ROMA – Tesori dei Faraoni è un viaggio nella civiltà egizia attraverso le sue forme più alte e insieme più intime: potere, fede, vita quotidiana. L’esposizione alle Scuderie del Quirinale non è solo una mostra ma un grande progetto culturale che porta nella Capitale una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal Museo Egizio del Cairo e dal Museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro paese. La mostra è stata prorogata fino a domenica 14 giugno 2026.
La mostra “Tesori dei Faraoni” racconta la civiltà egizia in forma intima. Intorno al grande fiume Nilo gli Egizi hanno prosperato per tremila anni, dando così vita ad un impero dalla vita culturale e sociale assai complessa. Una macchina statale avanzata, divinità con corpi umani e teste animali da venerare. Una religiosità raffinata, espressioni architettoniche ed artistiche maestose ed imponenti, un mondo che colpì profondamente i popoli e gli imperi che vi entrarono in contatto o in collisione e il cui fascino ha attraversato i secoli arrivando sino a noi perpetuando la medesima fascinazione ed attrazione.

L’oro: materia divina e simbolo dell’eternità
Il percorso apre con lo splendore dell’oro, materia divina e simbolo dell’eternità. Il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, la Collana delle Mosche d’oro, antica onorificenza militare per il valore in battaglia. Con il collare di Psusennes I introducono al mondo delle élite egizie, dove l’ornamento diventa linguaggio politico e riflesso di una teologia del potere. Intorno al corredo funerario di Psusennes I, scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria raffinatezza. Amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, conservano intatta la loro luce.

Il rito del passaggio tra la vita e la morte
Dalla magnificenza regale si entra nell’universo del rito e del passaggio, dove la morte è intesa come trasformazione. Il monumentale sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, domina una sezione dedicata alle pratiche funerarie e alla fede di rinascita. Attorno, le statuette shabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei Morti raccontano la precisione quasi scientifica con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà. Un insieme di formule, immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra.

La quotidianità del potere
Il percorso si apre poi al volto umano della regalità. Le tombe dei nobili e dei funzionari, come quella di Sennefer, svelano la quotidianità del potere, la devozione e il senso del dovere di chi serviva il faraone come garante dell’ordine cosmico. In dialogo con queste figure, la poltrona dorata di Sitamun, figlia di Amenofi III, restituisce un’intimità sorprendente. Un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e continuità familiare.
L’arte degli artigiani a servizio della grandezza dei faraoni
Una delle sezioni più spettacolari è dedicata alla “Città d’Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti provenienti da questo straordinario sito restituiscono la voce degli artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni. Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e senso religioso in ogni gesto.

Quando il volto del re diventa icona dell’immortalità
La mostra culmina nel mistero della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il percorso sono tra le espressioni più alte dell’arte faraonica. L’Hatshepsut inginocchiata in atto d’offerta, la diade di Thutmosi III con Amon, la Triade di Micerino. Fino alla splendida maschera d’oro di Amenemope, dove il volto del re, levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai al divino. In chiusura, la Mensa Isiaca – eccezionalmente concessa dal Museo Egizio di Torino – riannoda il filo simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l’antico legame spirituale e culturale tra i due mondi.

Il concetto di regalità
Il concetto di regalità sacra, affermatosi sin dagli albori della storia egizia, intorno al 3200 a.C., fu all’origine di uno dei sistemi di governo più complessi e duraturi mai esistiti. Rimase quindi quasi immutato per oltre tremila anni. Il faraone era considerato l’incarnazione di Horus, il dio che aveva lottato per riconquistare il trono del padre Osiride. In veste di Horus, il sovrano difendeva il trono d’Egitto e, al tempo stesso, garantiva la conservazione dell’ordine cosmico.

Il re governava in base al concetto di maat. Verità, giustizia e armonia universale. Alla sua morte, assumeva un’altra forma divina, diventando una manifestazione di Osiride, signore dell’oltretomba. Il faraone era al tempo stesso figlio di Ra, dio della creazione, e come tale aveva il dovere di dimostrare al suo popolo di essere in grado di compiere imprese prodigiose. Per questo, ogni grande iniziativa – dall’edificazione di imponenti piramidi e magnifici templi alle opere collegate all’agricoltura come dighe, canali e bacini, alle spedizioni commerciali verso la Terra di Punt, da cui provenivano merci esotiche sconosciute agli Egizi – era preceduta dalla frase: “Mai questo era accaduto nella nostra terra dai tempi degli dèi”.

Il potere del Faraone
Ogni singola impresa veniva attribuita alle capacità miracolose del re. Il faraone deteneva il potere assoluto, riunendo in sé autorità politica, religiosa, militare e amministrativa. La fertilità della terra e persino le piene del Nilo erano associate alla sua forza e alla sua legittimità. Il concetto di regalità non solo influenzava la politica e l’organizzazione del paese in termini ideologici e amministrativi, ma permeava l’intera civiltà: dall’arte all’architettura, dalla letteratura alla religione. Nella visione degli Egizi, la continuità del potere regale era collegata alla stabilità dell’universo e alla prosperità del paese: “il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità.” – Zahi Hawass
Il curatore Tarèk El Awady dichiara che “Questa mostra racconta non solo i faraoni, ma anche le persone che li circondavano. Ogni reperto è una voce che ci parla di vita, fede e immortalità. È un dialogo tra passato e presente, tra Egitto e Italia, che continua da tremila anni”.

Il Catalogo della Mostra “Tesori dei Faraoni”
Questo volume, realizzato in occasione della mostra alle Scuderie del Quirinale, ma pensato come opera autonoma, è una delle più importanti pubblicazioni sull’arte e la cultura dell’Antico Egitto oggi disponibili in lingua italiana. A cura di Zahi Hawass, il più celebre egittologo vivente, il catalogo riunisce oltre 130 capolavori in gran parte inediti o raramente esposti, provenienti dai maggiori musei e siti archeologici d’Egitto.
La narrazione si articola in un ricco percorso di saggi e approfondimenti che affrontano i grandi temi della civiltà faraonica: il ruolo del sovrano e della regalità sacra, il rapporto con il divino, l’estetica funeraria, la scultura monumentale, la vita quotidiana, il ruolo delle donne e il dialogo tra Egitto e mondo mediterraneo.
Gli autori sono egittologi di fama internazionale, italiani e stranieri, coordinati da Hawass. Elemento distintivo del volume è la campagna fotografica realizzata da Massimo Listri, uno dei più grandi maestri della fotografia di architettura e beni culturali al mondo, che restituisce le opere con una resa visiva di altissima qualità e profondità.
Stampato in grande formato, con finestre editoriali curate nei minimi dettagli, I tesori dei faraoni è un libro che coniuga rigore scientifico e potenza visiva, destinato a diventare un riferimento per studiosi, appassionati, collezionisti e per chiunque desideri entrare nel cuore della civiltà egizia attraverso uno sguardo nuovo e contemporaneo.

L’esperienza della mostra “Tesori dei Faraoni”
L’esperienza di visita alla mostra TESORI DEI FARAONI si arricchisce di audioguide d’autore. La versione in inglese dell’audioguida è narrata dal grande archeologo Zahi Hawass, che firma anche il catalogo della mostra; la versione in italiano è raccontata da uno dei protagonisti della divulgazione archeologica, Roberto Giacobbo. Zahi Hawass e Roberto Giacobbo, con la passione che li contraddistingue, condurranno i visitatori in un viaggio affascinante e straordinario attraverso la Storia, i misteri e le meraviglie dell’antico Egitto.
Sul sito www.scuderiequirinale.it è possibile acquistare in prevendita il biglietto alla mostra (consigliato a fronte di una forte richiesta) e scaricare gratuitamente tutte le audioguide. Sempre sul sito è inoltre disponibile il programma completo di laboratori didattici e visite guidate nonchè l’elenco degli eventi collaterali in programma
In homepage particolare del Sarcofago antropoide esterno di Tuya
Photo credit: Fotografia di Massimo Listri
INFO Mostra “Tesori dei Faraoni”
Scuderie del Quirinale – Roma
prorogata fino a domenica 14 giugno 2026
- L’essenza della cucina di Vito Mattera: libertà di creare, passione e artigianalità – 13 Marzo 2026
- Time Garden di Gulistan è un momento di memoria dove passato e presente e Oriente e Occidente coesistono – 9 Marzo 2026
- Crunch, ben oltre la pizza, grazie all’esperienza internazionale di Matteo Lo Iacono – 8 Marzo 2026




