Torino Updates#5 – Adiacenze si sdoppia a The Others

Torino Updates#5 – Adiacenze si sdoppia a The Others

Adiacenze si divide e per questa nuova edizione di The Others programmata per la kermesse della settimana dell’arte torinese presenta due progetti in due celle differenti per combattere la crisi: 04.37 a.m. – Good Morning di Elisa Muliere e Maria Savoldi e Nomadic Landscape Elements” di Luca Cocliche e Andreco.

Per la prima cella, ignari dormienti di una qualche giungla metropolitana, raggomitolati sotto piumoni e strati di coperte, si sono appena lasciati alle spalle la fase REM per entrare nel quarto gradino del sonno. Il più profondo. Quello in cui si erige una barriera percettiva fra mondo cosciente e mondo esterno, quella circostanza in cui si sospendono la coscienza e la volontà, insomma, quel momento in cui se il soggetto malauguratamente si sveglia, può rimanere confuso per qualche minuto. Ecco il progetto di Adiacenze per il Boom presentato a The Others.

04.37 a.m. - Good Morning,Maria Savoldi
04.37 a.m. – Good Morning,Maria Savoldi

Elisa Muliere e Maria Savoldi danno vita a 04.37 a.m. – Good Morning intrecciando le loro poetiche e maestranze: Muliere illustra il bestiario degli addormentati con una delicatezza analoga al respiro del sonno, mentre Savoldi conosce bene la notte ed è abituata a tessere enormi solidi in ferro nel tempo che dedica a quelle ore di veglia. L’immagine che ne deriva è una sospensione, un’attesa, un frame bloccato all’attimo prima che l’irreparabile accada. Lo spettatore si trasforma in un turista del macabro: sa quel che succederà ma non riesce a distaccarsene e, sadicamente o meno, può godere degli ultimi attimi di quiete, aspettando. Nell’attesa, la carta su cui giacciono gli addormentati, pare sospirare con loro e muovendosi ne solleva i sogni, che sbatteranno dopo un breve volo su fitte torri calate dal cielo.

Con questa previsione, la notte porta più che altro scompiglio. Nessun augurio di dorati sogni ma piuttosto un sentore di limbo, di precarietà, di crisi imminente che cadrà, ve lo assicuro, nell’ineluttabilità.

Per la seconda cella Adiacenze presenta un progetto congiunto di Andreco e Coclite, “Nomadic Landscape Elements“.  I due artisti che normalmente lavorano separati portando avanti progetti differenti, si sono incontrati in un discorso comune riguardante il paesaggio e la sua fruizione sensoriale ed estetica.

Andreco e Coclite, "Nomadic Landscape Elements"
Andreco e Coclite, “Nomadic Landscape Elements”

Nelle due opere a quattro mani, Andreco e Coclite agiscono per sottrazione su tutto ciò che li circonda, fino ad ottenere e presentare i frammenti in cui si può percepire anche un minimo barlume della pura identità del paesaggio naturale oramai in gran parte omologato dall’intervento dell’uomo. A The Others Coclite e Andreco portano l’installazione e il video che meglio esemplificano la loro ricerca: un archivio di elementi naturali, residui minerali, disegni preparatori dai quali sono partiti per intraprendere la ricerca che da un anno li ha portati sino a qui. Altre opere fatte singolarmente da Coclite e Andreco chiudono il cerchio della ricerca proponendo due modus operandi completamente differenti. Infatti, Andreco partendo da una visione scientifica, propone dipinti e sculture nei quali è evidente il suo segno, oramai divenuto la sua firma, ovvero una rigorosa semplificazione stilistica nel mostrare l’elemento principale della sua ricerca: il minerale. Coclite, invece, nei suoi video e opere fotografiche parte dalla percezione mentale del paesaggio che viene slegata dalla mera percezione visiva per approcciare un livello sensoriale più profondo. Ciò che presenta sono i residui visivi di partenza piegati allo sguardo dell’uomo che vive lo stesso paesaggio modificandolo a suo piacimento e per le sue necessità.

Giovane galleria da tenere in considerazione, giovani artisti perfetti per il Boom!

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Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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