Speciale Social Media Week 2016: la Tecnologia Invisibile #SMWmilan

Si è concluso venerdì 10 giugno l’appuntamento milanese con la Social Media Week, la settimana di eventi e conferenze itineranti che si tiene ogni anno in tutto il mondo per fare il punto su tecnologie digitali, mobile e social media. Abbiamo seguito per voi gli interventi più interessanti e tirato le somme su dati, tendenze e novità di rilievo (ma ce ne sono ancora, poi, di novità? Ci siamo chiesti). DI seguito le nostre riflessioni.

Speciale Social Media Week 2016: la Tecnologia Invisibile #SMWmilan

Social Media Week, l’evento globale che connette ogni anno tra loro 20 città del mondo per discutere di tecnologie digitali, mobile e social media, ha fatto tappa anche quest’anno a Milano. Dal 7 al 10 giugno. In contemporanea con Los Angeles e Mexico City. E si è appena spostata altrove.

 Si perché la Social Media Week, per chi ancora non lo sapesse, è proprio questo: il primo format di conferenza globale, itinerante e ciclica, per la quale di fatto non è prevista una fine. Un eterno work in progress in cui, per una settimana all’anno, 20 città in 5 continenti si passano la staffetta (la cadenza è più o meno trimestrale) e organizzano eventi, dibattiti, incontri e tavole rotonde a tema sul mondo dei social e delle nuove tecnologie.

Perno di tutto il sistema – ovviamente – internet e la rete, che si auto-organizza e auto-promuove attraverso il portale www.socialmediaweek.org. E naturalmente i social media, che amplificano il dibattito su scala globale affiancando agli streaming-video gli immancabili hashtag #SMW, #SMW2016 e tutte le loro possibili declinazioni.

Il circuito, che fa capo a Crowdcentric, società specializzata in crowdfounding, new media ed eventi con base a New York, è nato nel 2010 ed è oggi più attivo che mai; anche perché, va detto, incontri ed eventi (workshop a parte) sono tutti interamente gratuiti.

Lo scopo? “Esplorare l’impatto sociale, culturale ed economico dei social media e delle tecnologie mobili al fine di aiutare le persone e le organizzazioni a connettersi attraverso la collaborazione e la condivisione di idee e informazioni”.

Tema globale e filo conduttore di quest’anno “La Tecnologia Invisibile”, che dopo le sessioni di Milano, Los Angeles e Mexico City, appena concluse, si sposterà a Londra, Miami, Mumbai e San Paolo (12-16 set), Chicago, Rotterdam e Santiago (14-18 nov), per approdare infine ad Amburgo, Jakrta, Lagos e New York (feb 2017) e da lì ripartire attorno a un nuovo tema globale.

“Tecnologia Invisibile”, dunque. Ma invisibile perché?

Perché, si legge nel manifesto di quest’anno, la tecnologia dei device digitali, mobili e social si è ormai integrata a tal punto nel nostro quotidiano da risultare perfettamente trasparente.

Ed è venuto il momento, sulla scia di questa presa di coscienza, di spostare la nostra attenzione altrove: dalla tecnologia come oggetto, elemento destabilizzante e portavoce di promesse (o minacce) future, alla tecnologia come semplice mezzo, filtro incolore di un mondo di cui è ormai parte integrante e di cui siamo sempre noi, in definitiva, gli unici artefici.

Il che significa non tanto riflettere sulle nuove funzionalità attorno alle quali si articoleranno nel prossimo futuro i singoli social, le piattaforme di blogging o i nuovi smarthphone. Quanto iniziare a riflettere sugli utilizzi che ne facciamo. E interrogarsi sui cambiamenti che il nostro nuovo modo di agire ha prodotto e produce – a livello sociale, culturale ed economico – sulla realtà in cui viviamo. Qui ed ora.

Tecnologicamente parlando, insomma, novità sostanziali non ce ne sono: a fronte di un mondo sempre più fluido, social e mobile, Facebook è sempre il leader incontrastato della rete, Google perde la battaglia dei social ma rimane la pietra miliare delle ricerche, Twitter tra lati e bassi si conferma l’eterno secondo e tutti gli altri, i soliti YouTube, Instagram, Pinterest, Whatsapp, LinkedIn (ultimamente assorbito dalla Microsoft peraltro – e qui ci fermiamo) seguono a ruota. Ognuno con le sue peculiarità e nella consapevolezza ormai universale che i canali sono tanti, coprono esigenze diverse e sta a noi (brand o utenti che sia) capire come trarne vantaggio. Con buona pace di Vine, Snapchat, Millenials, Generazione Z e tutti i nuovi entranti presenti e futuri, che di fatto per ora ravvivano ma non cambiano di una virgola le regole del gioco. Questo almeno sul fronte virtuale.

La realtà, invece, quella vera, fisica, con la quale attraverso le tecnologie – più o meno invisibili e più o meno social – da sempre ci rapportiamo, presenta visibili sorprese. Nonché contorni decisamente mutati, quando non addirittura imprevedibili e paradossali.

Vediamo quali con alcuni esempi. Tra vita di relazione e società, istituzioni e cultura, con un occhio di riguardo al settore musicale, ambito di particolare interesse in quanto giovane e ricettivo, cartina al tornasole delle trasformazioni in atto.

MUSICA ED ENTERTAINMENT

 Il settore musicale è sicuramente quello che è stato maggiormente rivoluzionato dalle tecnologie digitali. Fin da quando Apple decise di rendere disponibile la musica in podcast. E Youtube e Spotify fecero il resto, aprendo nuove strade agli ascolti in streaming.

Il risultato è che la musica oggi sfugge alle strategie top-down delle grandi Major e il mercato discografico è costretto a ripensare i propri schemi. Non solo dilaga il fenomeno indieRock e si capovolgono i tradizionali processi di produzione (sempre più spesso i gruppi prima diventano famosi, poi passano in radio e in ultimo – forse – accettano di essere distribuiti dalle etichette discografiche) ma cambia anche il prodotto.

Il concetto di album sfuma in quello di playlist e l’ascolto, oltre che gli acquisti, si frantumano nello streaming e nei download digitali, sempre più spesso gratuiti.

Crisi del mercato musicale? Nuove opportunità? O semplice cambio di paradigmi? Forse tutte le tre cose assieme…

I dati forniti da FIMI (Federazione Industriale Musica Italiana), parlano chiari: trainato dal segmento digitale (41% del totale) il mercato discografico in Italia si assesta su un fatturato 2015 di 148 milioni di euro, segnando un +21% tendenziale sul 2014 e con un incremento del +17% nel segmento fisico e del +29% in quello digitale.

Il paradosso? Nel mondo iper-connesso dei social e delle tecnologie digitali c’è spazio anche per la riscoperta del vinile, che pur rappresentando un fenomeno di nicchia (4% del totale) segna a sorpresa un incredibile +56%, con buona pace di chi pensa che passato e presente siano mondi antitetici e mutuamente esclusivi. E che le nuove tecnologie uccideranno i supporti tradizionali.

VITA DI RELAZIONE E SOCIETA’

 Sul fronte più conviviale la Social Media Week 2016 ha presentato a Milano, in coda all’Expo, una sorta di tema trasversale incentrato sul Food and Wine.

Guest Star dell’evento VizEat, piattaforma che consente oggi a milioni di utenti di trasformare il proprio indirizzo privato in un pubblico esercizio e aprire il proprio appartamento a temporanei eventi di ristorazione.

Più di diciassettemila host nel mondo sparsi in cento Paesi (1500 soltanto in Italia, Roma la più città attiva) e sessantamila utenti registrati ne decretano il successo anche nel nostro paese. Assieme a un numero sempre crescente di turisti che scelgono per pranzi e cene delle vacanze non più i classici ristoranti ma le mura domestiche di qualche famiglia locale.

Altri paradossi: Forse non tutti sanno che oggi chef e operatori della ristorazione studiano gli impiattamenti con un occhio particolare a come verranno in foto e a che tipo di appeal avranno sui social. Consapevoli che l’assaggio reale va ormai di pari passo con la sua controparte virtuale e che anche quest’ultima ha un impatto decisivo – tutt’altro che trascurabile – a livello di degustazione.

STATO e ISTITUZIONI

L’incontro tra tecnologie digitali e mondo delle istituzioni è sicuramente un mondo complesso e ricco di sfide. Anche perché le istituzioni non sono per loro natura intrinseca le strutture più mobili e disponibili al cambiamento, soprattutto in Italia.

Mentre nel nostro paese il mondo della politica sperimenta i social più a fini autoreferenziali e propagandistici che comunicativi, arriva del governo britannico una lezione magistrale su come semplificare procedure complesse a tutto vantaggio dei cittadini.

Ed è in forma disarmante che apprendiamo, dalla voce di 3 giovani esponenti di altrettanti dipartimenti britannici (Government Digital Service, Foreign Office e Trade & Investment, un po’ l’equivalente dei nostri Relazioni con il Pubblico, Affari Esteri e Relazioni Internazionali), come attraverso l’uso di semplici hashtag quali #lostPassport o termini omologhi sia possibile risolvere all’istante via Twitter i problemi di milioni di turisti inglesi in qualunque località del mondo. Liquidando in pochi minuti pratiche un tempo tortuose e gestibili solo tramite il contatto fisico e diretto con le ambasciate.

Il paradosso? Soluzioni fluide e virtuali a problemi reali che, aggirando moduli e burocrazia, avvicinano stato e cittadini con vantaggi reciproci per tutti.

CULTURA

Abbiamo lasciato per ultimo l’universo della cultura perché il fronte culturale, come ammette la stessa Maria Grazia Mattei (Meet the Media Guru, Fondazione Cariplo, Assintel, Arthemide), è indubbiamente quello maggiormente in ritardo sui tempi. Le barriere di scetticismo innalzate dal gotha dall’arte nei confronti dell’innovazione digitale sono proverbialmente note ma stanno cominciando a incrinarsi e laddove vengono infrante si scoprono potenzialità insospettate di valorizzazione reciproca.

Ne è un esempio BePart, una giovane società di creativi con tanti progetti nel cassetto e innumerevoli realizzazioni, che attraverso smartphone, social e realtà aumentata ridisegnano luoghi d’arte e scenari urbani trasformandoli in enormi lavagne interattive. Un esempio? L’app Augmented Digital Masquerade, realizzata per il carnevale di Venezia, che abbinata alla distribuzione gratuita di altrettante maschere reali, consentiva di visualizzare da cellulare le stesse maschere in infinite variazioni virtuali, reinventando il carnevale in versione 2.0, social e partecipata.

Il paradosso? L’utilizzo creativo di tecnologie digitali e realtà aumentata rivitalizza oggi con esperienze coinvolgenti e partecipate anche musei e luoghi d’arte classici, sottraendoli all’isolazionismo di una museificazione troppo ingessata e spesso puramente autoreferenziale.

PROSSIMI APPUNTAMENTI:

La Social Media Week Milano dà appuntamento a tutti a febbraio 2017 (date ancora da definire).

Il calendario globale prosegue invece con gli appuntamenti di Londra, Miami, Mumbai e São Paulo il 12-16 settembre 2016. Che naturalmente potranno essere seguiti non solo fisicamente in loco ma anche in streaming via internet e su tutti i social tramite gli hashtag ufficiali dell’evento.

PER INFORMAZIONI:

SMW Sito ufficiale: socialmediaweek.org
Social Media Week Milano: socialmediaweek.org/milan
Pagina Facebook: www.facebook.com/socialmediaweekmilan
Hashtag ufficiali: #SMW, #SMW2016, #SMWmilan

Social Media Week 2016

Sotto: “Augmented Digital Maquerade”, video di presentazione dell’innovativa App in realtà aumentata realizzata da BePart per il Carnevale di Venezia.

 

Daniela Cisi

Consulente di Marketing e Social Media Manager, è appassionata di cinema, fantascienza, arte, musica e spettacolo, con particolare riferimento a tutto ciò che contamina massivamente e in forma inestricabile quanto appena elencato sopra. Accanita consumatrice di serie TV, B-Movie, Urania,  fantascienza e musicalmente fuori dagli schemi. Ama la neve, lo snowboard, il golf e le sfide. Digital addicted. Odia i percorsi lineari, la mancanza di fantasia e i bunker. Incidenti di percorso: Laurea in Lingua e Letteratura Anglo-Americana, Diploma di tecnico-progettista di Ipertesti, Master in Marketing, Comunicazione e Nuove Tecnologie con approfondimenti di semiotica applicata alla Comunicazione Pubblicitaria e al Marketing Digitale.
Daniela Cisi

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