Torino Updates#1

Torino Updates#1

I progetti curatoriali all’interno di uno stand fieristico funzionano. Funzionano per diversi motivi; progettualità, visione, linearità, connessione tra artista- gallerista- critico. Potrebbe essere la vera soluzione di questa crisi che pare fare strage di idee, che pare non lasciare spiragli di luce, che mette alle strette chi cerca di andare avanti.

Progetto Cra CraA Torino, l’aria non è molto diversa dal resto d’Italia, un po’ di scontento e di timore c’è ma si percepisce anche il desiderio di rimetterai in gioco e allora si fa un Boom! Lo fa The Others con questo nuovo format che porta progetti curatoriali all’interno delle celle delle ex Carceri Nuove e che la pone come fiera sperimentale in cui i protagonisti sono gli spazi dinamici e vitali, veri incubatoi della creatività. Interessante il lavoro della galleria Glenda Cinquegrana che per l’occasione presenta quattro artisti collegati da visioni comuni che rappresentano risposte diverse alla crisi e all’immobilismo: da un lato il realismo fotografico di Pierpaolo Mittica e Valerio Spada, basato su una rinterpretazione del genere della fotografia di inchiesta, dall’altro Matteo Berra e Bruno Marrapodi, accomunati da una visione fantastica del reale.

Altro progetto che cattura l’attenzione è “CRA CRA CRACKING” di Cracking Art Group di Must Gallery di Lugano. Centinaia di rane invadono lo spazio destinato alla galleria. Rane gracchianti che inviteranno alla riflessione: ” se con tutto quello che abbiamo fatto va tutto male, forse cambiando tutto andrà meglio” come diceva Aristofane. La necessità di cambiamento ha raggiunto tutti, la sensazione di disagio nell’immobilismo proprio e altrui è diventato insopportabile. La litania senza significato della ripetizione “CRA CRA” assume un nuovo valore, diventa un nuovo messaggio: Cracking. La rivoluzione delle rane è in atto, ma è anche quella del sistema.

Progetto Cra Cra 1

Siamo incarcerati qui, continuate a seguirci.

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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