MONDO – In occasione della Giornata mondiale del cane, un viaggio nella musica attraverso 10 canzoni che hanno trasformato il migliore amico dell’uomo in protagonista di storie, ricordi ed emozioni.
Ci sono cani che hanno accompagnato musicisti in tour, altri che sono diventati protagonisti di canzoni e altri ancora che, senza mai entrare realmente in studio, hanno lasciato una traccia indelebile nella musica. In occasione della Giornata mondiale del cane, abbiamo raccolto dieci brani nei quali il migliore amico dell’uomo non è soltanto un animale, ma diventa memoria, amicizia, metafora e persino protagonista.
Il rapporto tra uomo e cane è talmente antico da essere quasi impossibile da separare dalla nostra storia. E la musica, naturalmente, non poteva rimanerne fuori. Nel corso dei decenni alcuni grandi artisti hanno trasformato quel legame in una canzone, spesso raccontando episodi molto personali.
Non è quindi una classifica. Sono dieci storie e canzoni diverse, accomunate dalla presenza di un cane che, per qualche motivo, è riuscito a entrare nella musica e a rimanerci.

1. The Beatles – Martha My Dear
Cominciamo forse dal cane più famoso della lista di queste canzoni, anche se per anni molti hanno pensato che Martha fosse una donna. Il brano dei Beatles, pubblicato nel 1968 nel White Album, fu scritto da Paul McCartney e prende il nome dalla sua Old English Sheepdog, Martha.
McCartney aveva acquistato la cagnolina nel 1965 e ne era particolarmente affezionato. In un’intervista dello stesso 1968 spiegò senza troppi giri di parole che la canzone era proprio “per il mio cane”. Anni dopo raccontò anche quanto John Lennon fosse rimasto sorpreso nel vederlo così affettuoso con un animale.
La cosa curiosa è che Martha My Dear non sembra affatto una canzone su un cane. È elegante, orchestrale, quasi romantica. E forse è proprio questo a renderla ancora più bella: per una volta, una canzone d’amore non parla di un amore romantico.

2. Pink Floyd – Seamus
Se c’è un cane che può vantare una vera e propria partecipazione musicale in una delle canzoni più iconiche della storia, è Seamus.
Il brano dei Pink Floyd, contenuto in Meddle del 1971, prende il nome dal cane di Steve Marriott, leader degli Small Faces e degli Humble Pie. Durante le registrazioni, l’animale finì per accompagnare il blues della band con i suoi ululati. David Gilmour e gli altri decisero semplicemente di lasciarli nella registrazione.
Il risultato è uno dei brani più strani della discografia dei Pink Floyd: poco più di due minuti nei quali la voce principale non è quella di un essere umano, ma quella di un cane.
E Seamus ebbe persino un sostituto cinematografico. Nella versione eseguita per Live at Pompeii, intitolata Mademoiselle Nobs, al posto suo venne utilizzata una borzoi chiamata Nobs.

3. Cat Stevens – I Love My Dog
Prima ancora di diventare uno dei cantautori più celebri della sua generazione, Cat Stevens esordì con una canzone dedicata al suo cane.
I Love My Dog fu il suo primo singolo, pubblicato nel 1966, e fu ispirato dal bassotto di famiglia, Pepe. Il brano raggiunse il numero 28 della classifica britannica e contribuì a lanciare la carriera del giovane Stevens.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti, ma il testo gioca anche con un’idea che probabilmente molti proprietari di cani comprendono bene: l’affetto di un animale non ha bisogno di spiegazioni complicate.
È curioso pensare che una delle prime pagine della carriera di Cat Stevens sia stata scritta proprio attraverso il rapporto con un cane.

4. Led Zeppelin – Bron-Y-Aur Stomp
Robert Plant aveva un cane di nome Strider. E sì, il nome arrivava proprio da Il Signore degli Anelli.
Il cane era un blue-eyed merle e Plant lo portò con sé durante il periodo in cui i Led Zeppelin lavoravano in Galles. Da quella esperienza nacque Bron-Y-Aur Stomp, pubblicata nel 1970 in Led Zeppelin III. Il brano racconta proprio le passeggiate e la compagnia di Plant e del suo cane.
Il risultato è lontanissimo dai grandi riff monumentali ai quali associamo normalmente i Led Zeppelin. È un pezzo acustico, allegro, quasi campestre.
E dentro quella canzone c’è un’immagine molto semplice: un uomo che cammina nella natura insieme al proprio cane. Una delle forme più elementari, e forse più autentiche, di felicità.

5. Neil Young – Old King
Nel 1992 Neil Young pubblicò Old King, una canzone dedicata al suo cane Elvis, un bluetick hound che lo aveva accompagnato anche durante i tour.
Young cambiò il nome dell’animale nel brano per evitare confusione con il celebre Elvis Presley. Il cane, raccontò il musicista, era stato un regalo di Natale e aveva finito per diventare un compagno inseparabile dei suoi viaggi.
La storia dietro la canzone è particolarmente bella perché Elvis non era semplicemente un animale domestico: era parte della vita itinerante di Young.
Quando il cane morì, il musicista trasformò quel ricordo in una canzone apparentemente semplice e leggera. Una piccola elegia per un compagno di viaggio.

6. Dolly Parton – Cracker Jack
Dolly Parton, scomparsa proprio nella giornata di ieri, ha dedicato diverse canzoni agli animali, ma Cracker Jack è forse una delle più tenere.
Il brano racconta il cane che la cantante aveva adottato quando era bambina. Lo aveva trovato vicino a un fiume, affamato e malridotto, e decise di portarlo a casa. Da quel momento Cracker Jack diventò il suo compagno d’infanzia, quello che la aspettava dopo la scuola e dormiva accanto al suo letto.
La canzone fu registrata nel 1973 e associata all’album Jolene, anche se la sua pubblicazione ufficiale arrivò soltanto successivamente in un’edizione ampliata.
È una storia che parla di un cane, ma soprattutto parla di infanzia e memoria. Perché alcuni animali finiscono per diventare parte dei nostri ricordi più profondi.

7. Henry Gross – Shannon
Nel 1976 Henry Gross trasformò una conversazione casuale in una delle canzoni più malinconiche dedicate a un cane.
Durante un tour con i Beach Boys, Gross incontrò Carl Wilson e gli raccontò del proprio Irish Setter, che si chiamava Shannon. Wilson gli disse che anche lui aveva avuto un cane chiamato Shannon, un Samoiedo morto dopo essere stato investito da un’auto.
Da quell’incontro nacque Shannon.
Il brano diventò un successo internazionale, arrivando fino al numero 6 della Billboard Hot 100 negli Stati Uniti e al primo posto in Canada e Nuova Zelanda.
La cosa sorprendente è che una storia così privata riuscì a diventare universale: il dolore per la perdita di un animale è un dolore che non ha bisogno di traduzioni.

8. Elvis Presley – Old Shep
Prima di diventare il Re del Rock’n’Roll, Elvis Presley cantava di un cane.
Old Shep era stata scritta da Red Foley nel 1935 e raccontava la storia del cane che Foley aveva avuto da bambino. L’animale, nella realtà chiamato Hoover, era stato avvelenato da un vicino.
Elvis la cantò quando aveva appena dieci anni, durante un concorso per giovani talenti. Era il 1945 e quella fu una delle sue prime esibizioni pubbliche. Anni dopo tornò a incidere il brano.
Oltre a questo però, c’è anche un altro pezzo che divenne molto conosciuto al grande pubblico grazie a Elvis. Si tratta di “Hound Dog“, una delle canzoni più iconiche della storia del Rock ‘n’ Roll, che il cantante statunitense fece sua in una versione tutta nuova.
C’è quindi qualcosa di quasi simbolico: una delle prime volte in cui Elvis salì su un palco lo fece cantando la storia di un cane.

9. Francesco De Gregori – Quattro cani
Dall’altra parte dell’Atlantico torniamo in Italia con uno dei brani più enigmatici del cantautorato italiano.
Quattro cani compare in Rimmel, l’album pubblicato da Francesco De Gregori nel 1975, e racconta quattro animali molto diversi tra loro: un cane di guerra, un bastardo, una cagna e un cane con un padrone.
Per anni si è cercato di capire chi si nascondesse dietro quei quattro cani, trasformandoli in possibili metafore di personaggi reali. De Gregori ha però smentito queste interpretazioni.
Ed è forse proprio questo il punto. I quattro cani possono essere letti come quattro modi diversi di stare al mondo: la guerra, la strada, la libertà, la dipendenza. Non servono necessariamente nomi e cognomi per riconoscersi in una storia.

10. Norah Jones – Man of the Hour
Chiudiamo con una canzone che ribalta completamente la prospettiva.
In Man of the Hour, contenuta nell’album The Fall del 2009, Norah Jones mette a confronto il cane e l’uomo, arrivando a preferire decisamente il primo come compagno di vita. Il brano è diventato uno dei più celebri esempi del rapporto tra la cantautrice e il suo mondo animale.
Il messaggio è ironico, ma dietro l’ironia c’è una considerazione molto semplice: il cane non pretende spiegazioni, non giudica e non complica necessariamente ciò che potrebbe essere semplice.
E forse è proprio questo il motivo per cui, dopo migliaia di anni di convivenza, continuiamo a raccontare il cane nelle nostre storie, nei film e nelle canzoni.
Quando una canzone diventa un ricordo
Da Martha a Seamus, da Strider a Elvis, passando per Cracker Jack e i quattro cani di De Gregori, queste canzoni raccontano una cosa che va oltre la musica.
Raccontano il modo in cui gli animali entrano nelle nostre vite e, spesso, finiscono per rimanerci anche quando non ci sono più.
Forse è questa la ragione per cui tante canzoni dedicate ai cani hanno una componente malinconica. Perché un cane vive meno di noi e, inevitabilmente, prima o poi arriva il momento dell’addio.
Ma fino a quel momento c’è tutto il resto: le passeggiate, le attese, i viaggi, le corse, la quotidianità. E anche una canzone. Ecco perché ricordarle proprio nella Giornata mondiale del cane.
Perché alcuni cani non diventano soltanto parte della nostra vita. Diventano parte della nostra memoria. E, qualche volta, anche della musica.
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