La situazione del FinTech in Italia

La situazione del FinTech in Italia

ITALIA – PwC ha eseguito una ricerca dedicata al FinTech in Italia: dagli esiti di questa ricerca possiamo intuire che il mercato italiano sta maturando in modo graduale e, al tempo stesso, sta prendendo sempre più consapevolezza. Queste previsioni economiche sono precedenti all’emergenza del Coronavirus di cui ancora non conosciamo le reali conseguenze in ambito finanziario, rimangono comunque interessanti e vale la pena di parlarne.

Il FinTech è un processo che riguarda tanto gli operatori finanziari classici quanto le start-up innovative: tutti sono chiamati a farsi trovare preparati per fare i conti con i Big del tech, i veri competitor da affrontare. La crescita degli investimenti è senza dubbio un segnale positivo che merita di essere preso in considerazione, ma lo stesso si può dire anche per la crescita di collaborazioni con staff capaci di operare in contesti innovativi e agili. E, ancora, non si può sottovalutare l’aumento della domanda dei consumatori, mentre le istituzioni nazionali espandono la regolamentazione.


Come restare competitivi

Per non farsi travolgere dal mercato è necessario capire i gusti dei Millennial e adattarsi alle loro esigenze: d’altro canto sono proprio loro i veri protagonisti del contesto finanziario, che grazie alle proprie capacità sono in grado di individuare soluzioni comode e al tempo stesso efficaci, ma soprattutto rapide. Se la Generazione Y era abituata a sistemi di trasmissione dei dati di tipo fisico, oggi lo scenario è decisamente cambiato, dal momento che l’open banking ha le caratteristiche necessarie per rendere i pagamenti online più convenienti dal punto di vista economico e più facili da effettuare. Non è esagerato affermare, insomma, che la modalità di gestione delle transazioni finanziarie sia destinata a essere rivoluzionata.

La direttiva europea PSD2

Non vanno dimenticate, d’altro canto, le conseguenze della nuova direttiva europea PSD2, entrata in vigore dopo essere stata recepita dal Consiglio dei Ministri: si tratta di uno strumento che, almeno in teoria, dovrebbe essere latrice di ulteriori partnership tra le realtà che fanno riferimento alla financial technology e gli operatori finanziari classici. Un passo in direzione di una migliore innovazione tecnologica, ma soprattutto di una sua concreta applicazione, contando che la normativa si propone di disciplinare i servizi di pagamento in reazione al modificarsi delle abitudini dei consumatori.

L’esempio di eToro

Un esempio di come la finanza si stia evolvendo può essere individuato in eToro, piattaforma di brokeraggio multiasset e di trading online di cui è possibile conoscere ogni dettaglio grazie alle recensioni e alle informazioni riportate sul sito Investingoal.it. EToro è nata nel 2007 con l’obiettivo di rendere il trading alla portata di tutti: oggi la piattaforma è leader globale del cosiddetto social trading, e può vantare oltre 10 milioni di utenti attivi in qualsiasi angolo del pianeta.

Il social trading di eToro

La struttura di questa piattaforma può ricordare quella di un social network: il sistema CopyTrader permette anche a chi è alle prime armi in questo settore di effettuare operazioni nei mercati e di ottenere dei guadagni, in virtù di un assortimento molto vasto di investimenti possibili e di strumenti di trading all’avanguardia. Tutto si basa sul copiare le operazioni eseguite dai trader più bravi, dopo che si è diventati loro follower: il tutto, ovviamente, con l’accordo fornito dai trader stessi.

I Populas Investors

Gli utenti di eToro hanno la possibilità di interfacciarsi con una tipologia di gestori di portafoglio inedita: si tratta dei cosiddetti Popular Investors, vale a dire trader che mettono in atto strategie di investimento speciali, grazie a cui possono essere pagati ogni volta che le loro transazioni vengono copiate da altri utenti. Insomma, è facile capire perché le start-up del FinTech stiano crescendo e progredendo, entrando in ambiti che fino a qualche tempo fa erano appannaggio pressoché esclusivo delle banche.

Gigi Botti
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