L’energia solare si raccoglie dallo spazio. Space Solar Power System (SPSS)

L’energia solare si raccoglie dallo spazio. Space Solar Power System (SPSS)

Il Sole, la nostra stella, è una fonte quasi infinita d’energia. Perché, quindi, non provare a sfruttarla in maniera ancora più efficiente?
Questo devono essersi chiesti alcuni ingegneri giapponesi dell’agenzia spaziale Jaxa.

Il fotovoltaico è una tecnologia matura ed affidabile, ormai abbastanza diffusa in tutta il mondo. Ha una buona resa ed alcune nuove tipologie di celle, hanno una resa sorprendente. Tutte queste, però, hanno un problema, una stabile e continua produzione di energia. Finché c’è una bella giornata di sole, nessun problema, ma col brutto tempo ed in condizioni climatiche avverse, la produzione cala vistosamente. Per non parlare poi del fattore notte. In questo caso la resa è nulla.
L’idea di questo progetto, quindi, è quella di eliminare tutte queste interferenze reperendo energia solare grazie a pannelli posti in orbita, per poi trasferirla sulla Terra tramite le microonde.
Questa centrale solare si stanzierebbe a 36.000 Km dal suolo dove potrà raccogliere la luce tutti i giorni per tutto l’anno. Peserebbe 10.000 tonnellate, avrebbe 4 chilometri quadrati di pannelli solari ed un costo complessivo di 40 miliardi di dollari.
Gli ingegneri hanno calcolato che attraverso questa centrale si riuscirebbe a generare 1371 watt per metro quadro, contro i 170 producibili sulla Terra.
Il problema più grande di tutto questo progetto, è il trasporto dell’energia accumulata sulla centrale in orbita per farla arrivare poi sulla Terra. Il trasporto di energia attraverso il wireless con le microonde esiste già, ma in un tragitto molto ridotto. Più grande è la distanza tra i due, maggiore è la dispersione dell’energia e per quanto riguarda questo progetto, la distanza è talmente tanta, che al momento, risulterebbe inefficace.
I tecnici, però, sono fiduciosi e pensano di mandare in orbita una centrale completamente funzionante entro 20 anni.

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Andrea Guidetti

Nato col Commodore 64, Amiga e Nintendo 8-bit ho passato l’adolescenza sul divano in compagnia degli amici e della famiglia Playstation. Quando ero fuori casa facevo le mie prime chiamate con i gettoni, ma dagli anni ’90 ho conquistato quello che credevo essere una delle tecnologie più rivoluzionarie: il Motorola 8700, altro che il “risoluzionario” iPad di oggi! Dovevo combattere con mia madre quando con la linea a 56k pretendevo di andare in internet mentre lei voleva telefonare. Per fortuna oggi ho la casa cablata con wifi e fibra ottica.
Andrea Guidetti

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