Francesco Tesei in Mind Juggler

Francesco Tesei in Mind Juggler

Il 14 febbraio alle ore 21.00, Francesco Tesei farà tappa al Teatro EuropAuditorium con MIND JUGGLER, lo spettacolo che in 4 anni ha affascinato e coinvolto oltre 100.000 spettatori italiani.

Attraverso una scenografia volutamente minimalista, lo spettacolo di Francesco Tesei, considerato il più importante mentalista d’Italia e autore per Rizzoli del libro Il Potere è nella Mente, mette al centro della scena ciò che comunemente riteniamo una delle cose più intime e personali, i nostri stessi pensieri, toccando in maniera provocatoria le domande che da sempre ogni uomo si pone: “Cosa so di me stesso? Quanto sono libero? Cosa mi lega agli altri? Che cos’è la Realtà? Quali inganni e illusioni abitano nella nostra mente?”.
Con un background da illusionista internazionale, un carisma da frontman e la passione per i mondi della psicologia, Francesco Tesei è autore, regista e interprete di una sorta di “danza della realtà” che, esperimento dopo esperimento, rende sempre più labile il confine tra realtà e percezione.
Scoprire cosa è vero e cosa è falso, smascherare bugie e verità, prevedere e condizionare le scelte, “leggere il pensiero”, Francesco Tesei porta in scena, dal vivo e in diretta, quello che migliaia di spettatori hanno potuto vedere durante le puntate settimanali del suo programma televisivo “Il Mentalista”, andato in onda l’inverno scorso in prima serata su Sky Uno HD: una fusione di illusionismo psicologico e di tecniche di comunicazione, ma anche un inedito connubio tra momenti divertenti e spunti di riflessione.
Tra una risata e un sospiro di meraviglia, Mind Juggler rende gli spettatori non solo testimoni, ma anche veri protagonisti, di un viaggio alla scoperta di meccanismi, “magie” e trappole della mente.

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Francesco Tesei si racconta e ci spiega la sua arte.

D.F.: Che cos’è oggi il Mentalismo?
F.T.: Bella questa domanda perché hai aggiunto la parola “oggi”. Il Mentalismo è una forma d’arte antica, addirittura chi ha scritto libri sul “Mentalismo” dice che è nato praticamente da quando l’uomo aveva preso coscienza di avere una mente, in poche parole.
Ci sono dei reperti che risalgono agli antichi Egizi, nei quali viene narrato che il figlio del faraone faceva spettacolo indovinando cosa c’era scritto nei papiri. E’ qualcosa, quindi, che può essere vista come molto antica. Come tutte le forme d’arte ha sentito l’influenza della società, nelle varie epoche. Per esempio negli anni ’70 il Mentalismo strizzava l’occhio al mondo del paranormale – Uri Geller che piegava il cucchiaino con la forza del pensiero – proprio in un periodo in cui c’era molto interesse, soprattutto in America, verso lo studio della probabilità, di poteri della mente quali la telepatia, la telecinesi e quant’altro. Allora qualcuno ha pensato di raccogliere quel tipo di interesse presentandolo in quella maniera.
Oggi nel 2015 – visto che quegli studi non hanno portato a conclusioni interessanti, si è perso, da un po’ di tempo un interesse verso il mondo del paranormale, (per fortuna!) e invece c’è un interesse sempre più crescente nei confronti della comunicazione, quindi l’accento viene messo sull’importanza di saper comunicare al meglio, in maniera efficiente ed efficace: sia nei confronti degli altri (comunicazione interpersonale) che nei confronti di sé stessi (comunicazione interpersonale). Il mentalismo che mi ha appassionato o quello che interessa a me, è proprio questo tipo qui: un mentalismo di tipo contemporaneo che qualcuno definisce in chiave psicologica. Dopo di che dobbiamo ricordare che cosa il mentalismo non è: non è una scienza!

Francesco-Tesei JugglerD.F.: Perfetto era la mia seconda domanda: volevo proprio chiederti di fare chiarezza a riguardo, mettendo dei paletti perché c’è molta confusione in materia.
F.T.: Non è, quindi, una scienza, è una forma d’arte quindi una forma di rappresentazione come tutto il mondo del teatro, ma anche il mondo della pittura e della scultura, l’arte è rappresentazione, l’arte è metafora e così lo è anche il mentalismo. Soltanto che il mentalismo di oggi, per me, rappresenta una metafora e una rappresentazione teatrale propria di quei meccanismi della mente e della comunicazione. Il che vuol dire che da un punto di vista tecnico, i mondi da cui io vado ad attingere sono tre: il mondo della psicologia, quello delle tecniche di comunicazione e anche il mondo dell’illusionismo, perché c’è una parte di inganno nell’illusionismo. In fondo il mentalismo è lontano parente del mondo dei prestigiatori, infatti il 99,9% dei mentalisti arriva da un percorso che è passato attraverso le arti magiche, intese proprio “prestigiatori e illusionisti”. Sottolineo la differenza perché a volte quando si parla di magia qualcuno pensa ai santoni…cartomanti e altro. No, quando io parlo di magia intendo “il prestigiatore”. La differenza fra un mentalista e un illusionista, secondo mes è da inquadrare da un punto di vista di narrative: ancora una volta io parlo dell’arte facendo dei paralleli e quindi ancora ecco che, quando un artista che può essere un poeta, uno scrittore, ma anche un regista cinematografico o teatrale, è chiaro che sono importanti le narrative, le storie che vengono raccontate. E se per un illusionista, la narrativa standard è: “Adesso io vi porterò in un mondo di favola, dove le cose impossibili diventano possibili, quindi chiudete gli occhi e sognate insieme a me, scoprirete ciò che io posso fare…apparire e sparire cose…” o quant’altro, quel tipo di narrativa è l’illusionismo.
Il mentalismo, come narrativa parla della mente, della comunicazione, delle potenzialità del nostro inconscio, delle potenzialità nostro cervello, della nostra mente in generale. Il problema è che spesso le persone finiscono per equivocare e prendere in maniera letterale, tutto quello che mi vedono fare sul palcoscenico. Perché è chiaro che il punto di unione fra mentalismo e illusionismo è che entrambi condividono il piacere e il gusto di meravigliare e di stupire le persone. Solo che quando guardiamo l’illusionista è chiarissimo che ci saranno dei trucchi, perché non si può tagliare una donna a metà…invece con il mentalismo il confine è molto più vago e sfocato: alcune persone dicono che il mentalismo è una scienza, insomma prendono tutto in maniera letterale, mentre bisognerebbe ricordarsi che il mentalismo si fruisce stando comodamente seduti nella platea di un teatro per cui è sempre una rappresentazione. Io ho cercato modi che fossero divertenti, stupefacenti e quant’altro per affrontare quei temi, ma mi sento libero di poter usare qualsiasi escamotage, qualsiasi tecnica eccetera a supporto di queste narrative.

D.F.: I tuoi spettacoli affascinano tantissimo e ispirano anche un’affettività molto marcata da parte del pubblico, ho sentito interviste e so di persone uscite dai tuoi spettacoli molto felici quasi esaltate; secondo te esiste una tipologia di persona che può essere influenzata di più da questo tipo di spettacolo? Ma che cosa si aspetta la gente? Perché vuole queste cose o ne sente così il bisogno?
F.T.: E’ un’ottima domanda. Prima di tutto c’era un passaggio in quello che avevi detto che mi piaceva, quando parlavi dell’entusiasmo delle persone. Allora, facendo un piccolo gioco di parole, preferisco, invece, che parlare di telepatia parlare di telempatia proprio perché alla fine credo che sia un discorso empatico quello che si crea fra me e il pubblico… probabilmente perché il mio stile non è quello di entrare in competizione con il pubblico, non c’è molto l’elemento di sfida, intesa come: “Io vinco e voi perdete”, piuttosto è come dire: giochiamo insieme. Infatti il titolo “Mind Jungler” tradotto sarebbe “Giocoliere della mente”, ecco ci sono queste due parole chiave: mente e giocoliere, da una parte una persona che riesce a fare delle acrobazie, con la propria mente, dall’altra il gioco, condividiamo insieme un momento.

TeseiD.F.: A questo punto mi viene da dire che l’onestà intellettuale dell’attività, viene esplicitata subito…
F.T.: A me piace dire che cerco di essere onesto sulla mia disonestà! (Ride) Però arriviamo al punto cruciale e ti risponde alla domanda che mi facevi: il fatto cioè di qual è la tipologia tipica delle persone che vengono a vedere i miei spettacoli… io non credo che ci sia un target specifico, addirittura io ho sempre pensato che il mentalismo fosse uno spettacolo rivolto agli adulti perché va ad affrontare domande quali: “quanto siamo liberi nelle nostre scelte? quanto siamo influenzabili?, quanto siamo condizionabili o prevedibili?” E’ chiaro che un bambino non si è ancora dovuto porre questi problemi… beh questa era una mia convinzione, clamorosamente smentita quando, ho scoperto poi che bambini di 8 anni o 9 anni impazzivano e adoravano “Il Mentalista” (programma T.V. in onda su Sky N.d.R.)
Vengo sempre fermato da famiglie, mamme con bambino per mano che dicono : “Guarda che lui si vuole fare la foto con te, ha scritto le frasi della tua sigla: ‘Non vediamo il mondo com’è…” ; cose che mi lasciano veramente basito perché pensavo fossero argomenti dedicati agli adulti. Io per primo mi ero sbagliato su queste cose, ma a livello di tipologie, posso dire che io concludo lo spettacolo con una frase di una scrittrice franco-americana che è Anaïs Nin e questa frase recita: “Non vediamo la realtà come essa è, ma vediamo come noi siamo” quindi vuole suggerire che la realtà sia qualcosa di oggettivo che noi dobbiamo solo scoprire: forse è un’ illusione. Buona parte della realtà, di rapporti personali, emozioni, giudizi sugli altri giudizi su ciò che accade a noi, se siamo fortunati sfortunati se a noi non ci vanno mai bene le cose se siamo amati piuttosto che odiati, queste cose non hanno un valore o non hanno una natura oggettiva, non sono cose che possono essere misurate con uno strumento come se fossero una radio (…) Io mi sono accorto che il mio spettacolo viene visto da persone diverse e viene interpretato in maniera diversa a seconda della natura della persona che lo fruisce.

D.F.: Dirò una banalità, ma è sempre un prodotto d’arte e ognuno di noi fa suo ciò che osserva, lo rapporta a sé stesso ogni spettatore o fruitore lo completa in base anche al proprio vissuto.
F.T.: Sono d’accordissimo, completamente d’accordo, io sono un fan di Alejandro Jodorovsky per cui l’arte è uno specchio attraverso il quale noi riusciamo a scorgere alcuni frammenti del mistero che è nascosto dentro di noi, quindi l’idea è proprio questa: è per ciò gli artisti sono provocatori, vogliono scuoterci in un certo senso e mettono cose a disposizione in modo che chi ne fruisca dovrà mettersi in relazione e magari capire qualcosa su sé stesso interpretando l’arte stessa, che sia un quadro o una poesia e anche il mentalismo. Per me è questo, infatti: lo scettico viene a vedere lo spettacolo pensando di scoprire dei trucchi; l’appassionato di meditazione viene a vedere il mio spettacolo e lo vive come un continuo scambio di empatia di flussi di energia; l’appassionato di comunicazione mi vede come un esempio di eccellenza di strategia subliminale; lo psicologo mi vede in un altro modo e così via. Questo va bene! Alla fine dei conti cioè dove prendere il mio spettacolo e in quale cassetto della mente inserirlo è una cosa che ci succede nella quotidianità, cioè noi siamo liberi, ma contemporaneamente abbiamo la responsabilità di decidere in quali cassetti in quali categorie applicare le etichette mentali a tutte le cose che ci succedono. Ed è una responsabilità, in un certo senso, perché il significato che noi diamo alle cose, le trasforma nella realtà che noi viviamo e percepiamo. L’illusione ci fa dire: “Eh, ma le cose stanno così, io sono fatto così!” e “Questo sono io non provate a cambiarmi!” Io metto in dubbio queste cose, giocando su questi livelli di ambiguità. Il mentalismo rischia di essere mal interpretato. Come dicevi tu all’inizio “cerchiamo di fare un po’ di chiarezza”: io cerco di essere molto chiaro sul fatto che uno dei giochi stilistici del mentalismo è quello di rimanere un po’ ambiguo.

D.F.: Risiede lì parte del suo fascino, credo. Sei riuscito a sintetizzare e hai acquisito bene le tue lezioni visto che hai una formazione “leonardesca”: c’è Bandler, c’è Grinder, la P.N.L., c’è l’arte, sei un musicista, un regista e tanto altro insieme, riuscendo a confezionare qualcosa di nuovo, che arriva e piace visto l’entusiasmo e la partecipazione con cui il pubblico (variegatissimo dal bambino all’adulto) ti segue è evidente quanto tutto questo sia estremamente interessante.

Starei passando ai saluti ma mi torna in mente qualcosa che avevo letto e che mi aveva incuriosita e gli domando:

D.F.: Cos’è questa storia dei topi ai quali stai insegnando a giocare a scacchi? E’ vera o una boutade pubblicitaria? Io ho due gatti che (per me) sono intelligentissimi, ma agli scacchi non sono ancora arrivati, nemmeno io ci so giocare…
F.T.: (Ride) No, ho avuto dei ratti da compagnia, molto intelligenti usati per esperimenti di carattere psicologico (i ratti venivano già usati, negli studi sul comportamentismo degli anni ’30 o anche prima N.d.R.) e quindi il fatto che giochino a scacchi ovviamente è una battuta!

Info:

Mind Juggler for Lovers
Una produzione Marangoni Spettacolo

Prezzi (comprensivi di d.p.):
platea intero 30,50 € – platea ridotto 27,50 € – balconata intero 21 € – balconata ridotto 19,50 €. (Sono previste riduzioni per bambini).

Prevendite biglietti presso la biglietteria del Teatro EuropAuditorium in Piazza Costituzione 4 a Bologna (apertura dal lunedì al sabato ore 15-19), presso il Circuito VIVATICKET-CHARTA, i punti d’ascolto delle IperCoop e il Circuito TICKETONE, oltre alle prevendite abituali di Bologna e con carta di credito su www.teatroeuropa.it.

Per informazioni: 051 372540 – 051 6375199
info@teatroeuropa.it

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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