Con “Quello che non brucia” la Paolo Grassi torna all’Elfo Puccini

Con “Quello che non brucia” la Paolo Grassi torna all’Elfo Puccini

MILANO – Quello che non brucia, produzione della Paolo Grassi, va in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano

Nell’ambito della rassegna Teste inedite 2026, il 9 luglio 2026 la Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini di Milano ha ospitato Quello che non brucia, testo di Annalisa Scopinich con la regia di Clémence Jourdan Delmonte, produzione della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. In scena Silvia Paterlini, Chiara Maggio, Alessia Carkanji e Lua Omi Quagliarella.

Lo spettacolo affronta uno dei conflitti più laceranti che possano presentarsi: il confine tra il diritto alla cura, l’autodeterminazione familiare e il ruolo dello Stato quando ritiene necessario intervenire per tutelare un minore. La vicenda ruota attorno a Savi, una bambina di otto anni a cui viene diagnosticato un tumore al cervello. Da una parte c’è Eliana, la neurochirurga convinta che ogni possibilità terapeutica debba essere perseguita; dall’altra Nunia, la madre, che rifiuta interventi invasivi e dolorosi pur accettando il rischio di perdere la figlia. A decidere è Emma, la giudice chiamata a stabilire quale sia il vero interesse della bambina. Dieci anni più tardi, una Savi ormai adulta dovrà confrontarsi con le conseguenze di quella decisione.

La regia sceglie una soluzione scenografica efficace: il palcoscenico riproduce un’aula di tribunale e parte del pubblico viene collocata direttamente sulla scena, alle spalle degli imputati. Un espediente che trasforma gli spettatori in testimoni privilegiati del processo e li rende partecipi di un giudizio che, inevitabilmente, continua anche fuori dal teatro.

Il confronto verbale e morale

Le interpreti sostengono con intensità una drammaturgia costruita soprattutto sul confronto verbale e morale. Il ritmo è serrato e il testo evita facili sentimentalismi, preferendo mettere in scena lo scontro tra convinzioni inconciliabili.

È però proprio sul piano ideologico che Quello che non brucia suscita le maggiori perplessità. Il testo sembra assumere una posizione molto netta nel sostenere il dovere del medico di perseguire la cura a ogni costo, anche quando ciò comporta il ricorso a strumenti estremi come la limitazione o la sospensione della responsabilità genitoriale. Ancora più controversa è la reiterazione, affidata al personaggio della giudice, dell’affermazione secondo cui chi è povero non dovrebbe avere figli. Una frase volutamente provocatoria, che rischia di apparire non tanto come uno spunto di riflessione, quanto come una tesi ribadita con insistenza.

Il risultato è uno spettacolo che divide. Se da un lato ha il merito di affrontare temi complessi senza cercare scorciatoie emotive, dall’altro propone una visione fortemente orientata del rapporto tra medicina, giustizia e genitorialità, lasciando poco spazio a sfumature o a un reale equilibrio tra le diverse posizioni. La forza della messinscena sta proprio nella capacità di generare discussione, anche quando le conclusioni a cui sembra condurre possono risultare discutibili.

Quello che non brucia è dunque uno spettacolo che non lascia indifferenti: ben costruito dal punto di vista scenico e interpretativo, ma destinato a far discutere soprattutto per le idee che mette in campo e per il modo deciso con cui sceglie di rappresentarle.

Teatro Elfo Puccini

Corso Buenos Aires 33 – Milano

02 0066 0606

Alessandra MR D'Agostino

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