AUSTRALIA – Conosciamo Gabrielle Wang, scrittrice e illustratrice di libri per ragazzi, attraverso un mio nuovo format di intervista. Fra musica e ricordi, ci parlerà anche del suo ultimo libro, uscito quest’estate.
Ho incontrato Gabrielle Wang la prima volta che ho visitato la Fiera del libro per ragazzi di Bologna, nell’aprile del 2019. Il clima che si respira durante l’evento è di estrema accoglienza, atmosfera che favorisce i contatti di lavoro ma anche la semplice curiosità. Passeggiando fra gli espositori mi sono fermata allo stand collettivo dell’Australia, incuriosita dal lavoro di un’illustratrice. Seduta a un tavolo rivolto verso le persone di passaggio, stava disegnando. Accanto a lei un piccolo cartello: Meet Gabrielle Wang. Incoraggiata dalla scritta e dalla sua espressione sorridente, le ho rivolto la parola. Esiste un termine ultimamente molto in voga, flow, che in inglese significa flusso. Ecco: il dialogo con Gabrielle è stato così fin dall’inizio, uno scambio di parole fluido. Non ho avvertito la naturale diffidenza di chi parla con una persona nuova, ma nemmeno ho sentito una “gentilezza seriale” dettata solo dal fatto che era seduta rivolta verso chi passava. Scrittrice e illustratrice di libri per l’infanzia, si trovava a Bologna per ragioni professionali e per approfondire lo studio della lingua italiana. Fino a quel momento, erano già uscite parecchie pubblicazioni sia per Penguin, sia per altri editori, e aveva già ricevuto numerosi riconoscimenti.

Un paio d’anni fa ci siamo viste di nuovo in fiera: questa volta partecipava a Bologna Children’s Book Fair come Australian Children’s Laureate per il biennio 2022-2023, un riconoscimento molto importante nell’ambito della letteratura per ragazzi. Durante i due anni della nomina, il laureate è chiamato a promuovere la lettura nei più giovani, in Australia e all’estero, attraverso incontri, eventi e laboratori. Nata a Melbourne ma di origini cinesi, la produzione artistica di Gabrielle è sempre stata influenzata sia dalla cultura australiana, sia da quella dei suoi antenati. Per questo motivo, durante il biennio e non solo, si è costantemente impegnata a valorizzare le diversità culturali fra i giovani.

Fin dal 2019 abbiamo mantenuto i contatti, quindi ero al corrente che negli ultimi tempi stava lavorando a un nuovo libro. Il mese scorso, The silken thread è uscito per i tipi di Penguin Kids Australia sia nei negozi, sia in formato ebook e audiolibro.
L’intervista…
Gabrielle, prima di “entrare” nel mio nuovo format, ci vuoi parlare della tua nuova uscita? Anche questo libro ti ha richiesto un paio di anni di lavoro come gli altri?
Ci ho messo meno del solito a scrivere The Silken Thread (trad. Il filo di seta) perché per le storie ho preso spunto dal libro di memorie che teneva mia madre. Normalmente un mio libro impiega due o tre anni, fra scrittura e pubblicazione.
L’idea è nata mentre riflettevo sul legame che avevano i miei genitori. Sembrava che affondasse le radici nella loro infanzia, il che l’ho trovato straordinario, visto che provenivano da un’educazione molto diversa. Mia madre, cresciuta a Melbourne, era sino-australiana di terza generazione perché il bisnonno paterno era venuto in Australia negli anni Trenta dell’Ottocento. Mio padre invece veniva dalla provincia di Jiangsu, in Cina. Strano a dirsi, ma è stato “grazie” alla Seconda Guerra Mondiale che si sono incontrati, quando mio padre fu stanziato a Melbourne in missione militare.
Tendo spesso a creare storie in cui si intrecciano due mondi lontani. Ho pensato che forse un magico bozzolo da seta potesse servire a far incontrare i due bambini in una dimensione parallela. I bachi da seta hanno avuto un ruolo importante nella vita di mio padre, quando da bambino viveva nelle campagna cinese.

… 5×5
Inauguro con te il mio nuovo format per le interviste che ho chiamato 5×5 : cinque ricordi per cinque canzoni. Si tratta di ripescare dalla memoria 5 momenti significativi della tua vita che sono stati accompagnati da una canzone o da una musica. Un viaggio in macchina con la radio in sottofondo, un concerto, una scena di un film che ti è rimasta impressa e che aveva una bella colonna sonora. Non importa che tutti e cinque i ricordi siano legati a una melodia: se ce ne sono di importanti che non l’avevano, puoi associargli tu la musica più adatta.
Ecco la mia playlist di musica e ricordi:
- Love Me Do dei Beatles è stato il loro singolo di esordio. Sono stata una patita dei Beatles sin dagli inizi. Era un’ondata di musica rock nuova per gli anni Sessanta, un momento veramente elettrizzante.
- The Lord is My Shepherd è un inno che cantavamo alle superiori. Facevo parte del coro madrigalistico di 12 elementi della scuola. A volte eravamo invitati a cantare a matrimoni di nostri ex studenti: l’acustica in chiesa era meravigliosa. Io ero contralto. In quel periodo suonavo la chitarra, sia classica sia folk, e mi piaceva cantare le canzoni folk di Bob Dylan.
- Good Vibrations dei Beach Boys. Questa canzone per me rappresenta il senso di libertà che si prova quando si finiscono le superiori. La transizione verso il mondo adulto.
- Il mio compositore di musica classica preferito è Bach e il brano che amo di più è la Suite per orchestra n° 3 in Re maggiore, BWV 1068. Fu mia madre che mi fece conoscere Bach. Sapeva suonare il pianoforte e ci svegliavamo la domenica mattina al suono della sua musica. Aveva un Blüthner a mezza coda che ancora oggi appartiene alla nostra famiglia. Era dotata di un talento naturale e si esercitava di rado.
- May I Suggest scritta da Susan Werner. Preferisco la versione delle Red Molly, arrangiata per sole voci. Ho scelto questa canzone da far cantare al nostro coro per la presentazione di The Silken Thread, avvenuta il 5 luglio, perché è splendida e profonda: ci ricorda che la parte migliore della nostra vita è Adesso.
Ci salutiamo quindi con i brani selezionati da Gabrielle Wang e con questa sua considerazione che, come il poeta latino Orazio, ci invita al carpe diem.
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