American Horror Story, intervista Eleonora Saracino e Daniel Montigiani

ITALIA – Horror. Thriller. Grottesco. Melò. Camp. O semplicemente Cult. Lo straordinario successo di American Horror Story risiede proprio in questo. La serie tv, firmata da Ryan Murphy e Brad Falchuk (padri di serie del calibro di Glee e Nip/Tuck), sta tenendo inchiodati al piccolo schermo milioni e milioni di fans, non tanto per le tematiche trattate, di certo non originalissime, ma per uno stile inconfondibile, capace di inaugurare una nuova età dell’oro dell’horror televisivo.

Se avete visto la serie sapete di cosa sto parlando. American Horror Story è Horror e molto altro. È un pastiche ironico, sfacciatamente camp, pieno di cenni alla pop culture americana, e indissolubilmente legato alla poetica degli outsider. Deboli, minoranze, emarginati, donne. Sono loro i protagonisti di quello che può definirsi a tutti gli effetti un classico della televisione americana.

Ma descrivere a pieno la portata e l’originalità dell’opera di Murphy e Falchuk è un compito arduo e complesso. Per farlo, ho dovuto richiedere un aiuto particolare. Se siete fan incalliti della serie, vi consiglio il libro di Daniel Montigiani e Eleonora Saracino dal titolo “American Horror Story – Mitologia moderna dell’immaginario deforme” (Viola editrice).

Ecco la mia intervista ai due autori.

AMERICAN HORROR STORY:
La copertina del libro “American Horror Story – Mitologia di un immaginario deforme”.

Cosa vi ha spinto a cimentarvi nella stesura di questo libro? Qual è l’intento che vi siete preposti?

Daniel: “E’ nato tutto da una grande passione comune. Siamo fan accaniti della serie, Eleonora da prima di me, io lo sono diventato a tutti gli effetti nel 2014, dopo aver visto la quarta stagione Freak Show, la mia preferita. Abbiamo iniziato a scambiarci opinioni, ad analizzare insieme tutte le sfaccettature di American Horror Story e, a un certo punto, abbiamo pensato di raggruppare in maniera organica e strutturata tutte le nostre riflessioni e di proporre il progetto a una casa editrice.”

Eleonora aggiunge: “Ci siamo resi conto che proporre una lettura critica fatta di recensioni puntata per puntata, era un progetto impossibile e anche inutile. A noi interessava offrire una lettura tematica, capace di individuare gli archetipi alla base della serie. Dalla maternità alla famiglia, dall’amore all’ossessione, passando per il rapporto con le diversità e con la storia americana.

Il libro è caratterizzato da uno stile scorrevole e a mio avviso, può essere letto non solo dai fan incalliti della serie, ma anche dai fan dell’horror, del cinema e dagli amanti della serie tv d’autore, che vive da anni il suo periodo d’oro negli USA.”

La serie è considerata da molti come una vera e propria innovazione del genere horror. Ci potete spiegare perché?

Eleonora: “Più che horror la serie tratta di un orrore prettamente americano. American Horror Story è una fotografia impietosa dell’America dei giorni nostri. La componente Horror e gli schemi fissi della paura naturalmente sono molto forti, vengono raccontate storie di vampiri, case stregate e fantasmi, ma è anche vero che questa serie cerca di offrire un paradigma della società americana. L’orrore e l’inquietudine albergano non soltanto nella storia, ma in ognuno di noi. Nella serie troviamo tutte le mostruosità del quotidiano. La cattiveria, il tradimento, la meschinità, la paura del diverso.”

La paura del diverso appunto. Tra gli obiettivi della serie c’è quello di trattare il tema delle minoranze. Ci potete dire qualcosa a riguardo?

Daniel: “American Horror Story è un enciclopedia visiva del lato oscuro USA, divisa in 5 capitoli. Il lato oscuro di questo paese secondo gli autori, risiede nel mondo in cui vengono trattate le minoranze. Minoranze che possono rappresentate dagli omosessuali, dai neri, dai freak, dai disabili, dalle donne e da tutti coloro che non fanno parte di queste categorie ma che comunque si distaccano dalla norma.

Fin dalla prima stagione gli sceneggiatori hanno trattato il tema delle minoranze in maniera molto interessante. Gli omosessuali ad esempio, sono molto caratterizzati e sfaccettati. E per quanto Murphy e Falchuk puntino fortemente su questo accanimento della società americana nei confronti delle diversità, non manca l’attenta descrizione del lato oscuro di queste minoranze. I freak, gli omosessuali, i disabili, o le donne non sono certo figure perfette e pure, anzi, l’odio e il rifiuto della società, li ha resi più pericolosi e perversi che mai. La serie non ha occhi di riguardo per nessuno, non c’è mai nulla di corretto o buonista. E’ una serie politicamente scorretta.

Trovo questo approccio, particolarmente originale e innovativo.

Raccontare storie horror senza rinunciare al tono grottesco e ironico. E’ forse questa la chiave del successo della serie?

Eleonora: “Aggiungo anche il camp. Si certo, la chiave ironico-grottesca è un’arma fondamentale della serie. Il modo di trattare non soltanto le diversità ma anche i vizi di un certo tipo di America è anche molto divertente e divertito. Sono molti i riferimenti velati ai film e alle stesse carriere degli attori protagonisti. I registi offrono una serie di chicche e aneddoti che sta allo spettatore rintracciare. E’ chiaro che lo spettatore più colto, preparato e addicted ne coglie moltissime, ma spesso sono evidenti anche agli spettatori più distratti.”

Murphy definisce American Horror Story “un thriller psicosessuale”. Siete d’accordo con questa definizione?

Eleonora: “E’ una definizione calzante e anche molto furba e di impatto. Tra i 2 creatori, Murphy è quello che si espone di più e che pubblicizza di più la serie. Murphy poi, ha un carattere molto ossessivo. Molti dei personaggi e delle situazioni di American Horror Story nascono dalle sue ossessioni. Penso ad esempio alla figura delle streghe, molto presente nei suoi incubi, la paura di trovare un cadavere nelle stanze d’albergo, o la sua mania per Dark Shadow, serie americana anni 60′. Non so dirti se lo faccia per motivi pubblicitari o meno, ma le dichiarazioni di Murphy sono sempre molto accattivanti e particolari.”

Daniel: “Sono pienamente d’accordo con la definizione di Murphy. La sessualità è una tematica sempre presente dalla prima all’ultima puntata. Una sessualità efferata, pericolosa, malata e incestuosa. Il regista ha avuto un’infanzia e un’adolescenza molto travagliate a causa della sua omosessualità. Ha provato la frustata della non accettazione. American Horror Story è uno strumento per Murphy, con il quale reagisce ai soprusi subiti con una sorta di vendetta, un parto artistico per esprimere tutte le sue sofferenze passate. “

Infine un’ultima domanda che scinde un po’ dal vostro libro. Quali sono le vostre impressioni sulla sesta stagione, Roanoke, da poco conclusasi?

Daniel: L’ho vista una volta ma non mi ha convinto. American Horror Story è sempre stata caratterizzata dalla commistione raffinata del grottesco, del melò e del camp. E’ questo il suo marchio di fabbrica che ha reso la serie un prodotto vincente. Per la prima volta questo sapiente mix viene a mancare, o almeno fa capolino raramente. Mettendolo da parte, a parer mio, crolla tutto e ti spiego perché. American Horror Story non è mai stata una serie originale per gli argomenti trattati, ma per il modo in cui questi vengono affrontati.

Se rinunci a quell’impronta originale, il prodotto diventa banale.

Grazie Eleonora, grazie Daniel, in bocca al lupo per il vostro progetto!

Info

American Horror Story

AMERICAN HORROR STORY -- "Room 33" Episode 506 (Airs Wednesday, November 11, 10:00 pm/ep) Pictured: Angela Bassett as Ramona. CR: Ray Mickshaw/FX

AMERICAN HORROR STORY — “Room 33” Episode 506 (Airs Wednesday, November 11, 10:00 pm/ep) Pictured: Angela Bassett as Ramona. CR: Ray Mickshaw/FX

AMERICAN HORROR STORY: FREAK SHOW -- Pictured: Emma Roberts as Maggie Esmerelda. CR: Frank Ockenfels/FX

AMERICAN HORROR STORY: FREAK SHOW — Pictured: Emma Roberts as Maggie Esmerelda. CR: Frank Ockenfels/FX

AMERICAN HORROR STORY: COVEN -- Pictured: Jessica Lange as Fiona -- CR: Frank Ockenfels/FX

AMERICAN HORROR STORY: COVEN — Pictured: Jessica Lange as Fiona — CR: Frank Ockenfels/FX

AMERICAN HORROR STORY -- "Room Service" Episode 505 (Airs Wednesday, November 4, 10:00 pm/ep) Pictured: (l-r) Lennon Henry as Holden Lowe, Lady Gaga as The Countess. CR: Doug Hyun/FX

AMERICAN HORROR STORY — “Room Service” Episode 505 (Airs Wednesday, November 4, 10:00 pm/ep) Pictured: (l-r) Lennon Henry as Holden Lowe, Lady Gaga as The Countess. CR: Doug Hyun/FX

AMERICAN HORROR STORY -- "Room 33" Episode 506 (Airs Wednesday, November 11, 10:00 pm/ep) Pictured: Lady Gaga as The Countess. CR: Ray Mickshaw/FX

AMERICAN HORROR STORY — “Room 33” Episode 506 (Airs Wednesday, November 11, 10:00 pm/ep) Pictured: Lady Gaga as The Countess. CR: Ray Mickshaw/FX

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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