A tu per tu con gli Impressionisti del Musée D’Orsay

Dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016 al Complesso del Vittoriano a Roma una mostra da non perdere

Gli Impressionisti dirottano dal Musée D’Orsay di Parigi al Complesso del Vittoriano di Roma con una mostra, realizzata dall’organizzazione  Comunicare Organizzando, e curata dal presidente del museo francese Guy Cogeval,  con l’ambizione di stupire ancora una volta il grande pubblico e gli appassionati d’arte.

Oltre sessanta opere, tra dipinti e sculture, offrono, dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016, una fotografia della vita delle persone dell’epoca, attraverso gli occhi di noti artisti del panorama mondiale quali E. Manet, P. Cezanne, P.A. Renoir, A. Rodin ed E. Degas.

II movimento, che prende vita ufficialmente il 15 aprile 1874 con la prima esposizione, rispecchia la volontà di questi giovani artisti a raccontare i cambiamenti sociali e culturali, resi possibili dalla Rivoluzione industriale, attraverso un linguaggio che rompe con la tradizione accademica e che sottolinea il dinamismo e l’estemporaneità  dell’esistenza moderna.

Il colore e la luce diventano i principi fondamentali delle nuove opere ed i soggetti vengono raffigurati nella loro quotidianità, perché l’individuo ha raggiunto una consapevolezza di sé più matura ed esaustiva rispetto ai secoli precedenti.

Sulla base di queste novità ogni esponente impressionista si caratterizza per qualche elemento e rende la sua opera unica. Le persone vengono ritratte a casa, per strada, nelle loro abitudini, aldilà dei canoni di bellezza e delle pose convenzionali. Il ritratto e l’autoritratto diventano uno strumento per arrivare a conoscere la psicologia e l’animo personale e altrui, e non sono più un’affermazione del proprio stato sociale.

In un articolo del 1846 Baudelaire celebrava già la modernità ed esortava i pittori a rappresentarla perché “la vita della città è ricca di spunti poetici meravigliosi e  i soggetti privati sono molto più eroici di quelli pubblici”.

Molti pittori prendono l’abitudine di ritrarre i colleghi, gli amici e i parenti in pose poco convenzionali e semplici, perché con il trionfo politico della borghesia, la sfera privata acquisisce una nuova importanza e nasce il concetto moderno di intimità. Cosa c’è quindi di più veritiero di questi momenti .

I tratti del volto non sono più la principale fonte di espressione del carattere e dello stato d’animo, ma gli stessi arredi ed interni diventano degli elementi privilegiati che servono a rinnovare l’opera. Il ritratto diventa più diretto, come se dovesse rispondere alla sfida della fotografia e a tale scopo gli oggetti vengono utilizzati come un corollario della figura dipinta. Anche la rappresentazione dei bambini subisce notevoli cambiamenti: l’infanzia viene, infatti, riconosciuta come una fase della vita fondamentale e autonoma rispetto al mondo degli adulti e quindi viene rappresentata come la cronaca di un momento tenero legato ai giochi e alla libertà di espressione . Inizia a svilupparsi l’idea moderna della tutela dei minori e il modello da seguire diviene quello borghese.

Non ci sono più quadri che raffigurano adolescenti che lavorano, ma solo bambini che ricevono gli affetti della famiglia e pensano a divertirsi.

Tra le opere della mostra sulle quali consiglio di porre particolare attenzione ci sono “II Balcone ” di Edouard Manet, “Lo Studio di rue de la Condamine” di Frederic Bazille, “L’Altalena ” di Pierre- Auguste Renoir e “La donna con caffettiera ” di Paul Cezanne.

La prima è un esplicito omaggio a Goya e ritrae la pittrice Berthe Morisot che è stata l’unica esponente femminile del movimento impressionista.

La seconda ritrae giovani compagni di studio tra i quali possiamo notare Renoir e Sisley.

La terza ritrae la giovane vicina di casa di Renoir che si dondola su un’altalena nel giardino del Moulin de la Galette, uno dei posti più frequentati e amati dalla borghesia cittadina di allora.

La quarta ha come protagonista la figura possente di una donna seduta la cui fisicità e presenza sono un tratto determinante della concezione della materia e dello spazio di Cezanne.

Emile Zola diceva che: “le loro opere (degli Impressionisti) sono vive perché le hanno prese nella vita e le hanno dipinte con tutto l’amore che provano per i soggetti moderni”; e con la stessa passione vi invito a visitare la mostra del Complesso del Vittoriano!

Impressionismo

Francesca Di Ruzza

Mi chiamo Francesca Di Ruzza sono nata a Roma, mi sono laureata in lettere all’Università “La Sapienza”, sono giornalista professionista dal 2010, ho collaborato con la Radio Vaticana, la Sala Stampa vaticana e il CTV (Centro Televisivo Vaticano). Ho scritto per diverse testate tra le quali la Rivista San Francesco d’Assisi ed Europa. Attualmente collaboro con l’Università LUMSA. La mia linfa vitale sono il cinema, il teatro, l’arte, la scrittura e le buone letture. Amo cucinare, viaggiare e cucire. Mi riconosco a pieno in questa frase di Oriana Fallaci: “Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità.
L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offesa alla sua dignità e alla sua coscienza. Altrimenti la cultura non serve a nulla”.
Spero che i lettori rimangano piacevolmente colpiti dai miei articoli.
Francesca Di Ruzza

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