Sport: i 10 momenti che non dimenticheremo del 2016

MONDO – Terminato il 2016 è tempo di bilanci e resoconti. Noi di MyWhere abbiamo selezionato per voi le imprese più importanti dell’annata sportiva, quelle che hanno di più rapito gli occhi dell’opinione pubblica. Ecco i 10 momenti che non dimenticheremo di questo 2016.

10. Serena Williams trionfa a Wimbledon e raggiunge i 22 slam.

E’ Serena la History Girl del Tennis. Con la sua vittoria a Wimbledon 2016 (vittoria in finale contro una fortissima Angelique Kerber) l’americana classe 1981 ha portato a casa il titolo numero 22 di uno slam, record assoluto in era Open, eguagliando la tedesca Steffi Graf. Un trionfo tutt’altro che scontato, soprattutto dopo le cocenti sconfitte rimediate dalla Williams contro le rivali Vinci e Muguruza, rispettivamente agli Us Open e al Roland Garos. Ma i campioni si sa, sono tali perché non smettono mai di combattere, anzi, invecchiando acquisiscono nuove risorse che non pensavano di avere. Una leggenda vivente e come dicono gli americani, 22 and counting…

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9. Lebron James trascina. Cleveland per la prima volta campione NBA.

Vincere da protagonisti con la sua squadra del cuore. E’ questa la sfida che si era preposto Lebron James subito aver annunciato il suo ritorno a Cleveland nel 2014. Piccolo particolare: i Cavaliers, nella loro storia, non avevano mai vinto nulla. Ma nessuno aveva fatto i conti con l’incredibile fame di un Lebron maturato e pronto a saldare il conto con la squadra che lo aveva fatto esplodere.

La finale appare come uno scontro improbo, i Golden State di Curry sono strafavoriti. Ma Lebron gioca il tutto per tutto e si occupa personalmente di Curry limitandone ogni giocata. Poetica la sua prestazione in gara 7 contro la strafavorita Golden State. Sigla 27 punti, 11 rimbalzi e 11 assist, trascinando i Cleveland verso una vittoria impensabile. A fine gara scoppia in lacrime. Si Lebron, hai fatto la storia!

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8) Beatrice “Bebè” Vio conquista la medaglia d’oro nella Finale Fioretto Paralimpica.

Forse siamo un po’ nazionalisti, ma la storia di Beatrice Vio, merita di essere inserita in questa speciale classifica. Siamo alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro e, nello stesso giorno del trionfo di un altro grande del nostro sport, Alex Zanardi, “Bebè” Vio sconfigge la cinese Jingjing Zhou, nella finale del fioretto Categoria B, conquistando l’agognata medaglia d’oro (ecco il nostro racconto della vittoria di Bebè Vio). Un’impresa, nel vero senso della parola, non solo perché arrivata alla fine di un cammino memorabile fatto di vittorie schiaccianti, ma anche perché Beatrice ha solo 19 anni. La sua storia è ispirazione pura. Nata a Venezia, pratica scherma fin dall’età di cinque anni e mezzo. A fine 2008 all’età di 11 anni, contrae una meningite fulminante che le causa un’estesa infezione, con annessa necrosi ad avambracci e gambe e conseguente amputazione. Come si fa a cambiare la sopravvivenza in vita? Riempendola, rendendola volutamente intensa, senza mai perdere il sorriso. Un inno che fa bene a tutti quanti. Perché la vita è sempre e solo una grande occasione.

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7. Phelps fa 23 a Rio 2016!

Il Signore supremo dell’acqua è e resterà sempre lui. Definire con una parola l’incredibile carriera di Michael Phelps è davvero difficile e riduttivo. I numeri però, non mentono mai. Con la vittoria a Rio nella 4×100 mista (vittoria degli Usa sulla Gran Bretagna e l’Australia), Phelps centra il suo 23esimo oro in 5 edizioni dei Giochi Olimpici e si ritira dalle attività agonistiche. Si chiude così un periodo straordinario del nuoto, difficilmente ripetibile. Phelps ha vinto, sempre e comunque, anche dopo il momentaneo ritiro del 2012. Ha vinto a Sidney, ha vinto ad Atene, a Pechino, a Londra e a Rio (Oro nei 200m farfalla, nei 200m misti, nei 4×100 stile libero, nei 4×100 misti e nei 4×200 stile libero), sconfiggendo 3 generazioni diverse di nuotatori, sempre a modo suo, dominando.

Da bambino difficile e iperattivo a leggenda eterna del nuoto. Signore e signori, Michael Phelps.

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London Olympics Swimming

London Olympics Swimming

6. King Usain Bolt

Le imprese dell’uomo più veloce del mondo non potevano mancare nei migliori momenti dell’anno. Che lo si ami o lo si odi, è impossibile non riconoscere l’unicità di questo atleta e la sua straordinaria capacità di monopolizzare tutta l’attenzione su di sé. Nella storia dell’Atletica non è esistito nessuno più veloce e più vincente di Bolt. L’inimitabile campione giamaicano ha dominato ancora una volta i Giochi Olimpici. La sua vittoria nei 100m, 9”81 davanti all’americano Justin Gatlin, non resterà nella storia dei tempi, ma ha mostrato ancora una volta l’assoluta dominanza dell’uomo razzo su tutti gli altri avversari. I primi 50 metri restano in equilibrio, ma è nella seconda parte che Bolt mostra la sua superiorità staccando Gatlin tanto da permettersi un gesto d’esultanza e di superiorità a pochi metri dal traguardo.

Alla vittoria nei 100 seguono quella nei 200m e quella nella staffetta 4×100, che portano Usain a 9 ori in 3 Olimpiadi. Subito dopo il triplice trionfo, annuncia il ritiro nel 2017. Mancherà a tutti, al pubblico, alla Jamaica, ma sopratutto all’Atletica.

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5. Rosberg vince e si ritira!

“Era il mio sogno e l’ho raggiunto, era la mia montagna e sono in vetta.” Così Nico Rosberg, fresco di vittoria del Mondiale di Formula 1 ad Abu Dhabi, ha deciso di chiudere con la massima serie dell’automobilismo.

Una notizia shock, che ha suscitato le opinioni più discordanti. C’è chi pensa che Rosberg meglio di così non possa fare, chi ritiene che la rivalità con l’acerrimo nemico Hamilton lo abbia portato a livelli di stress psicologico troppo alti, chi ipotizza qualche tensione con la Mercedes. Ma forse, alla base del “gran rifiuto” di Rosberg, c’è una storia a dir poco romantica: Nico ha una figlia di poco più di un anno e i massacranti impegni, uniti ai rischi della Formula 1, erano probabilmente diventati non più irrinunciabili e necessari.

Oltre al ritiro naturalmente, c’è da celebrare una vittoria incredibile, ottenuta non solo con il talento (Hamilton ha qualcosa in più di Rosberg come pilota), ma con una continuità e una maturità nettamente superiore a tutti gli altri.

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4. La vittoria a sorpresa del Portogallo a Euro 2016

Come la Danimarca nel 1992. Come la Grecia nel 2004. Il Portogallo ha vinto gli Europei sorprendendo tutti, ma proprio tutti, sconfiggendo in finale la Francia, paese ospitante.

La storia calcistica dei lusitani non è certo ricca di vittorie. Tante le delusioni, tante le sconfitte rimediate proprio nel momento decisivo. Anche l’inizio di Euro 2016 non era stato così esaltante. Pareggi con Islanda e Austria e vittoria in Zona Cesarini con l’Ungheria che vale l’ormai insperato passaggio del turno. Da lì in poi però, scatta qualcosa nella mente dei giocatori, su tutti Cristiano Ronaldo, che trascina i lusitani a suon di gol fino alla clamorosa finale. Nella partita decisiva però, CR7 si infortuna dopo pochi minuti. Sembra finita, come può il Portogallo resistere alla Francia senza la sua stella più luminosa? Ebbene, proprio il sostituto di Ronaldo, un certo Eder, da sempre sottovalutato in patria, sigla il gol vittoria che manda un popolo in paradiso.

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3. Addio a Cruijff e Muhammad Ali

Sono molti i nomi celebri che ci hanno lasciato quest’anno. Da Prince a Gene Wilder, da Fidel Castro a Dario Fo fino al più recente George Michael. Anche il mondo dello sport ha avuto molte perdite, su tutti, due vere icone del calibro di Muhammad Ali e Johan Cruijff.

Johan Cruijff il 26 marzo 2016 si è spento nella sua città adottiva, Barcellona, a 68 anni, fermato da un cancro ai polmoni, l’unico avversario che sia mai riuscito ad annullarne la forza e il talento.

Johan Cruijff è stato un numero uno. Da giocatore e da allenatore. Basterebbe questo per descrivere “Il profeta del gol”, uno dei 5 giocatori più forti e influenti della storia del calcio. “Giocare a calcio è semplice – diceva Cruijff – ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia. La palla è una sola ed è necessario che tu l’abbia tra i piedi. Gestire il pallone, occupare gli spazi. Anche il portiere deve saper giocare con i piedi”.

Da leggenda a leggenda. Muhammad Ali è morto all’età di 74 anni per uno shock settico, sopraggiunto in seguito all’aggravarsi del suo stato di salute. E’ stato il più grande della storia della Boxe, il fiore all’occhiello. La sua carriera in numeri: 61 match, 56 vittorie, 37 per KO, 31 incontri consecutivi vinti. 21 anni di carriera e 3 titoli massimi.

Carismatico, controverso e polarizzante, dentro e fuori dal ring. Sono tante le immagini di Ali impresse nella nostra mente. Su tutte vi riportiamo alla mente il commovente cammino del pugile con la torcia olimpica ai Giochi di Atlanta 96′. E’ l’immagine di un uomo minato nel corpo, che non riesce a celare gli evidenti segni della malattia che lo affligge (il morbo di Parkinson), ma che generosamente si espone per celebrare l’ideale più alto dello sport.

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2. La favola Leicester, il miracolo di Claudio Ranieri

Senza dubbio l’impresa più incredibile della storia del calcio inglese. Incredibile, talmente incredibile che sarebbe quasi da farci un film da Oscar. Gli ingredienti ci sono tutti: una squadra con il quintultimo fatturato della Premier League, che non ha mai vinto trofei in 132 anni di storia. Un allenatore, Ranieri (ecco il nostro tributo al mister testaccino) definito “eterno perdente” da tifosi, illustri colleghi ed esperti di calcio, che solo 2 anni fa veniva esonerato dalla nazionale greca dopo solo 2 mesi e che a inizio stagione i bookmakers davano come primo esonerato del campionato. E invece, il miracolo è avvenuto. Un campionato dominato in pieno Italian Style: difesa compatta e impenetrabile, unità d’intenti e contropiedi magistrali. Ranieri l’ha fatta grossa, ha dimostrato che in questo sport c’è ancora spazio per i sogni e non è solo una questione di soldi e contratti milionari.

Ranieri ha vinto la Premier con due stelle, una costata 400.000 euro, l’algerino Mahrez (oggi vale 20 milioni), e un’altra, Vardy, un ventottenne che fino a tre anni fa faceva l’operaio per mantenersi, giocando in divisioni semi professionistiche. Ha vinto con una squadra di amici disposti a sacrificarsi fino alla morte per il compagno e per il proprio amatissimo allenatore.

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1.Il Disastro della Chapecoense

Da drammi catastrofici come questo ricordiamo il vero significato della vita umana. Ricorda la tragedia di Superga del 49, l’incidente aereo avvenuto in Colombia nella notte del 28 novembre 2016. 71 le vittime su 77 passeggeri, un disastro che purtroppo non verrà mai dimenticato. Tra i passeggeri, proprio come fu per Superga, c’erano i componenti della Chapecoense

squadra di Serie A brasiliana, che pochi giorni dopo avrebbe dovuto giocare la finale di Copa Sudamericana contro il Nacional Medellin.

Il dramma non può essere cancellato in nessun modo, ma ciò che molti amanti dello sport e non solo si augurano è che la squadra di Chapeco risorga più forte che mai. Un club “giovane” il “Chape”, nato nel 1972 e approdato in Serie A solo nel 2014, ma capace di guadagnarsi una finale di Copa Sudamericana e il titolo di squadra rivelazione.

In Brasile, il presidente Michel Temer ha decretato 3 giorni di lutto nazionale, e tutto il mondo del pallone ha celebrato un minuto di silenzio negli stadi per commemorare il tragico evento. Numerosi gli atti di solidarietà: gli avversari colombiani del Medelin hanno chiesto alla Federazione di assegnare la Coppa alla Chapecoense, e molti club hanno fatto sapere di essere disposti a cedere giocatori in prestito per la stagione 2017.

CHAPE

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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