John Cage, la musica nel silenzio: Sergio Maltagliati e l’eredità del compositore americano

John Cage, la musica nel silenzio: Sergio Maltagliati e l’eredità del compositore americano

MONDO – A 34 anni dalla morte di John Cage, le sue idee continuano a parlare al presente. Dal celebre 4’33” al pianoforte preparato, fino al rapporto con il caso e con la tecnologia, il compositore americano ha cambiato per sempre il nostro modo di ascoltare. Ne abbiamo parlato con Sergio Maltagliati, artista e compositore che lo incontrò personalmente nel 1991.

Provate a restare in silenzio per qualche secondo. Probabilmente arriveranno subito altri suoni: un’automobile in lontananza, una porta che si chiude, il rumore di un elettrodomestico, il vento o semplicemente il respiro di una persona. È proprio in questo spazio apparentemente vuoto che John Cage ha trovato una delle sue più importanti intuizioni artistiche.

Il compositore americano, scomparso il 12 agosto 1992, ha messo in discussione l’idea stessa di musica, invitando il pubblico ad ascoltare anche ciò che normalmente passa inosservato.

«La musica non deve necessariamente coincidere con ciò che siamo abituati a considerare musica», spiega Sergio Maltagliati, compositore e artista visivo che ha dedicato una parte importante della propria ricerca all’opera di Cage.

Per Cage, infatti, la musica poteva essere ovunque: nei rumori della città, nella natura e nei piccoli suoni della vita quotidiana. Una concezione che ancora oggi appare sorprendentemente contemporanea.

john cage

Quattro minuti e 33 secondi di silenzio

Il caso più celebre è 4’33”, l’opera nella quale il musicista si siede davanti allo strumento senza suonare per quattro minuti e trentatré secondi.

Potrebbe sembrare uno scherzo. In realtà, proprio l’assenza di note porta il pubblico ad ascoltare tutto il resto: i colpi di tosse, i movimenti delle sedie, i passi, i rumori provenienti dalla strada.

«Il silenzio non è vuoto. È pieno di suoni», racconta Maltagliati.

È una delle idee che meglio riassumono la rivoluzione di Cage. Non chiedeva necessariamente allo spettatore di comprendere un linguaggio musicale complesso. Gli chiedeva semplicemente di prestare attenzione.

In questo senso, la sua ricerca non è mai stata riservata soltanto agli specialisti. Il suo messaggio può essere compreso da chiunque: fermarsi, ascoltare e accorgersi di ciò che normalmente viene escluso dalla nostra attenzione.

john cage

Un pianoforte trasformato

La stessa volontà di mettere in discussione le convenzioni emerge nel cosiddetto “pianoforte preparato”.

Cage inseriva tra le corde dello strumento viti, bulloni, pezzi di gomma e altri piccoli oggetti, modificandone completamente il suono. Il pianoforte diventava così uno strumento capace di produrre sonorità metalliche e percussive, lontanissime da quelle tradizionali.

«Uno strumento conosciuto da tutti diventava improvvisamente qualcosa di nuovo», sottolinea Maltagliati.

Anche il caso aveva un ruolo fondamentale nella sua ricerca. Cage non voleva controllare ogni dettaglio delle proprie composizioni, ma lasciare spazio a direzioni imprevedibili.

Un principio che, secondo Maltagliati, può essere letto anche alla luce delle forme artistiche contemporanee: «Questa idea vive oggi anche nell’arte digitale e nelle opere generate dal computer, capaci di cambiare continuamente e di non ripetersi mai allo stesso modo».

John Cage

John Cage e la Firenze della sperimentazione

Il rapporto con Cage passa anche da Firenze, città nella quale tra musica, arti visive, teatro, gesto e tecnologia si sviluppò un ambiente particolarmente aperto alla sperimentazione.

In questo contesto operarono artisti e compositori come Giuseppe Chiari, Pietro Grossi, Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Daniele Lombardi e Albert Mayr.

È proprio all’interno di questo ambiente che si è formata la ricerca di Sergio Maltagliati. Nel 1985, a Firenze, l’artista realizzò Musica intorno alla Gabbia, un’azione dedicata a John Cage che coinvolse circa 170 partecipanti tra musicisti, bambini e attori.

Il rapporto sarebbe diventato ancora più diretto alcuni anni dopo.

Nel 1991, Maltagliati ebbe uno scambio epistolare con Cage e lo incontrò personalmente a Zurigo. Le lettere del compositore americano sono ancora oggi conservate nel suo archivio, diventando una testimonianza concreta di quel dialogo.

John Cage
Giulio Castagnoli, John Cage e Luisa Castellani

Un omaggio che continua nel digitale

La ricerca su Cage non si è fermata alla sua morte. Nel 2025, Maltagliati ha presentato alla Florence Biennale un nuovo Omaggio a John Cage, nel quale immagini e suoni digitali cambiavano continuamente.

È un modo per riportare nel presente alcune delle intuizioni del compositore americano e metterle in relazione con strumenti e linguaggi contemporanei.

Il legame tra Cage e il digitale appare, del resto, particolarmente interessante. L’idea di lasciare spazio all’imprevisto, di rinunciare al controllo assoluto e di accettare risultati continuamente diversi trova oggi nuove possibilità attraverso la tecnologia.

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John Cage

Una lezione ancora attuale

A 34 anni dalla morte, John Cage continua quindi a porre una domanda che va ben oltre la musica.

Cosa succede quando smettiamo di cercare soltanto ciò che ci aspettiamo di sentire?

È una questione particolarmente attuale in un’epoca nella quale siamo immersi continuamente in notifiche, telefoni, immagini e rumori.

Ed è forse proprio per questo che il messaggio di Cage conserva la sua forza.

«Basterebbe rimanere in silenzio per qualche secondo per scoprire che il silenzio non è mai davvero vuoto»,

osserva Maltagliati.

Una pausa può così diventare un’esperienza di ascolto. Un rumore può trasformarsi in musica. E ciò che normalmente consideriamo semplice sottofondo può improvvisamente diventare protagonista.

La musica, in fondo, potrebbe essere già tutta intorno a noi. Dobbiamo soltanto fermarci ad ascoltarla.

Autore MyWhere

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