Toledo Style

Toledo Style

Pennsylvenia Avenue, 20 gennaio 2009. Michelle Obama spicca radiosa accanto al neo presidente degli Stati Uniti. La First Lady indossa un vestito al ginocchio, con un soprabito foderato. Il colore è forse limone, forse verde, forse oro, forse pistacchio. Impreziosito da una sapiente lavorazione che emana bagliori tutt’intorno.

Ikram è la boutique preferita di Michelle Obama, e si trova a Chicago. È lì che ha scoperto gli abiti di Isabel Toledo.

La fashion designer di origine cubana disegna abiti fin dalla metà degli anni ’80. Ha vinto diversi premi, e le sue creazioni sono state esposte in mostre personali al Fashion Institute of Technology e al Metropolitan Costume Institute. Isabel lavora assieme al marito Ruben, anche lui cubano. I due sono cresciuti insieme, appartengono alla stessa cultura, sono emigrati negli Stati Uniti come rifugiati politici, a un anno di distanza. E vivono della propria arte.

Ruben Toledo ha tre anni meno della moglie ed è un apprezzato illustratore. Ha frequentato la School of Visual Arts, ma l’incontro che gli ha cambiato la vita è stato quello con Andy Warhol, a quindici anni. Warhol gli disse: “Fai esattamente quello che stai già facendo, solo fallo più in grande e vedrai che tutto andrà bene”. Detto fatto.

Disegno di Ruben Toledo

Dal 1984 al 1998 Ruben e Isabel Toledo hanno sfilato a Parigi e a New York. Quegli eventi erano una sorta di performance art, o installation art. Le prime sfilate avevano luogo in club, discoteche, caffè e teatri, locali frequentati da Isabel e Ruben.

Isabel Toledo

La risposta di conferma arrivò presto, e da quel momento Isabel ha avuto la sua consacrazione.

Le creazioni di Isabel sono abiti liberi dalle tendenze, particolari. “Mi piace l’idea di creare un’alta moda avvicinabile, partendo dalle cose semplici”. Lei che a dieci anni ha confezionato da sola un abito color talpa, con cuciture in filo marrone. Per scoprire ben presto come un pezzo di stoffa possa trasformare la propria personalità.

Mentre Isabel dà voce alle sue idee giorno per giorno, Ruben riempie di schizzi fogli su fogli. Ne nasce un’intesa perfetta e vincente, una moda trasversale, mai scontata, che esalti un’idea d’immediatezza e portabilità.

Isabel e Ruben Toledo

Ultimamente è uscito un libro, Roots of style, in cui Isabel spiega la sua filosofia. L’opera è impreziosita da illustrazioni rosse e nere su bianco, realizzate da Ruben. L’artista ha ritratto la moglie dall’adolescenza fino all’attuale Isabel con la coda di cavallo o lo chignon, attraverso una giostra di pettinature e stili diversi.

Quello di Ruben e Isabel Toledo a Broadway non è un semplice studio, né un atelier, né un ufficio, ma un’alchimia d’intenzioni, una sinergia di sguardi, un vero e proprio laboratorio di cultura, dove le idee più effimere prendono concretezza in un batter di ciglia.

 

Martina Vecchi

Nasco nella meravigliosa Bologna il 26 maggio del 1987, sotto il problematico segno dei gemelli. Non riesco a definirmi, quando ci provo il mio cervello va in tilt.
Sono un groviglio di elementi, timida e introversa, comunicativa e ironica, pessimista, iperansiosa, iperemotiva, troppo emozionale, iperaffettuosa, forse troppo generosa, a volte (spesso) egoista, svampita, incostante, molto inconcludente, tanto sorridente. Insomma, bipolare. Non ho un’alta opinione di me (errore, grave errore). Schiacciata da mille paure, cerco di fare chiarezza nel mio paesaggio emotivo con introspezioni fredde e spietate, riuscendo puntualmente a complicare il complicabile.
Nel frattempo ho una laurea triennale in Lettere moderne, arranco verso la conclusione della magistrale, e scrivo. Ho nel cassetto libri che nessuno pubblicherà. La scrittura è il mio odio e il mio amore. I miei pensieri vanno più veloci delle mie parole, e spesso queste mancano. Continuo a cercarle. Divoro libri, oppure li inizio e li abbandono quasi subito. Amo l’arte in tutte le sue declinazioni, soprattutto la pittura e la danza, che ho praticato per tredici anni. Ho un’indole tersicorea, ballo e canto. Lo shopping è la mia rovina. Vivo di giorno, e non di notte. Ricavo il mio quotidiano pezzetto di libertà percorrendo chilometri a piedi con la musica più tamarra sparata nelle orecchie. Mi alzo tutte le mattine alle 6.30 e vado a correre. Non bevo caffè. Ho uno smodato affetto per il Parmigiano. E per la mamma.
Martina Vecchi

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