Cervelli da buttare in 10 cover

Cervelli da buttare in 10 cover

Alla Galleria Sinopia di Roma, il noto neurologo del Policlinico di Tor Vergata Alessandro Stefani ha presentato il suo ultimo libro “Cervelli da buttare” (Armando Editori  €20,00; versione e-book € 6,73), un testo dedicato alle nuove fragilità e alle situazioni di criticità determinate dalle demenze – Alzaimer, Parkinson ma non solo – caratteristiche di una società che deve fronteggiare l’invecchiamento della popolazione e elaborare delle strategie per convivere con l’aumento di queste gravi patologie degenerative molto invalidanti a carico del cervello e che mettono a dura prova le famiglie dei pazienti. 

Nell’elegante spazio espositivo della Galleria Sinopia di Raffaella Lupi in via dei Banchi Nuovi, spazio che mette insieme in modo molto originale antiquariato e arte contemporanea, hanno contribuito alla presentazione del volume alcuni pittori dell’ambiente artistico romano che hanno realizzato e proposto per l’occasione altrettante possibili copertine del libro dedicate alla complessità e alla delicata struttura del cervello umano.

Prima di lasciare il giusto spazio all’autore e ai problemi da lui affrontati ci fa piacere citare questi artisti e analizzare, seppur brevemente, le loro cover. Alcuni erano presenti in sala ed è stato pertanto possibile dialogare con loro in merito alle loro sperimentazioni, all’uso dei materiali, alle tecniche e alle scelte espressive.

CRISTIANA-VIGNATELLI-BRUNI

Claudio Andreoli, rielaboratore delle più diverse espressioni artistiche del passato e sperimentatore di molte tecniche pittoriche, in questo caso rappresenta con tela nera, vinavil e garza figure umane che perdono definizione; Francesco Castellani, con la sua plastica copertina  traccia spazi interiori, mentali, psichici e onirici rievocando le luci e le ombre geometriche della nostra memoria; Antonio Grieco che con la sua cover in piombo sembra voler rappresentare anche la funzione protettiva del volume del prof.  Stefani in difesa di questi pazienti; Jasmine Pignatelli, sulla  sua candida cover traccia in nero e in rilievo sottili traiettorie e collegamenti che assumono però significativi andamenti “Directionless”; Paola Romoli Venturi, anche nella sua cover prevale il bianco ma il bianco è minacciato da una piccola tartaruga che si insinua in questo spazio come un misterioso alieno che interrompe l’ordine deformando anche se stessa; Cristiana Vignatelli Bruni, la sua copertina è fatta di ritagli di giornali e fili rossi che narrano la degenerazione dei processi logico-comunicativi e l’ingresso in un’altra dimensione spazio-temporale; Massimo Jatosti rielaborando Federico da Montefeltro di Piero della Francesca percorre e rappresenta gli ingranaggi della mente umana e della cultura; le connessioni tra spazio fisico e memoria sono rappresentate nella cover di Massimo Luccioli; il punto di vista di un paziente è invece elaborato da Baum.

Ben Introdotto dall’elegante e accogliente padrona di casa Raffaella Lupi, ecco il professore con la sua chiara e mai banale capacità dialettica, che si riscontra spesso nei medici di valore, affrontare il tema grave e doloroso delle demenze e i loro albori (queste patologie insorgono di solito dopo i 50 anni), dei primi segnali anche radiologici che è importante riconoscere per una diagnosi precoce. Il libro è composto da quattro racconti caratterizzati da testimonianze dirette dei familiari dei malati che ripercorrono i lunghi anni della malattia da un punto di vista medico e emotivo. Si ritrae in questo modo la vita vera di chi sta vicino ai pazienti, l’intralcio e l’onere economico per le famiglie, spesso lasciate sole, e la perdurante inadeguatezza degli strumenti terapeutici. Stefani insiste sul ruolo fondamentale della famiglia e delle associazioni dei malati di Alzheimer e di Parkinson, sull’importanza di non abbandonare questi pazienti facendogli fare esercizi, allenamenti e una corretta alimentazione. Evitare l’isolamento mantenendo le relazioni umane, fare rete e poi ancora servizi sanitari specializzati, anche di tipo psicologico. Ai progressi dell’Italia sul fronte della conoscenza e la cura delle malattie neurodegenerative si contrappone il percolo delle cure con farmaci staminali, la cui efficacia non è dimostrata, terapie che portano le famiglie a insensati viaggi della speranza in Asia o verso paesi che offrono staminali inutili e a caro prezzo. L’analisi non fa sconti specialmente sul piano terapeutico, in quanto non esistono ancora cure farmacologiche risolutive per questi pazienti anche se i farmaci aiutano moltissimo a ridurre la sintomatologia.

FRANCESCO-CASTELLANI-mind-mapping

L’importanza del libro “Cervelli da buttare” è evidente e va addirittura oltre la cura di queste malattie. Ciò che colpisce di più è la visione a 360 gradi del sistema salute e del modello di intervento proposto. Ascoltando la voce pacata ma incisiva di questo studioso, la sala percepisce che ci troviamo di fronte a un medico che non lavora nel chiuso del suo laboratorio. Al contrario Alessandro Stefani ritiene che la difesa dalle demenze passi per un coordinamento di diverse componenti, la cura delle situazioni di contesto e il cambiamento di mentalità verso queste patologie del cervello. Le armi su cui contare sono le nuove tecnologie, competenze avanzate, nuovi servizi, educazione e condivisione delle responsabilità, è questa la medicina di cui questi pazienti e, direi più in generale, la nostra società ha bisogno.

In conclusione una galleria molto bella, un progetto molto originale di collegamento tra Arte contemporanea e Medicina che verrà riproposto con altri settori della cultura, come ci ha spiegato Jasmine Pignatelli, un tema che ci tocca da vicino ma che possiamo affrontare con dignità non isolando più questi pazienti dalla società.

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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