Sulla Soglia, Giulio Paolini

Sulla Soglia, Giulio Paolini
Sulla Soglia e Qui e Ora, Visione della mostra nella sala grande della galleria Giacomo Guidi

Fino al 30 Marzo la Galleria Giacomo Guidi accoglie la personale Sulla soglia di Giulio Paolini. Il titolo della mostra, come le opere su carta, richiama al secondo capitolo del libro pubblicato dall’artista, L’autore che credeva si esistere, Johan&Levi, Milano 2012. L’intera esposizione gioca sul rapporto che intercorre tra autore, soggetto dell’opera e osservatore. Un gioco di rimandi, in cui l’oggetto osservato restituisce lo sguardo lasciando lo spettatore nel dubbio se spostarsi dall’osservare o rimanere a cercare. Come dice Paolini stesso “L’ospite sulla soglia, non entra e non esce: resta a osservare, si ferma a guardare. Riuscirà a vedere?”.

Entrando, undici collage anticipano due lavori magistrali.

Al centro della grande sala, Qui e ora, installazione in cui troviamo vari oggetti – cavalletti, cornici, tele, telai- adagiati su lastre di vetro, strumenti del mestiere dell’artista e della sua tradizione pittorica in cui è forte il richiamo al tempo e allo spazio.

Particolare della mostra

Nella stessa sala sulla parete in fondo, Sulla soglia, 2013, dove si trova la testa dell’Apollo Parnòpios, in gesso patinato color bronzo dorato. Il volto della statua è immersa nel centro di una grande tela bianca e dalla testa del dio si diramano diverse linee dorate che proseguono a matita sulla parete. Secondo ciò che afferma Paolini nel libro sopra citato: “Guardare un quadro è come stare alla finestra. È questo che fa coincidere autore e spettatore in una sola figura, nella stessa persona: è questa soglia, vera e propria linea di frontiera, che ci consente di cogliere quel raggio di luce (l’immagine dell’opera) prima che si inoltri e vada a spegnersi nella stanza alle nostre spalle, tra le cose del mondo

Un vedere e un guardare che di fronte a quest’opera (studiata appositamente per l’esposizione alla galleria Giacomo Guidi) pone il vedere, come chiusura di senso: dove ciò che percepiamo ci consente di riconoscere oggetti e persone attraverso degli stereotipi che danno nome alle cose vedute o percepite; e dove il guardare, si pone come apertura di senso: in cui l’occhio si apre sul visibile, sulla possibilità, sull’indeterminato che sta nascosto in ciò che appare determinato, ovvero nei lati oscuri della potenzialità del visibile. Nell’opera Sulla Soglia, il busto si dà a vedere: istituisce la propria destinazione – il proprio destino – come meta da raggiungere e come sponda su cui rimbalzare.

I Collages sulla parete dell’ingresso della Galleria Giacomo Guidi

 

Una mostra che lascia senza parole e in cui si percepisce la poetica di Giulio Paolini che verte su tematiche che interrogano la concezione, il manifestarsi e la visione dell’opera d’arte. E dove è chiara l’attenzione dell’artista all’atto espositivo, alla considerazione dell’opera come catalogo delle sue stesse possibilità, nonché alla figura dell’autore e sul suo mancato contatto con l’opera, che gli preesiste e lo trascende.

Indicazioni per la visita:

Vi consiglio di visitare la mostra con calma chiedendo una sedia per soffermarvi in religioso silenzio all’angolo sinistro della grande sala.

Osservate tutte le angolazioni delle opere. Non abbiate fretta di trovare, centellinate i minuti, prendetevi il giusto tempo. Non vi deluderà.

 

Fino al 30 Marzo;

Giacomo Guidi arte contemporanea,

Corso Vittorio Emanuele II, 282/284,

Roma

www.giacomoguidi.it

 

 

All’inaugurazione della mostra sono intervenute diverse personalità di spicco del mondo dell’arte

a seguito una carrellata di immagini del CHi C’era.

Sulla-soglia

 

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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