Eminem, il cammino infelice del Dio del Rap

Eminem, il cammino infelice del Dio del Rap

USA – Un mito indiscusso della storia della musica, un personaggio controverso come pochi. In questo articolo parliamo della fantastica storia di Marshall Mathers III. E udite, udite! Il 7 Luglio si esibirà per la prima volta in Italia con un’unica data a Milano! I biglietti saranno in vendita da mercoledì 31 e sono destinati a finire nel giro di poche ore.

Esiste davvero il musicista, la rockstar, che sia metal, rocknroll, grunge, blues o hip hop non importa; insomma, esiste davvero una rockstar felice? Uno che guadagna milioni di dollari ogni settimana, che non riesce più a trovare spazio per i suoi premi ma poi in realtà lo trova perché vive in una reggia megagalattica, uno che sente tutto il giorno l’adorazione incondizionata dei fan. Ecco, questa rockstar ce la vedete a dire: “va bene, adesso tutto è perfetto, mi sa che me ne sto qui buono buono a godermi la vita”. No. Impossibile. Nessuno può diventare una rockstar senza celare dentro di sé inquietitudine e irrequietezza. Non ci sarebbe arrivato lassù. Ecco Eminem, all’anagrafe Marshall Bruce Mathers III di irrequietezza ne ha sempre avuta da vendere.

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200 milioni di copie vendute in tutto il mondo, 42 milioni di singoli digitali, un Premio Oscar per la miglior canzone originale (Lose Yourself -8 Mile), una miriade di Grammy e MTV Awards, un patrimonio da 300 milioni di dollari e l’indiscussa leadership nel suo genere musicale, perché se non è lui il Dio dell’Hip Hop dite chi altro potrebbe essere?

Un talento unico. Un’energia retorica che nessun altro nel suo genere si sogna di avere. Una superstar “larger than life” come dicono gli americani, uno paragonabile a Mick Jagger o Jimi Hendrix.

Eminem, o Marshall che si voglia, avrebbe tutto quello che si può desiderare per essere felice nel paradiso terrestre dell’Hip Hop. E invece no. Felice, Eminem, non lo è mai stato e probabilmente non lo sarà mai.

Partiamo dal principio. L’infanzia di Marshall è pregna di momenti bui, di avvenimenti drammatici, talmente drammatici da trasformarsi in dolore ma soprattutto in rabbia. Non lo sapeva il piccolo Marshall, ma quella rabbia, un giorno, si sarebbe trasformata in musica e sarebbe stata la chiave di volta per il suo successo trasversale, planetario.

Marshall nasce nel 1972 a St. Joseph, una cittadina sulle rive del Missouri. I suoi giovani genitori, Marshall II e Deborah, vivono in un furgone e girano lo stato esibendosi come gruppo spalla nei locali. La vita è dura e piena di stenti, e un bel giorno il signor Marshal II, si stufa e lascia Deborah con un figlio di 6 mesi a carico. La giovane, nonostante qualche problemino di droga e di alcol, tiene duro e si trasferisce prima a Kansas City e poi stabilmente a Detroit, con precisione a Warren, uno dei sobborghi più malfamati e complessi della città.

Marshall come detto cresce con tanta rabbia. Rabbia per l’abbandono del padre. Rabbia per i problemi d’alcolismo della madre che quando esagera col bicchiere, spesso lo picchia. Anche a scuola le cose non vanno. Troppo introverso Marshall, in classe non parla quasi con nessuno. Diventa bersaglio dei bulli e gli insegnanti della Lincoln High School gli fanno ripetere l’anno per 3 volte finché non è lo stesso Marshall a lasciar perdere e a mollare a 17 anni.

E’ un’altra scuola quella che gli interessa, la Hossmond High School, un centro musicale in cui gli studenti si sfidano quasi tutte le sere in gare di free-style, veri e propri scontri verbali rap, e in questo il ragazzo si dimostra davvero bravo.

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Eminem e Kim all’epoca appena maggiorenni

Ricapitolando, è povero, odia la scuola, ama la musica e fin qui il prospetto della rockstar di talento è perfettamente insito in lui. Cosa manca? Un amor fou, come lo chiamano i francesi, vale a dire un amore folle, distruttivo che ti fa toccare il cielo ma allo stesso tempo può rovinarti la vita. Ecco l’amor fou di Eminem ha un nome ben preciso: Kim. Al liceo Marshall conosce una ragazza, Kimberly Scott. Ci si mette insieme e dopo pochi anni dà alla luce Hailie.

Sono anni difficili. Eminem fa 2 lavori al minimo sindacale per mantenere la famiglia, e non riesce a ottenere il successo che sperava con la musica. Il primo album, Infinite, è un vero flop, una cosa troppo rozza e grezza per valere qualcosa a livello commerciale e vende solo 500 copie. Con Kim poi, le cose non vanno bene, lei lo lascia, lo porta in tribunale e ottiene la custodia della figlia.

Rabbia. Rabbia e ancora rabbia. Ma si sa la notte è più buia prima dell’alba: c’è un rapper, uno importante che fa anche il producer. Si chiama Dr.Dre e conta davvero. Dre si accorge del talento di Eminem, della sua ironia, del suo umorismo, della sua retorica, e decide di investire su di lui.

Gli produce il suo terzo album, Slim Shady, che diventa subito il disco più venduto della storia dell’Hip Hop con 2 dischi di platino e 480 mila copie vendute nelle prime 2 settimane. L’impatto di Eminem nel panorama musicale è spaventoso. Arriveranno poi in ordine album mitici come The Marshall Mathers, Eminem Show, Encore e Relapse, e tutti i premi e le onorificenze di cui vi abbiamo parlato in precedenza.

Eminem in un live del 2014

Tutto risolto penserete voi. Non più doppio lavoro, non più roulotte, non più vita di stenti. Macché, Eminem è ancora inquieto, irrequieto. Ha ancora tanta rabbia. Nelle sue canzoni attacca praticamente tutti e non tutti la prendono bene. Attacca gli omosessuali, rivolgendo loro termini a dir poco dispregiativi. Attacca i neri, con una serie di sinonimi non proprio amichevoli e attacca le donne che lo accusano ripetutamente di misoginia. Alle accuse il rapper risponde sempre allo stesso modo: “Ma no! È ironia, è Hip Hop. È solo provocazione”.

Anche le superstar americane non vengono risparmiate. Ce l’ha con Will Smith (“odio quel suo modo di fare da bravo ragazzo e il suo rap è spazzatura commerciale”), con Pamela Anderson, con Moby (“quel gay pelato di 36 anni), con Christina Aguilera e soprattutto con Britney Spears che sbeffeggia in praticamente tutti i suoi video.

E poi c’è Michael Jackson, che lo querela per il video della canzone Just Lose it, dove perde pezzi di faccia e gli si infiammano i capelli.

E dulcis in fundo c’è sua madre, che gli spilla 1 milione di dollari per diffamazione in tribunale dopo che Eminem in una sua canzone l’aveva accusata di essere una violenta e tossicodipendente.

Eminem
Eminem e un sosia di Michael Jackson nel video del brano Just Lose it

Violento, misogino, omofobico e razzista per molti, ironico e parodista e addirittura un bravo ragazzo per altri. Bravo ragazzo? Addirittura! Forse è troppo. Ma in alcuni casi Eminem ha anche mostrato il suo lato più dolce e tranquillo. Ad esempio quando, nel bel mezzo della controversia tra lui e gli omosessuali, canta dal vivo insieme a Elton John una versione meravigliosa della canzone “Stan”, uno dei suoi pezzi più famosi. Recuperate il video se potete: Eminem la canta in un palco buio e quando arriva il ritornello si accende sul palco una luce che contorna Elton John al piano. E alla fine i 2 si abbracciano, alla faccia dell’omofobia.

E naturalmente, se si vuole scorgere il lato tenero del rapper di Detroit, basta osservarlo ogni volta che è insieme a sua figlia, Hailie, probabilmente il suo unico vero amore.

Il rapporto tra i 2 vede la sua massima rappresentazione artistica nella canzone Mockinbird, un vero capolavoro. Eminem l’ha composta nel periodo in cui era separato da Hailie per problemi legali. Racconta del suo matrimonio fallito ma soprattutto di quanto sia meraviglioso essere suo padre. Anche il video è dolcissimo e mostra alcuni momenti dell’infanzia di Hailie, compleanni, feste, insomma momenti belli.

Buono, cattivo, infelice. Si, Eminem è tutto questo. Una vera rockstar!

Eminem e la figlia Hailie
Eminem e la figlia Hailie

Vi lasciamo con alcune curiosità sul Dio del rap

1) ISPIRAZIONI

Nel 2003, durante la premiazione ai Grammy per il miglior album rap dell’anno, Eminem ha voluto citare i rapper che più di tutti lo hanno influenzato: “ Ho stilato una mia lista personale di MCs che cito come miei riferimenti, che mi hanno reso quello che sono adesso – onestamente, se non li avessi ascoltati non sarei nemmeno diventato un rapper. Ecco la lista, anche se non proprio ordinata: Run-DMC, Beastie Boys, LL Cool J, Kool G Rap, Masta Ace, Rakim, Big Daddy Kane, Dr. Dre, N.W.A., KRS-One, Treach dei Naughty by Nature, Nas, 2Pac, Notorious B.I.G., Jay-Z, in particolare.

Vi ringrazio, perché da tutti voi ho imparato a fare rap”

2) RISPOSTA ALLE CRITICHE

Nel periodo di maggior fermento per i suoi continui insulti nei testi delle sue canzoni, Eminem ha dichiarato: “Salvate il Soldato Ryan è stata una delle cose più violente che ho mai visto, ma nessuno ha mai parlato male di quel film. I nostri presidenti ci portano in guerra. Dovreste parlare di questo. In confronto i miei testi sono una barzelletta.”

3) UNA NOTTE IN CELLA

Ha passato una notte in galera a 20 anni per aver sparato sulla pattuglia della polizia con un fucile da Paintball.

4) VITTIMA DI BULLISMO

Alle elementari era costantemente bersagliato dai bulli e una volta è stato picchiato così duramente da finire in coma per una settimana. Eminem ha parlato dell’episodio in una sua canzone, “Brain Damage”, che naturalmente è arrivata alle orecchie di Bailey D’Angelo, il bullo in questione. Bailey lo querelò per diffamazione chiedendo 1 milione di dollari per risarcimento, ma perse la causa.

5) I FAN E LA PISCINA

Ha dovuto cambiare casa a causa delle continue intrusioni dei fan che si infilavano nella piscina senza consenso.

6) EMINEM E AL QAEDA

Fu minacciato da Al Qaeda per il testo di Without me in cui prendeva in giro Bin Laden.

7) ALL’ASTA

Il foglio utilizzato durante le riprese di 8 mile in cui Eminem scrive i suoi testi è stato rivenduto all’asta su Ebay per 10 mila dollari

8) M&M

Molti sostenevano che il nome Eminem derivasse dal suo amore per le M&Ms ma tutto ciò è falso. Proviene invece dal suo nome di battesimo, Marshall Mathers (MM).

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Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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