Da cosa nasce casa: due domande ad Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello

Da cosa nasce casa:  due domande ad Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello

Domenica 23 Novembre. Teatro San Leonardo. In un contesto cinquecentesco all’interno di un teatro fra i più antichi della città, ma fra i pochi così datati ad essere ancora attivo, è stata messa in scena, per la seconda settimana, una pièce brillante che affronta problematiche e temi  di grande attualità,  portando alla ribalta un insieme di argomenti, fra i più controversi e i più diffusi o semplicemente più pruriginosi. Il titolo “Da cosa nasce casa”, testo inedito scritto a quattro mani e recitato dagli stessi autori  Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello    riporta le vicende di una convivenza coatta  a seguito di un  “bisticcio” burocratico, fra due ragazzi Luca (Alessandro Liuzzi) e Michele (Andrea Zantonello)  poco più che  trentenni  alle prese con contratti di lavoro precari, poco denaro a disposizione, case minuscole ma  lo stesso dagli affitti improponibili. Tutto un po’ come nella ‘norma’.  La sorpresa giungerà poco dopo che Luca avrà traslocato nel monolocale dall’affitto apparentemente “abbordabile” – presto si capirà perché – questo infatti  risulta essere ottenuto dal frazionamento di un locale più ampio: il proprietario dell’immobile ha pensato bene di ricavare il massimo della rendita, fornendo però il minimo, suddividendo abusivamente il locale, ottenendone due, separandoli da un muro in cartongesso. Il problema scoppia  quando il proprietario – solo successivamente -comunica ai due inquilini che dovranno abbattere quel muro per  poi coabitare nella stessa unità, fino a che lui non avrà messo le cose in regola col catasto e ricevuti  i relativi permessi,  dopo di che il muro si ergerà come prima. Facile, no?

Luca e Michele, sono due personaggi molto diversi tra loro: tanto è riservato,  precisino, diffidente un po’ pessimista il primo, quanto solare, estroverso e casinista il secondo; per non dire poi che Michele è estremamente ammiccante con uno  spirito da “rimorchiatore”che non si tira indietro di fronte a  un’occasione come questa piovuta lì, dal cielo.
Così è all’inizio. La commedia appare  nella prima parte estremamente brillante, divertente, esilarante, con giochi di parole alquanto succulenti, impietosa ma ironica insieme, si gioca con molta evidenza  sui cliché e i luoghi comuni con cui si addita all’omosessualità – e quest’aspetto, secondo chi scrive  fa un po’ da esca verso il pubblico – ma poiché si propone  un mondo visto dall’interno da chi ben conosce la questione, la dose viene ulteriormente aumentata come per dire: “volete fare delle battute sui gay? Bene, eccovi accontentati, noi però ne sappiamo ancora di più di voi e di più feroci!”. Quindi è un via andare di gag irresistibili, frecciate di spirito come quando Michele rivolgendosi a  Luca  che è di pessimo umore,  gli dice: “Siamo un po’ carenti di vitamina C e non parlo di arance!”
La vicenda  seguirà una svolta solo inizialmente prevedibile, Luca cederà, i due protagonisti vivranno  il loro idillio, come dire: “La fortuna ha la c maiuscola”; ma dopo poco il rapporto inizierà a reclinare verso un lato più drammatico, passato l’effetto ‘sparkling’ di questa ammaliante coppa di champagne resterà un fondo amaro, forse un finale aperto ma per ora non ci saranno né il lancio del riso né la statuina di lui e lui in cima alla torta nuziale.

Il testo, pur avendo una sua unità, si compone con molta chiarezza di due parti distinte separate da un ipotetico “muro” oggetto e simbolo insieme che ritorna a più riprese: ilare, la prima ma  più dura da smaltire la seconda. L’essenza della vicenda non tratta questioni relative all’omosessualità, abbiamo però due omosessuali protagonisti che condividono  la  stessa questione trasversale  ma  universale.  Entrambi i protagonisti saranno in grado di  sviscerare con sguardo lucido e non poca amarezza le tipologie dei vari fallimenti nelle relazioni amorose, ascrivendole  a categorie ben precise.  Nella pièce, soprattutto nella seconda parte si parla di amore, di non-amore, del timore di amare e di lasciarsi andare, di mancanza di responsabilità, di paura ad impegnarsi, del tirarsi indietro che tanta parte ha all’interno delle  nostre solitudini:   i rapporti di  ognuno  sembrano interrotti da un muro a baluardo o a difesa di noi stessi, e di questa incapacità grave di accogliere l’altro.
Curiosamente i dati dicono che  il “matrimonio” come patto fra due persone di sesso diverso sia in crisi in favore della più informale convivenza;    paradossalmente a chiedere il “matrimonio” a gran voce, sancendo un’unione a tutti gli effetti sono proprio coloro i quali si orientano verso persone del loro stesso sesso.
Che strana la vita!

da cosa nasce casa  - 23 novembre al teatro san salvatore

Due domande ad Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello.

23 Novembre – Teatro San Salvatore. Dopo lo spettacolo ho modo di scambiare alcune domande con Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello  gli attori protagonisti di “Da cosa nasce casa”,  questo scambio avviene in un  tempo molto risicato – gli interpreti sono attesi altrove – e a conclusione di uno spettacolo dal ritmo intenso, della durata di poco meno di due ore ma senza intervallo.  Lo spettacolo ha bissato il sold out, ottenendo un risultato ben al di sopra delle aspettative degli stessi interpreti che ne hanno scritto anche il testo. Mi faccio quindi  largo fra un ampio capannello  di signore giunte lì a congratularsi con i bravi protagonisti.

D.F.: La prima domanda che ti chiederei è proprio quella sulla genesi della commedia, da che cosa è nata “Da cosa nasce casa”?

A.L.: E’ nata da un’idea folle di due persone che si conoscevano già, che hanno molto in comune con questa storia – molto chiaramente romanzata e adattata al testo teatrale, che hanno   pensato bene di esprimere attraverso il teatro – che reputano il mezzo più affine a loro stessi – qualcosa che sembra essere sorpassato nell’opinione pubblica però in realtà è  profondamente non radicato… non una cosa normale, quindi non solo le relazioni omosessuali  intese in senso lato, in senso ampio: matrimonio,  convivenza, diritti civili,  ma il semplice fatto di essere omosessuali nella società. Noi abbiamo scelto una chiave che era la nostra: la chiave dell’esperienza,  la chiave dell’amore che è una chiave, secondo me universale e anche secondo Andrea, scegliendo di fare qualcosa di più normale possibile. Quindi  allontanandoci dallo stereotipo  dell’omosessuale visto solo come lustrini e paillettes…

D.F.: Posso farti un’osservazione? La pièce mi è piaciuta moltissimo (…) in realtà sullo stereotipo “lustrini e paillettes” ci avete  molto giocato – anche con un’ironia ferocissima- avete messo insieme tutti i cliché a riguardo – non solo il suo grembiule (quello che ad un certo punto indossa Michele n.d.r.) che ricorda molto “La cage aux folles”, ma l’omosessualità non è la cosa principale…il finale lascia un’amarezza…

A.Z.: Può sembrare un finale “brutto”, nel senso non “…e vissero tutti felici e contenti”, ma un finale più aperto nel senso che può nascere – si può pensare – che nasca qualcosa di bello (…)

D.F.: L’idea di fuggire dalle proprie responsabilità è molto  comune, fra tutti

 A.L.: Il non impegnarsi nelle relazioni diventa comune all’individuo (…)

 Se tante persone eterosessuali che erano presenti  stasera e anche  l’altra sera, si sono sentite chiamate in causa da un finale del genere, da una scusante del genere,  da una motivazione ‘vile’di questo  tipo, sicuramente noi abbiamo allora raggiunto il nostro obiettivo, cioè: dimostrare il postulato per assurdo. Quindi arrivare a far capire che non vogliamo imporre nessun tipo di idea di identità sessuale perché in realtà le cose belle succedono a noi quanto a quelli con un orientamento sessuale diverso, le cose meno belle succedono a noi come a  quelli con un orientamento sessuale diverso. Questo è l’amore!

D.F.: Siete rimasti soddisfatti dal riscontro del pubblico?

A.L.: Allora…siamo molto soddisfatti ed entusiasti perché il riscontro già dalla prima è stato veramente al di sopra di ogni tipo di aspettativa, oggi abbiamo replicato alla grande con un sold out completo e la cosa non può che riempirci di gioia! Siamo pronti ad essere accolti da spazi nuovi, da teatri nuovi, da rassegne nuove sul tema e non sul tema a chi ci voglia dare spazio, a chi sostenere  il teatro emergente.

…E allora teatri accoglieteli perchè questi giovani artisti vi riempiranno la sala e il pubblico ne uscirà coinvolto e divertito!

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

One Response to "Da cosa nasce casa: due domande ad Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello"

  1. Roberta Tagliaferri
    Roberta Tagliaferri   29 Novembre 2014 at 09:00

    Bellissima commedia!

    Rispondi

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