Una storia Made in Italy

Una storia Made in Italy

Scritto da Margherita Taurino

Ero in cerca di un concept store che mi potesse far provare la giusta “feel experience”, che fosse in grado di coinvolgere le mie emozioni e i miei sentimenti. Mentre ero sull’autobus mi sono fatta uno elenco ben preciso di negozi che avrei visitato, chiedendomi con che criterio avrei scelto quello giusto tra la vasta gamma che propone il centro di Bologna. Improvvisamente, come quando vedi l’abito da sposa perfetto per te, le porte si sono aperte e proprio di fronte alla fermata di via Farini ha fatto capolino Manila Grace. Non sarei stata professionale a sceglierlo subito, perciò ho camminato, cercando di trovarne un altro che mi facesse provare sensazioni simili. Ma già sapevo che la decisione era stata presa… c’era qualcosa di così misterioso e allo stesso tempo familiare, che dovevo per forza scoprire ed esplorare.
3Un breve accenno a come è iniziata l’avventura di questa azienda mi sembra importante per contestualizzarla nel mondo delle piccole e medie imprese, che caratterizzano la struttura industriale del nostro paese.
E’ un brand che nasce a Bologna, nel 2005 per volontà progettuale di Maurizio Setti. Egli fa parte di una categoria storica, quella degli imprenditori di Carpi, che producevano maglieria per conto terzi negli anni Novanta e che, grazie alle sue intuizioni e alla sua voglia di fare impresa sempre più qualificata, è riuscito a fondare un’azienda, che oggi ha più di 180 dipendenti, con un fatturato davvero apprezzabile. Il trend è molto positivo, anche in questi anni di crisi nel settore dell’abbigliamento, e sono presenti tredici punti vendita monomarca nelle principali città italiane, posizionati nelle vie più prestigiose tra cui Corso Garibaldi a Milano. Manila Grace si colloca in un mondo, quello del fashion femminile, in cui farsi un nome è molto difficile. Setti ci è riuscito grazie all’ attenzione particolare nel rapporto qualità-prezzo e anche all’innegabile bravura della stilista Alessia Santi. Setti ha saputo coltivare la sua passione per il calcio, acquisendo la presidenza della società  Hellas-Verona, che gioca nella massima divisione.
1La scelta del nome è molto significativa: “manilla” si riferisce a una fibra naturale, leggera ma dotata di elevate caratteristiche di resistenza, utilizzata soprattutto per la confezione di tele o tessuti; “grace” sta per grazia, armonia. “Un tessuto deve raccontare la sua storia” è il leit motiv di Alessia Santi.
In occasione del 10° anniversario della fondazione, l’azienda ha progettato due eventi significativi. Infatti proprio in questi giorni, esattamente il 10 novembre, è stata organizzata una vendita di capi limited edition della durata di ventiquattrore;
si tratta di una selezione Must Have, idea molto carina e accattivante. Mentre il 21 settembre di quest’anno, proprio durante la settimana della moda milanese, si è svolto un evento a Palazzo Durini, in cui sono state esposte maxi tele, che ricreano abiti trasformati in opere d’ arte in stile pop art, accompagnati da performance musicali in tema con lo stile alternativo di Manila Grace. Una serata del tutto glamour, che si rispecchia con estrema coerenza con il brand presentato, mantenendo una certa “promessa di valore” costante nel tempo, cercando in questo modo di non scendere a compromessi di convenienza commerciale, pur tenendo in considerazione le tendenze del momento.
Questa citazione dal libro “Personal Branding” di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti è a mio avviso perfetta per far capire la vera funzione di un “marchio fedele”: “L’idea è di rappresentare un concetto unico ed irripetibile nella mente del tuo cliente e di fare in modo che, quando penserà ad una certa esigenza, tu sarai la prima o meglio, la sola persona che gli verrà in mente”.

LE VETRINE

Uno dei motivi che ha destato la mia attenzione è il modo in cui sono strutturate le vetrine, che sono difatti il biglietto da visita, lo strumento per attrarre il cliente, per comunicare e vendere.
5Ognuna di esse viene cambiata dal Visual Merchandiser ogni due settimane, il tempo necessario per permettere al cliente di memorizzare al meglio il prodotto. Proprio come da regola, i capi che sono esposti nelle cosiddette “vetrine eleganti” sono più di otto e i colori, anche della parte decorativa, sono quelli tipici autunnali, chiamati “colori bruciati”. Sulla destra i tronchi posizionati a terra rialzano gli “articoli freddi” all’ altezza giusta, in modo che la merce di piccole dimensioni sia più visibile. L’unico difetto che ho potuto notare è l’assenza del fondale, ovvero la parete di fondo, a mio parere indispensabile, per evitare che lo sguardo si perda all’ interno del negozio. Perché ho analizzato così a fondo questi dettagli? Perché la vetrina è la confezione, la presentazione esterna che fa sì che il negozio venga scelto tra gli altri; essa trasmette dei messaggi di vendita, facendo leva sulla memorizzazione dell’ immagine da parte del passante e attirando così la sua attenzione e curiosità.

LO STORE

Entro e un’avvolgente atmosfera si impadronisce di me: sassi, tronchi, travi e pannelli in legno, appendiabiti “ad albero”, chiodi di ferro, colori caldi come il beige, il marrone e il panna ricreano il classico caloroso clima dei boschi d’autunno. I numerosi specchi fanno percepire meglio l’ampiezza dello spazio e riflettono la suggestiva scenografia.
6Andando sin da piccola in vacanza in montagna, ciò mi ha riportato come a casa, in un posto accogliente, in mezzo alla natura, con la mente sgombera dai pensieri della routine quotidiana e in pace con me stessa. Condizione ideale direi per essere pronti a gratificarsi con un acquisto!
La suggestione che provoca questa ambientazione è quindi senza dubbio la prima qualità che emerge entrando nello store e, unitamente all’ospitalità del personale che ti accoglie e alla musica lounge, quindi rilassante, ti predispone a osservare con attenzione i capi esposti.
Il layout interno, che si snoda su due piani, uguale in tutti i punti vendita esistenti, è ben ordinato e dà la possibilità di muoversi agevolmente, in modo che la clientela possa accedere visivamente e psicologicamente alla merce. I capi “a costa” nei display hanno un buon criterio espositivo: sono visibili le due taglie più piccole in ordine crescente e vengono spesso coordinati tra loro, ovvero creati i total look che puoi copiare, evitando così, per chi è di fretta o meno pratico, di perdere del tempo.
7La fascia della clientela è dai 30 ai 60 anni, quindi Manila presenta uno stile elegante, ma allo stesso tempo dinamico, brioso e “in”: le stampe dei tessuti utilizzati seguono la moda autunno/inverno 2014, si ispirano a uno stile geometrico, con rettangoli, rombi, pied de poule o pois e ancora il mitico leopardato. Addio tinta unita!!! Non mancano di certo le pellicce, tutte rigorosamente ecologiche in stile animalier o tinta unita, di varie lunghezze, street o glam. Per quanto riguarda gli accessori si può trovare tutto il necessario: cinture, bracciali, collane, cappelli e infine le sciarpe e il foulard, il Must Have di questo trade mark.
Se dunque dovessi dare un quadro generale sulle mie impressioni, potrei dire che sono molto positive: personale disponibile e competente, scenografia ben strutturata, camerini spaziosi e vestiti disposti seguendo un ordine logico e ragionato.
Un altro aspetto che potrebbe agevolare la strategia di marketing è il profumo, che purtroppo non è presente e non mi ha permesso di entrare al massimo in questo clima caratteristico.
Al termine della mia visita, abbiamo creato tre total look alternativi, abbinando capi di stili opposti, in modo da raggiungere un qualcosa di originale e fuori dai canoni.

Foto di Lucia Amadesi

Margherita Taurino

Fu così che, da ragazzina timida e chiusa, iniziò la mia passione per la moda. Impaurita e piena d’incertezze, mi sono catapultata in questo mondo effimero e frenetico in cui si vuole far sembrare tutto perfetto. Come ho fatto a capire che è il mondo conforme a me? L’ho scoperto proprio perché è una di quelle esperienze che mi ha aiutato a prendere coscienza delle reali capacità e dei miei progetti futuri, facendo venir fuori una parte nascosta di me stessa che mi piace davvero. Capace di mettersi in gioco anche prendendosi dei rischi pur di sconfiggere la parte timorosa e schiva. Brutto anatroccolo che diventa cigno? Lascio a voi la risposta…
Margherita Taurino

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7 Responses to "Una storia Made in Italy"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto cantoni   17 Novembre 2014 at 19:07

    Un buon esempio di microstoria esperenziale, raccontata con un linguaggio da addetta ai lavori. Coinvolgente, niente da aggiungere.

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  2. Eleonora Ferrecchi   20 Novembre 2014 at 16:22

    Questo articolo mi ha incredibilmente invogliata ad andare a visitare Manila Grace.. Appena possibile ci farò un salto!

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  3. daniela   20 Novembre 2014 at 16:28

    finalmente una storia imprenditoriale bolognese che ci infonde un’ondata di ottimismo in questi tempi bui!! Apprezzo molto i motivi che hanno spinto la vostra autrice a scegliere questo brand e a raccontarne così bene la storia. Poiché abito a Bologna non mi farò mancare una visita al negozio di via Farini.

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  4. manuela   25 Novembre 2014 at 14:47

    Mi piace l’articolo! ritrae in modo simpatico e leggero l’atmosfera del negozio senza tralasciare però gli aspetti più “tecnici” che approfondiscono la descrizione. Il negozio non lo conoscevo e sicuramente andrò a visitarlo non appena passerò in centro.

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  5. Fabiana Fiori   25 Novembre 2014 at 15:51

    Ad essere sincera, mi sono immedesimata perfettamente nell’atmosfera e nelle sensazioni dell’autrice! un negozio in grado di trasmetterti tranquillità, intimità, calore, un senso di casa insomma! Ho trovato la parte tecnica dettagliata e precisa senza essere noiosa; un articolo piacevole e promettente! Non tarderò a far visita a “Manila Grace” shop!! 😉

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  6. Benedetta   25 Novembre 2014 at 19:56

    Letteralmente colpita dalle parole usate da questa giovane ragazza! Da questo articolo trapela tutta la sua passione per questo mondo, uno spiccato senso d’osservazione e una forte abilità nel far rivivere al lettore le esperienze sensoriali che lei rivive in questo negozio diffondendo così un gran desiderio di visitarlo. Ottimo lavoro!!!

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  7. Paolo   23 Gennaio 2015 at 10:26

    Bell’articolo, si vede un interesse profondo per la materia ma anche la voglia di giocare con la sacralità della moda. E poi informazioni agili e precise per i destinatari non addetti al settore.Brava.

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