Trieste e La Porta Rossa, quando la serie tv ti fa venir voglia di partire

Trieste e La Porta Rossa, quando la serie tv ti fa venir voglia di partire

TRIESTE – La Porta Rossa, fiction di successo firmata Rai, ha esaltato e messo in risalto le bellezze di una città straordinaria facendoci venir voglia di partire e visitarla. Qui vi racconto come l’ho vissuta, ed amata, e vi evidenzio le particolarità di Trieste così come lo fa la serie tv, valorizzando il territorio locale, e mostrandoci aspetti inediti di luoghi della nostra bella Italia.

Non so voi, ma io, dopo aver visto qualche puntata de La Porta Rossa, serie tv targata Rai ideata da Carlo Lucarelli, sono stato assalita da un attacco di nostalgia, da una voglia irrefrenabile di tornare a Trieste, città che ho visitato durante la Barcolana e che ho amato molto.

La Porta Rossa infatti, oltre a raccontare le vicende del turbolento commissario Cagliostro, Leo Guanciale, che indaga con metodi poco ortodossi su un misterioso omicidio, riesce a farci immergere nelle meravigliose atmosfere di una città spesso trascurata dai più, ma che merita davvero di essere visitata.

Se non ci avete mai pensato ad organizzare un bel viaggio a Trieste spero di darvi qualche stimolo in più attraverso le mie foto o la visione della serie TV.

COSA VEDERE A TRIESTE? CE LO RACCONTA LA PORTA ROSSA

Il merito della serie sta sia nel mostrarle queste meraviglie ma soprattutto nell’utilizzare Trieste e la sua identità come strumenti di racconto. Ne esce fuori la Trieste austroungarica con la sua cultura mitteleuropea, la Trieste dei caffè letterari, quella della composta amicizia tra Svevo e Joyce per capirci, la Trieste picaresca, disinvolta, tranquilla e dai connotati a tratti carioca. C’è il lungomare di Barcola, per esempio, dove la gente prende il sole sei mesi all’anno e fa il bagno anche in ottobre. C’è quell’edonismo antico e morale dei triestini. E anche quel vitalismo moderno un po’ easy-going, alla californiana. Mentre il commissario va avanti con le indagini arrivando sempre in qualche modo alla verità, si susseguono in rapida successione tutte le influenze sulla città delle tante culture che qui hanno stanziato, dai latini ai germanici fino ad arrivare agli slavi.

Le bellezze di Trieste

La sapiente mano del regista Carmine Elia ritrae davvero tutto: il Faro della Vittoria, monumento commemorativo dei caduti in mare che illumina il Golfo di Trieste, La Cattedrale di San Giusto, costruita nel 300 dalla quale si può godere il panorama, il Castello di Duino, storica dimora privata dei Principi von Thurm und Taxis che sorge a picco sul mare, il Palazzo del Governo, una delle perle di Piazza dell’Unità d’Italia, costruito nei primi anni del ‘900. E ancora la Basilica di San Silvestro, uno dei luoghi di culto più antichi della città e naturalmente, la già citata Piazza Unità d’Italia, la più grande piazza d’Europa aperta sul mare, un’ostentazione di potere di un impero grande e glorioso, che ha contribuito a rendere la città solida e forte.

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Chiesa di Sant’Antonio, Trieste

Insomma, missione compiuta per La Porta Rossa, riuscita nella non facile impresa di valorizzare il territorio che ritrae, riuscendo a mostrare perfettamente le sensazioni (strane e particolarissime) e il fascino di questa magica città.

LO STORYTELLING TERRITORIALE, UNA FORMULA VINCENTE CHE PREMIA TUTTI

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Trieste, Piazza Unità d’Italia. Il palazzo del Comune. Opera dell’arch. Giuseppe Brun

La serie tv ideata da Carlo Lucarelli non è certo la prima a utilizzare questo tipo di storytelling territoriale; negli ultimi anni sono tanti i casi in cui film o serie tv, hanno reso celeberrime località nascoste o snobbate dai turisti, riuscendo addirittura in alcuni casi a portare migliaia di visitatori e ad aumentare il settore terziario di queste aree specifiche. Qualche esempio? Beh, in primis Il Commissario Montalbano, serie campione d’incassi targata Rai 1 tratta dai romanzi di Camilleri, ambientata nell’immaginaria Vigata ma che in realtà ritrae scorci di Punta Secca, Scicli, Donnalucata, Ragusa e altre città del Ragusano divenute mete ambitissime proprio grazie alla fiction. A dimostrarlo un dato: negli ultimi 15 anni, la regione del Ragusano ha assistito ad un aumento del 30% di turisti con ovvio incremento drastico del fatturato.

Stesso discorso lo si può fare per Don Matteo, ambientata nel bellissimo borgo di Gubbio, situato nel nord dell’Umbria a un passo dal confine con le Marche, crocevia di culture nel passato che però ha saputo mantenere nel tempo una sua forte identità. Anche Gubbio (in minor misura rispetto al Ragusano) ha tratto importanti benefici economici e attrattivi grazie alla fiction di rai 1, con numeri legati al terziario in continua ascesa.

Di esempi ulteriori ce ne sono eccome! Rimanendo in Italia è innegabile il lavoro di promozione territoriale svolto da I Bastardi di Pizzofalcone con Napoli, o da The Young Pope con Roma e le zone limitrofe alla Città del Vaticano e non si può non citare il connubio Valle d’Aosta-Rocco Schiavone, altra fortunata serie Rai, che mostra ed esalta un territorio molto vivibile, ricco di fascino, storia e patrimoni naturalistici, in contrasto con le atmosfere cupe dello sceneggiato.

Fabiola Cinque a Trieste

Che dire in conclusione? Lunga vita ai prodotti cinematografici e televisivi che raccontano belle storie valorizzando ed esaltando le bellezze del territorio, facendoci conoscere angoli della nostra bella Italia tutti da scoprire. Quindi, io vi consiglio di organizzare un bel viaggio a Trieste.

Un’altra curiosità: bello è trovare per strada, nei vicoli assolati, il prosciutto di Praga cotto affumicato originario di Praga. Il prosciutto di Praga viene tagliato a coltello e vi viene servito stesso dai venditori di strada, accompagnato da un contorno di patate lesse e, consigliato, con una birra nazionale ceca. Molti banchetti vendono il prosciutto di Praga e i turisti amano sedersi all’esterno del locale respirando il profumo emanato dalla cottura.

E se non siete ancora convinti guardate qui le foto e poi, armatevi e partite.

Photo copyright by MyWhere©

Cosa mangiare e come divertirsi a Trieste

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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