Un viaggio alla scoperta del Liberty di Vienna

Un viaggio alla scoperta del Liberty di Vienna

Città elegante dai toni freddi e neoclassici, Vienna è stata protagonista indiscussa del movimento della Wiener Secession agli inizi del Novecento.

Non solo Sacher ma “culla di una rivoluzione culturale destinata a sconvolgere la tradizionale concezione dell’uomo, portando alla luce le sue contraddizioni e mettendone in discussione le certezze” come scrisse lo storico Federico Zeri, Vienna è stata fonte d’ispirazione per architetti rigorosi come Josef Hoffman e Otto Wagner, e per artisti preziosi come Gustav Klimt e Koloman Moser.

Vienna, Chiesa di San Leopoldo
Chiesa di San Leopoldo.

La prima tappa per assaporare lo stile secessionista è situata all’interno dell’ospedale psichiatrico di Steinhof, nella periferia ovest della città: su un punto alto del luogo si erge in un bianco candore la Chiesa di San Leopoldo, realizzata da Wagner, impreziosita da vetrate e mosaici di Moser. Wagner enfatizzò la struttura con una sproporzionata cupola dorata in rame, in netto contrasto con le lastre di ben 2 cm di spessore di marmo di Carrara della facciata, chiaro esempio del linearismo decorato della Secessione. Gli interni fanno gola a chi ama circondarsi di luminosità, grazie alle vetrate di Moser e ai suoi preziosi mosaici di fondo.

La tappa successiva è senza alcun dubbio una visita alle stazioni gemelle della metropolitana in Karlsplatz, chiamate ironicamente e forse ingiustamente “gabbiette”: impreziosite dal marmo e dall’oro, Wagner scelse di lasciare a vista lo scheletro della struttura in ferro, probabilmente per rivelare ciò che il nostro occhio non riesce a cogliere.

Impossibile resistere alla tentazione di una pausa alla famosa pasticceria Demel, non molto lontana dalla Karlsplatz, dove può essere gustata l’originale torta Sacher, una vera delizia per gli amanti del cioccolato.

Palazzo della Secessione, ingresso.
Palazzo della Secessione, dettaglio ingresso.

L’ultima tappa secessionista è situata lungo la Friederichstraße, dove fu eretto il luogo sacro del movimento: costruito nel 1898 in pianta cubica, il Palazzo della Secessione è circondato da un’aura mistica data con tanto rigore da blocchi massicci ai lati dell’entrata, tipici dei templi egizi, da pochi decori sulla parte alta dell’entrata, ma soprattutto dalla dorata cupola traforata e decorata da migliaia di foglie di lauro. Pensato come luogo di scambio visivo di conoscenze artistiche, le pareti interne sono del tutto spoglie, eccezion fatta per il “Fregio di Beethoven” ad opera di Klimt. Così come l’opera racchiude in sé diversi stili pittorici, che vanno dalla pittura vascolare greca ai segni incisivi delle stampe di Hokusai, anche il palazzo è aperto a tutte le correnti artistiche che vorranno varcare la sua soglia, così come viene ricordato all’ingresso: “Der zeit ihre kunst der kunst ihre freiheit”, “Ad ogni epoca la sua arte; all’arte la sua libertà”, motto del movimento secessionistico.

Rigorosa, decorativa, destrutturata, geometrica, la Secessione Viennese ha contribuito ad arricchire l’elegante Vienna di arte ed ha permesso anche la fusione tra architettura, design e moda, ispirando Klimt, Moser e Hoffmann nella creazione di un’industria dell’artigianato, denominata Wiener Werkstatte, la cui produzione spaziò tra mobili, tessuti, accessori e abiti,  uno degli esempi di eccellenza di lavorazione nelle arti applicate. Per approfondire quest’ulteriore aspetto basta recarsi al museo MAK  situato sulla celebre Ringstraße, che conserva una delle più grandi collezioni di opere della Wiener Werkstatte e un archivio dei progetti.

Per tutte le info è da segnalare la guida turistica online di Vienna, che risponderà pienamente alle curiosità di ogni viaggiatore.

Giada Russo

Profondamente attaccata alla cultura classica, attingo alla fonte attualizzandone gli insegnamenti per poi riflettere in solitudine su ciò che desidero comunicare. Logorroica da buona campana, nella scrittura mi mantengo lucida e netta, ispirata dal buon senso di “parlare” quando è necessario. Credo fermamente nel lasciare spazio a chi legge di emozionarsi e immaginare ciò che più gli aggrada, come suggerito dal surrealista Italo Calvino “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”. Viaggiare con la mente, con i sensi e con gli occhi, è questa per me una delle più grandi esperienze emozionali della vita, per cui l’arte, la moda, la fotografia e la scrittura sono strumenti necessari per farlo.
Giada Russo

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