvero una grande scoperta, fatta tardivamente purtroppo, ma questi articoli mi riportano laggiù e si sente, leggendoli, quanto anche tu ci sia legata.

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