Volvo Fashion Week Moscow SS 2013

Volvo Fashion Week Moscow SS 2013

Di Ekaterina Kalmykova

Nove mila metri sopra al cielo. Tre ore di volo. Il 23 ottobre anche dentro la sala d’attesa dell’aeroporto di Bologna si percepiva l’atmosfera di fascinazione proveniente da alcuni passeggeri e legata alla pregustazione di un evento imminente.
Dal ’94 la Volvo Fashion Week dà la possibilità a giovani designer russi e stranieri di esibire le proprie idee. Durante questi sei giorni di ottobre sui podi di Gostiny Dvor Mosca vi è stata una vera e propria esplosione di nuovi talenti, accompagnata da inaspettate idee di designer ormai noti.

Volvo Fashion Week Moscow SS 2013

È il 24 ottobre, sette di sera sulla via Il’inka davanti all’entrata 4. Ombrelli, cappelli, graziose pettinature coperte da famosi scialle di Pavlo Pasad. Classiche scarpe nere, stivali o sgargianti scarpe sull’immenso e, innaturalmente alto, tacco. L’élite, le star dello show business, gli ammiratori abituali, i fotografi, i bloggers, i buyers e i VIP invitati. Tutti si erano spostati verso il grandioso spazio di unione dei due podi: Scandinavo e Cristallino.

Le tonalità rosse, blu, bianche e d’oro hanno dominato durante la mezz’ora seguente la collezione di Valentin Yudashkin che ha aperto la settimana della moda. Il couturier russo ha raffigurato una lady del XXI secolo, impegnata nel continuo cambiamento della propria immagine: dallo stile professionale, stimolato in parte dall’aspetto del London’s dandy, agli abiti haute couture. La collezione primavera-estate di Valentin Yudashkin è ispirata all’arte contemporanea degli anni ’90 così minimalista e grafica nella combinazione dei colori. Attraverso ogni capo della collezione si è vissuto il tema dell’antagonismo tra uomo e donna. Realizzati in seta e organza, gli abiti da sera sono decorati con ricami di perline e stampe grafiche. Le forme volumetriche e la rigorosa aggressiva geometria sono consonanti con i lavori dei pittori degli anni ’90: in particolare le lingue di fuoco dell’alba primaverile sugli abiti si associano facilmente con la pittura espressiva dell’artista polacco Peter Uklansky.

Centro media di Gostiny Dvor.
Fadi El Khoury, 2012/13

Prima di continuare a condividere i pareri e le impressioni provocate dalla parte artistica ed ideativa della Volvo Fashion Week mi piacerebbe concentrare l’attenzione su un momento, secondo il mio giudizio, molto importante della settimana.

Ogni giorno dal 25 al 29 ottobre sono stati organizzati seminari dedicati agli elementi finanziari, logistici, di marketing e di controllo dell’industria della moda. Accennerò a tre di questi elementi. Swedish Educational Day. Fashion Buying. Fashion Business.
Una delle eccellenti utilità, che hanno fornito i cosiddetti master class, è la loro forma organizzativa: il tavolo rotondo, grazie al quale era possibile liberamente fare le domande e condividere il proprio parere con gli esperti del settore.
Negli ultimi dieci anni si parla del “miracolo svedese” nel mondo della moda. Il suo significato concreto viene decifrato in modi molto diversi. Alcuni lo utilizzano in relazione alla “jeans revolution” che fu iniziata dai streetwear brands come “Nudie”, “WESC” e “Cheap Monday”. Altri lo attribuiscono al successo straordinario dei leggendari “Acne” e “H&M”, ed anche ai progressi fatti dai designer come Helena Hörstedt e Sandra Backlund, i cui lavori vennero esposti in tutto il mondo ed aprirono dal punto di vista diverso la Svezia sulla mappa mondiale della moda. Gli svedesi hanno introdotto nella moda anche un’altra dimensione: la responsabilità ecologica e sociale che nell’ultimo tempo si sono consolidati anche nella moda.
Il mini-programma della Volvo Fashion Week ha consentito di “gustare” la moda sveva contemporanea. Stefanie Malmgren De Oliveira dalla Borås Textile University ha raccontato lo sviluppo del design della moda in Svezia, ha parlato delle conoscenze nel tessile accumulate dagli svevi ed ha descritto il fenomeno del “miracolo svevo” dal punto di vista scientifico.
Il momento di maggior spicco di queste ore è stato l’arrivo di Fadi El Khoury che ha parlato della sua attività creativa, delle sue collezioni e della partecipazione alla settimana della moda a Stoccolma. Le sue creazioni erano molto cagionevoli e delicate, sensuali, timidi nella loro leggerezza e nello stesso tempo incredibilmente ricche. Straordinario il suo lavoro con i molteplici strati dei tessuti di tutte le tonalità, usate per arrivare tramite la loro sovrapposizione al colore finale del capo.
Al seminario sul Fashion Buying era presente, da New-York, Jim Villa, il famoso buyer americano che ha condiviso le sue esperienze in quel settore: come lavora con i designer, con quali rischi è collegata tale attività, su quale base sceglie i designer con chi vuole lavorare, come sono organizzati i suoi spazi espositivi, come lavora con i designer sconosciuti.

 Nella giornata del 28 ottobre vi era un altro seminario durante il quale abbiamo potuto interagire con i responsabili di marketing della casa di moda per i bambini a Mosca, e i giovani designer, interessati nell’apertura del proprio marchio, hanno potuto specificare le proprie domande riguardanti le finanze e parlare in privato con i rappresentanti delle banche di Mosca.

 Ma ora torniamo alla parte creativo-artistica. Tra 43 collezioni esposti mi piacerebbe focalizzare l’attenzione su quelli che in qualche modo mi hanno colpito sul livello emozionale.

Così, la collezione di Victoriya Andreyanova è diventata l’incarnazione del quadro del famoso pittore russo del XIX secolo “Lillà”, in cui l’immagine della giovane ragazza sembra uscire, nascendo dal seno della natura. La sua apparizione sembra essere accidentale, la sua presenza timida ed indecisa, ed i fiori di lillà coprono il suo corpo in modo da sembrar un parte di esso. È questo momento, sentiero e percezione che ha cercato di raffigurare Viktoria Andreyanova avendo creato i modelli di tutte le tonalità di viola che sembravano essere uno la metamorfosi dell’altro. La conseguenza di tali processi di metamorfismo dei lilla e dei viola hanno dato vita alle immagini profonde, enigmatiche, vulnerabili, fiabesche.

Viktoriya Andreyanova, 2012/13

Uno degli eventi più appariscenti sui podi russi è stata la comparsa della collezione del greco Vrettos Vrettakos, uno dei più giovani underground designer. La sua collezione si è esibita in maniera molto sessuale, attraente per l’aggressività delle immagini femminili. Era una sensazione abbastanza inabituale: la nascita del senso di eccitazione interna cresciuta durante questa sfilata. Separatamente la musica elettronica ed i capi decorati dai strass. Insieme si percepiva energia, tatto, battito, pulsazione. Era come se insieme, ad ogni passo, passasse una carica elettrica creata dall’interazione fra musica, luce e materiale.

Vrettos Vrettakos, 2012/13

Vrettos Vrettakos era uno dei pochi partecipanti stranieri: dopo la sua sfilata durante la settimana della moda le proprie collezioni hanno presentato il brand tedesco Sweet Dream e Firdaws, arrivato dalla città di Grosny della repubblica di Cechnya. La comparsa di quest’ultimo marchio ha avuto un significato abbastanza importante per la Volvo Fashion Week: da un lato ha rappresentato l’avvicinamento e sempre maggiore crescita e presa di potere di quest’etnia sul territorio nazionale e soprattutto nella capitale; dall’altra la sfilata ha dimostrato quanto forte fosse la voglia di Cechnya di superare tutte le aspettative del pubblico moscovito e di presentare la propria cultura con il massimo di ricchezza e sfarzo. La nuova collezione primavera-estate 2013 “Lady Firdaws” è stata creata da Medni Kadirova e dal designer Zarima Yachaeva. Zarima ha raccontato di attingere le proprie idee dal costume nazionale, dalla fioritura della repubblica e dalla saggezza del Corano. Il Firdaws si traduce come il giardino di paradiso. Con la collezione ha cercato di trasmettere la pace dell’anima nelle donne della Cecenia, in armonia con loro stesse, con la vita e con la moda. Sul podio erano apparse le modelle vestite, oltre che con splendidi abiti, anche con i veli ricamati con pietre preziose, arricchiti con disegni a mano su seta finissima e su organza. Gli abiti tradizionali, interpretati in maniera moderna, erano accompagnati da gioielli e accessori d’argento con diamanti e smeraldi. Le gonne e i pantaloni ricamati con perle e coralli incantavano con la loro bellezza e ricchezza.

Il tema dell’Oriente era presente anche nei modelli del brand russo Ester Abner, la cui collezione era ispirata alle favole di “Mille e una notte”, alle regine orientali e alla poliedricità della cultura dell’Asia. Tutti gli abiti erano creati con la seta oppure con tessuti a maglia di viscosa: attraverso un particolare trattamento è stato possibile ricreare nuove forme e, nel contempo, la natura dei tessuti ha consentito ai colori verde-blu di diventare metafora della luce di luna che si rispecchia nell’acqua con le tonalità varie e che si rifrange sulle diverse superfici.

Elena Teplitskaya, 2012/13

E proprio i colori e le tonalità sono stati fonte di ispirazione per la stupenda collezione di Elena Teplitskaya. “L’esteticismo come la via di trasfigurazione. Noi nasciamo con l’avidità di utopia, ma respiriamo a pieni polmoni solamente nei momenti di saturazione di tutti i sensi”, così il designer ha descritto la propria idea. La sua filosofia è basata sulla propria armonia interna e sulla ricerca intuitiva, fondata sui richiami delle emozioni. La ragione, in questo caso, ha il ruolo di esplorare le nuove tecnologie e fare esperimenti con i materiali. La fonte di ispirazione per la collezione di questa stagione fu la moda dei paesi nordici degli anni ’30, il minimalismo e l’etnica dei motivi e degli ornamenti della regione di Balkani. La sua eroina ha molteplici identità: a volte è un eccentrica e stravagante figlia di un businessman che frequenta i festival e le biennali; altre volte è un’aristocratica dell’epoca contemporanea, collezionista dei cuori maschili e la solita ospite dei party all’aperto.

Essere presente a quella sfilata era come essere partecipe di uno spettacolo teatrale. Non c’erano delle modelle graziose e gelide. Non c’era formalità. Non c’era la luce delle lampade ghiaccianti. C’era la felicità. C’era il gioco. C’erano le emozioni. C’era il riso vero ed i movimenti vivi, i salti, la corsa, il ballo. Per ognuna delle 40 modelle era stata creata un’immagine ed un’identità dotata di carattere. Ogni personaggio aveva un ruolo indispensabile nell’interazione fra tutti i modelli-interpretatori teatrali. Gli abiti della nuova collezione erano divisi in due gruppi: nel primo gruppo dominava la nobiltà stravagante dello stile raffinato; la seconda parte era ispirata dall’eclettica e dalla sfrenatezza di Dionisio.

La sera dello stesso giorno dire che la sala del podio Cristallino era piena è non dire nulla. A parte i 300 spettatori che occupavano tutto lo spazio a sedere, altri 200 ospiti erano entrati ed erano sistemati in tutti gli angoli della sala. Quando non sono bastati gli angoli allora gli organizzatori decisero di togliere i preziosi posti riservati ai Media, che ovviamente non volevano cedere in nessun modo. Tale confusione era creata dall’attesa di due sfilate: quella di Alexandra Serova e quella di Olga Ibragimova.

A.Serova ha presentato la collezione composta da 20 abiti da sera creati in base all’estetica di haute couture. Il brand fu creato nel 2010 e immediatamente è salito nell’Olimpo della moda russa. Tutte le cinque collezioni furono segnalate dai critici e gli abiti furono venduti subito dopo le sfilate alle star dello show business e dell’alta élite. Lo stile è sempre quello della sessualità, ricercatezza e raffinatezza. Una grande attenzione è stata attribuita dal designer al taglio, per far sì che ogni donna che lo indossasse si sentisse una regina. Potrei dire che la collezione di questa stagione è la più espressiva, grazie anche all’utilizzo delle tonalità del verde e del blu arricchite dai cristalli di Swarovski, dalle pietre semipreziose e dai ricami.

Se la collezione di A.Serova è stata creata per una donna giovane, energica, che vuole sottolineare la propria femminilità con una linea dolce e trattenuta, allora la collezione di Olga Ibraghimova spiccava per la sua ampollosità e per la voglia ardente di esibire. Tutti i capi sono l’ode alla sessualità femminile che viene trasferita negli abiti semitrasparenti di seta e di pizzo con l’aggiunta di elementi brillanti. Questa collezione porta il nome di “Intenzioni trasparenti”.

Alena Akhmadulina, 2012/13

L’uscita finale della settimana della moda era la sfilata di Alena Akhmadulina, brand creato nel 2001. Dopo 10 anni è possibile sostenere con sicurezza che Akhmadulina è diventato uno dei pochi brand russi che ha acquisito una stabile posizione sul mercato. Alla base della sua filosofia sta la figuratività fiabesca. Questa volta il punto di partenza è la storia della “Principessa ranocchio” e dei suoi analoghi internazionali, comprese le favole dei fratelli Grimm “Re ranocchio o Enrico di ferro”. Gli abiti sono decorati dalle stampe fiabesche: corone, frecce, ceppi, ninfee. Alena Akhmadulina ha preso spunto dal taglio del costume tradizionale russo, modernizzato con i capi del guardaroba maschile degli anni ’70. Lo stesso stile e le stesse stampe sono state riprodotte anche negli elementi della collezione dei gadget che il designer ha disegnato in collaborazione con l’Intel creando delle fodere per gli Ultrabook.

E così è finita la settimana della moda a Mosca. L’industria del fashion in Russia ha iniziato a svilupparsi da poco. I brand presentati hanno al massimo 10 anni di storia, ma la maggior parte nemmeno 5. Ma dopo i 3 anni dalla sua nascita, la Fashion Week moscovita ha un gran successo nella Russia. Sempre più attenzione è attribuita al taglio, ai tessuti ed all’utilizzo delle nuove tecnologie. Uno dei problemi maggiori sta nella mancanza dei professionisti che potrebbe dare ai marchi russi uno sviluppo più rapido, portando l’industria della moda a un livello ancora superiore, attraendo così sia i media sia i designer stranieri. L’anno scorso durante la settimana della moda ci fu la partecipazione di Stefano Ricci con la sua collezione, così come anche di Oscar Jacobson. La presenza di questi e di altri nomi sottolinea l’importanza del mercato russo, e di conseguenza, l’importanza strategica della Fashion Week. Abbiamo imparato tanto, dobbiamo investire ancora un paio di anni per andare nella giusta direzione e per plasmare in modo ragionevole la mentalità dell’industria della moda russa e portarla ancora più in alto.

Ekaterina Kalmykova

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