Intervista a Claudio Villa

Intervista a Claudio Villa

Claudio Villa, classe 1959, è uno dei più grandi disegnatori italiani di fumetti. Ha lavorato su Tex, tantissimo, e lo ha fatto suo curandone le copertine negli ultimi venti anni e disegnandone numerose avventure. Oltre che su Tex, poi, in Sergio Bonelli Editore ha messo le sue matite al servizio di Martin Mystère e Dylan Dog (di cui è il creatore grafico) e qualche anno fa ha avuto modo di confrontarsi anche con i supereroi americani disegnando una storia di Devil e Capitan America sceneggiata da Tito Faraci.

Claudio Villa davanti alle telecamere di Fumettology (fonte Multiplayer)
Claudio Villa davanti alle telecamere di Fumettology (fonte Multiplayer)

Il bello del mondo del fumetto è anche questo: ci sono persone importanti, degli artisti veri, che si dimostrano umili e disponibilissimi a rispondere alle tue domande e raccontare la loro esperienza. E magari la stanno raccontando per la milionesima volta, ma lo fanno sempre con la stessa passione e magari con un velo di nostalgia.

Claudio Villa è uno di questi. Dovevamo incontrarlo a Lucca Comics and Games, ma le cose si sono ingarbugliate. Superata Lucca, siamo riusciti a sbrogliarle, perché un’intervista a Claudio Villa è un’occasione che non va persa.

Come ti sei avvicinato al mondo del fumetto e perché?

In casa mia già respiravo l’atmosfera del fumetto in quanto mio padre, grande appassionato, rincasava a volte con un bel fascicolo colorato sotto braccio e per me era una festa! Tra quei disegni che ammiravo, sono state le pagine a colori del primo Batman, con il costume rosso, Superman, che allora si chiamava Nembo Kid, disegnato da Curt Swan ad accendere e rendere sempre più vivo il “fuoco” della passione per il disegno. Studiavo quelle bellissime e curatissime anatomie e poi le ridisegnavo, a memoria ovunque trovassi uno spazio cartaceo. Crescendo si è confermata quella strada. Dopo il liceo artistico ho conosciuto Franco Bignotti (disegnatore di Zagor) a cui devo gran parte di quel che so sul disegnare fumetti. Grazie a lui ho trovato il sentiero che mi ha portato fino a qui.

In Bonelli inizi a lavorare su Martin Mystère (a soli 23 anni!). Cosa ricordi di quelle prime esperienze in una realtà strutturata come la Bonelli?

Era come toccare il cielo con un dito. Avevo già pubblicato un primo fumetto per una casa editrice francese, ma ero ancora molto acerbo. Ricordo l’emozione di conoscere di persona quelli che per me erano i mitici nomi che vedevo ogni mese sui fumetti che leggevo: Castelli, Decio Canzio, Sergio Bonelli…
“Qui si fa sul serio”, pensavo. E ne sentivo tutta la responsabilità.

Da Mystère passi a Tex, che è il personaggio con cui vieni più spesso identificato. Qual è stato il tuo approccio iniziale al personaggio e come hai fatto a catturarne “l’anima”?

Bella domanda.
Infatti all’inizio avevo “catturato” il personaggio sbagliato. Per tutte le tavole della prima storia gli avevo fatto un’espressione cupa e incazzata. Tanto che un lettore scrisse per lamentarsi e disse che avrei dovuto disegnare Diabolik! Claudio Nizzi mi mise sulla strada interpretativa giusta: Tex ha un atteggiamento ironico, mai totalmente coinvolto emotivamente in quel che si trova a vivere. Da qui un’espressione più distaccata, ma non meno decisa.
Non è facile, comunque, “raccontare” un personaggio. Il disegnatore lo fa attraverso la recitazione, l’uso della luce e dell’inquadratura. È una ricerca che non ha mai fine. Più lo “conosci”, più ne sai “parlare”, attraverso il disegno, meglio e più efficacemente. Ad oggi posso dire di conoscerlo meglio, rispetto a quando ho iniziato a disegnarlo, ma, come nella realtà, non si finisce mai di conoscere una persona.

Claudio Villa - Tex
Claudio Villa – Tex
Galep - Copertina di Tex numero 1
Galep – Copertina di Tex numero 1

Di Tex diventi poi copertinista, subentrando allo stesso Galep. Quali elementi tieni a mente di solito per realizzare una copertina d’impatto?

Ogni copertina è una storia a sé. L’imperativo è non realizzare copertine che assomiglino ad altre già stampate. Cosa più facile a dirsi, in quanto il numero di copertine pubblicate è veramente alto e le situazioni in cui possiamo mettere Tex non sono troppo diverse l’una dall’altra. Per la sua lunga vita editoriale non è da dimenticare una sorta di “tradizione” che si esprime soprattutto nei colori della copertina: la camicia gialla di Tex è una sorta di “marchio di fabbrica” e il suo colore diventa un simbolo che va oltre la gestione realistica, prova ne è il fatto che si evitano il più possibile i giochi di luce e di ombre, che potrebbero “oscurare” l’importanza di quel giallo acceso in copertina.

Sempre a proposito di Galep, recentemente lavorando alle copertine della serie di ristampe di Repubblica hai avuto modo di confrontarsi più direttamente col suo lavoro di copertinista rielaborando anche alcuni suoi concept o alcune sue vignette. Qual è stato il tuo approccio?

Cercare il più possibile di adattare il mio segno, almeno nelle prime copertine della serie, a quello, veloce ed efficace, di Galep dei primi tempi su Tex. Ho dovuto “togliere” molti segni al mio stile e fare lo sforzo di “raccontare meno”, ma in modo comunque efficace. Arduo dire se ci sia riuscito pienamente o no e non spetta certo a me dirlo, ma è stato davvero impegnativo e stimolante.

Claudio Villa - Copertina di Dylan Dog numero 1
Claudio Villa – Copertina di Dylan Dog numero 1

Io da fan di vecchia data dell’indagatore dell’incubo ti associo naturalmente anche alle copertine dei primi numeri di Dylan Dog, personaggio di cui hai curato tra l’altro la realizzazione grafica. Che differenza c’è tra catturare l’anima di un personaggio già esistente e crearne uno da zero? Come ti sei relazionato, per esempio, con Tiziano Sclavi?

Quando affronti un personaggio nuovo ti senti libero completamente. Gli unici vincoli sono le indicazioni dello sceneggiatore, ma al disegnatore è chiesto un coinvolgimento totale, che non può che rendere felici.
Nel caso di DD, quando mi chiamarono per dare un volto al personaggio, si verificò stranamente una mancanza di informazioni che mi portò su una strada totalmente sbagliata. Non so come, ma non mi dissero si trattasse di un personaggio inglese. Il risultato è che nei primi studi che feci il carattere di quel primo abbozzo di DD era “spagnoleggiante”! Tanti capelli lunghi e un nasone grosso che, nella mia idea, sarebbe servito a renderlo immediatamente riconoscibile e anche facilmente “maneggiabile” da altri disegnatori, ma nello specifico si trattava di un personaggio, o meglio, di un disegno di un personaggio, che non aveva niente a che fare con le caratteristiche psicologiche richieste per DD.
Fu Sclavi a tagliar corto e a dire: “DD è Rupert Everett, vai al cinema a vederti un suo film e modifica un pò i caratteri rendendoli più forti”:
Detto, fatto. Il film era Another Country e gli studi che portai in Casa editrice fecero dire a Marcheselli: “Ma questo è Claudio Baglioni!”
In futuro DD e Baglioni si sarebbero incontrati davvero, ma questa è un’altra storia.
Di Tiziano e il periodo DD ricordo con piacere il lavoro per la ricerca delle copertine. Lui mi dava tre o quattro spunti su cui poi io lavoravo, sviluppandoli. Capitava che il risultato finale ci portasse anche da altre parti, ma sempre in tema con la scena proposta. Era la mia prima esperienza da copertinista e la ricordo con molto affetto.

A proposito di Dylan Dog, stai seguendo in qualche modo le vicende che porteranno, l’anno prossimo, al “nuovo corso” dell’indagatore dell’incubo? E se sì cosa ne pensi? Ci sono speranze per un tuo coinvolgimento?

Dati i miei impegni con Tex, non credo possibile un mio coinvolgimento. Un “rilancio” di un personaggio a fumetti è sempre una cosa stimolante. Recchioni è un talento vulcanico e sono proprio sicuro che sarà un programma tutto da gustare!

Tu sei un baluardo del fumetto italiano, ma hai avuto anche modo di confrontarti con i supereroi americani e con una gabbia grafica più libera della classica bonelliana. Come è stato lavorare su Capitan America e Devil insieme a Tito Faraci?

Ho faticato, ma è stato bello uscire da un’impostazione standard della tavola. Peccato sia durato poco, proprio quando cominciavo a divertirmi sul serio è finita la storia! Eheh.

Claudio Villa - Devil e Capitan America

C’è un personaggio o una situazione che ami particolarmente disegnare?

Ogni personaggio ha le sue particolarità da esplorare. Quello che mi piace è raccontare le sue emozioni, se posso e se la sceneggiatura lo prevede.

Per chiudere, la più classica delle domande: progetti futuri?

Dosi massicce di Tex. Tra un pasto e l’altro.
Ciao a tutti!

Claudio Villa - Tex e i suoi pards
Claudio Villa – Tex e i suoi pards

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Alessandro Diele

Alessandro Diele

Vivo a Bologna e scrivo qua e là.
Appassionato di fumetti e aspirante sceneggiatore, ho preso parte al volumetto “Cose che Parlano” (Double Shot) e sceneggio occasionalmente fumetti online. Alcuni miei racconti sono presenti nelle antologie “La notte delle streghe e dei vampiri” (Giovane Holden Edizioni), “365 racconti horror per un anno” e “Il magazzino dei mondi” (Delos Books), “Prima e dopo la fine del mondo” (Associazione Culturale Cyrano Comics), “C’era una volta” (Rosso China).
Mi occupo di comunicazione, organizzazione e promozione eventi. E del blog Dietro Le Nuvole, dove parlo di fumetti, comunicazione e altre storie.
Alessandro Diele

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2 Responses to "Intervista a Claudio Villa"

  1. Cesare   3 marzo 2014 at 10:25

    ma sto’ pedofilo de’ merda

    Rispondi
  2. Cesare   3 marzo 2014 at 10:26

    pardon taveo’ preso per quella specie de cantante che glie’ piaceva le regazine e se le coltivava

    Rispondi

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