A Torino arriva il Festival del Giornalismo Alimentare

A Torino, dal 25 al 27 Febbraio, si è svolta nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale la prima edizione del Festival del Giornalismo Alimentare. L’evento comprende 3 giorni d’incontri, workshop, degustazioni rivolti agli addetti ai lavori (ma aperti anche al grande pubblico), dedicati a quattro fondamentali tematiche: sicurezza alimentare, biodiversità, stili di vita ed enogastronomia.

Negli ultimi anni, l’interesse per tutto quello che riguarda l’alimentazione sta raggiungendo livelli sempre più alti. Film, reality e talent show, programmi tv sempre più in voga, stanno ad indicare la voglia crescente del pubblico di conoscere il complesso mondo del cibo e anche gli organi d’informazione si stanno adeguando a questo interesse. In quest’ottica entra in gioco il primo Festival del Giornalismo Alimentare, che ha come obiettivo quello di migliorare il modo in cui il mondo dell’informazione si occupa di un tema tanto centrale nella nostra vita.

Tra i partner della manifestazione è da sottolineare la presenza di ASET, l’Associazione della Stampa EnogastroagroalimentareToscana, forte di 35 soci tra freelance, redattori, direttori e consulenti attivi su tv, carta stampata e mondo del web.

“Crediamo che questo Festival possa rappresentare non solo una bella opportunità per fare il punto a 360° sul mondo dell’alimentazione ma soprattutto dell’enogastronomia – spiega Stefano Tesi, presidente dell’ASET – la nostra associazione ha come obiettivo quello di portare un messaggio a tutela della credibilità della professione giornalistica legata a questo settore”.

Produrre gli alimenti non è abbastanza, occorre raccontarli, illustrarli e approfondire. A parlare dell’alimentazione saranno giornalisti, blogger, scienziati ed esperti del settore, da Carlo Petrini, presidente di Slow Food, a Giuseppe Lavazza, vice-presidente  dell’ultracentenaria azienda produttrice di caffè,  da Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti al vice ministro per le Politiche Agricole Andrea Olivero.

Insomma, vino, cibo, agricoltura e giornalismo,  un’occasione per conoscere, imparare e apprezzare le emozioni che l’enogastronomia di qualità riesce a trasmettere, perché in Italia le tradizioni alimentari sono una cosa seria.

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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