Stephen King – Chi perde paga

Chi perde paga, ultima fatica dell’instancabile storyteller americano che di recente è stato insignito da Obama della National Medal of Arts.

 L’ultimo libro di Stephen King prosegue la riflessione hard boiled portata avanti dal Re a partire dalle suggestioni poliziesche di Colorado Kid, in cui l’indagine di una giornalista si trasforma lentamente in un incubo a occhi aperti. Se il mistero è sempre stato l’elemento fondante di una poetica macabra e grandguignolesca, nel romanzo del 2005 e nella trilogia sul serial killer Mr. Mercedes si tinge di venature thriller ricalcando lo stereotipo noir con echi chandleriani. Il risultato è eccellente. Nel primo volume della saga, Mr.Mercedes, l’autore trasporta il suo fedele lettore – lo storyteller non dimentica mai una dedica al lettore – in un vortice di violenza attraverso le vicende di un killer sanguinario. La storia porta a galla le tante ossessioni kinghiane, tra cui un’automobile maledetta che, dopo Carrie e Buick 8, torna a falciare decine di innocenti sulle strade. Questa volta però alla guida c’è Brady Hartsfield che, portando a mille giri una lussuosa Mercedes SL 500 sottratta tempo prima alla ricca Olivia Trelawney, uccide alcuni individui durante una reunion di aspiranti lavoratori al City Center. Lo fa mascherato da clown e qualsiasi riferimento a It o agli innumerevoli villain partoriti dalla mente dello scrittore (non) è puramente casuale. A mettersi sulle sue tracce ci pensa l’imbolsito ex detective Bill Hodges che, insieme a Holly, la nipote di mrs. Trelawney e a Jerome, un ragazzino di colore sveglio e determinato, proverà a risolvere il caso in una caccia all’uomo senza esclusione di colpi. Con Chi perde paga, uscito in Italia il 22 settembre scorso, il noir acquista sempre più spessore, catapultandoci in un universo in cui la scrittura, come nel capolavoro Misery, diventa metafora di ossessioni e follie condivise. Ogni personaggio saltato fuori dalle pagine del precedente romanzo cerca di superare i traumi del recente passato: Bill il lutto della sua compagna Jannelle Patterson, Jerome, Barbara e Holly una scampata morte tra le macerie di un’arena da concerto e la famiglia Saubers, new entry nell’avventura, la strage al City Center in cui il padre di Pete è rimasto gravemente ferito. Il mistero ruota intorno ad un tesoro sepolto fatto di migliaia di banconote e parecchi taccuini appartenuti al celebre scrittore John Rothstein. Nel 1978 Morris Bellamy, uno psicopatico con l’ossessione per le opere di Rothstein era piombato in casa del vecchio scrittore ritiratosi in una solitaria tenuta del New Hampshire e lo aveva ucciso insieme a tre complici. Colpevole di aver fatto intraprendere al suo personaggio simbolo Jimmy Gold una strada romanzesca troppo “borghese” per i gusti del malvivente, è giustiziato senza pietà. Morris porta con sè i taccuini che contengono poesie, racconti e ben tre romanzi dello scrittore. Anni dopo, nel 2009, un ragazzino troppo curioso con una famiglia indebitata fino al collo, trova i taccuini e i soldi nascosti dal criminale, innescando una reazione a catena che coinvolgerà Hodges e la sua squadra investigativa formata da lui, Jerome e Holly Gibney. Come in Misery, il tema portante su cui ruota l’intera vicenda è proprio la “storia”, l’intreccio romanzesco che confonde la realtà del romanzo narrato da King con le vicende dell’eroe americano Jimmy Gold, partorito dalla mente di John Rothstein. Allontanandosi dall’horror puro e dai toni apocalittici e millenaristici sullo stile de L’ombra dello scorpione, Stephen King crea in Chi perde paga un perfetto meccanismo narrativo ad orologeria, serrato e sul filo del rasoio. Il giallo a tinte fosche che non risparmia humour e siparietti sarcastici, è contaminato dalle scie sanguinose della tipica bottega degli orrori di King – corpi fatti a pezzi e spaventose allucinazioni – con preciso riferimento a un’altra bottega, quella in cui si forma un vero scrittore, di cui King svelava i segreti in On writingAutobiografia di un mestiere. Il narratore universale del Maine non è solo un inarrivabile rivisitatore dei generi letterari ma anche e soprattutto un maestro di scrittura che, attraverso l’invenzione, insegna agli aspiranti cantastorie il mistero più grande di tutti, quello nascosto tra le parole e le pagine di un libro. L’appuntamento per tutti gli appassionati è con il prossimo volume della saga, End of Watch, in cui un redivivo Brady Hartsfield, forse, si reincarnerà in un nuovo mostro con poteri telecinetici.

Vincenzo Palermo

Cinefilo vorace e accanito bibliofilo, aspetta con pazienza un primo contatto alieno dal 1992, anno in cui vide Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg e si innamorò del cinema e del regista di Cincinnati. Una laurea in lettere, il grande schermo come fissa dimora, la cultura come pane quotidiano: segue festival e rassegne cinematografiche, mostre d’arte e conferenze letterarie. Ama indistintamente Dante e Boccaccio, Nabokov e Stephen King, Hieronymus Bosch e Caravaggio, Bergman e Scorsese. Se il caro vecchio Doc di Ritorno al futuro potesse teletrasporarlo in un’altra epoca a 88 miglia orarie, sceglierebbe di tornare al Medioevo dei cantori d’arme e d’amore, di streghe e cavalieri giostranti. Scrive recensioni, saggi e articoli di approfondimento su testate giornalistiche on-line e riviste specializzate.
Vincenzo Palermo

Latest posts by Vincenzo Palermo (see all)

Leave a Reply

Your email address will not be published.