Capire per Capirsi. A Sora la III edizione del Festival della Psicologia

Capire per Capirsi. A Sora la III edizione del Festival della Psicologia

FROSINONE – Si è svolta l’8 e il 9 giugno 2019 la kermesse culturale dedicata al disagio psicologico. Due intense giornate di dibattiti, incontri con l’autore, musica, poesia, spettacoli teatrali e non solo.

Molti sono stati i temi affrontati nel corso del denso programma del Festival Capire per Capirsi che, dopo le tappe di Monte San Giovanni Campano e Isola del Liri, è giunto per la sua III edizione nella cittadina natale di Vittorio De Sica, assumendo nel suo piccolo i tratti di un “evento migrante” per i luoghi della Ciociaria. L’iniziativa, nata circa tre anni fa da un’idea dello scrittore Alessio Silo, allora studente universitario animato dall’esigenza di sensibilizzare il suo territorio d’origine alle problematiche oggetto dei suoi studi, ha ottenuto quest’anno il patrocinio dell’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio. Ad aprire la III edizione del Festival è stato l’intervento di Armando Caringi, broker sociale dell’Associazione Il Faro Onlus, fondamentale quest’anno nella realizzazione dell’evento, ospitato nella splendida Sala Mancinelli nel Centro Minori San Luca in Via Conte Canofari. L’Associazione Il Faro, da decenni impegnata sul territorio nel campo del contrasto delle dipendenze, è infatti da alcuni anni anche promotrice di attività laboratoriali ed eventi culturali gratuiti, che hanno acquisito via via un pregio artistico sempre crescente. In mondo particolare, A proposito della neve bagnata, la suggestiva serata fra danza e letteratura svoltasi due anni fa sulla terrazza esclusiva di una villa storica di Isola del Liri, con la partecipazione del Piccolo Balletto Sorano, ha ricevuto un buon apprezzamento negli Stati Uniti. Caringi ha sottolineato la portata della ricaduta locale e globale di questo tipo di iniziative rispetto ai territori in cui vengono realizzate. La scelta di supportare il Festival della Psicologia, secondo l’ingegnere, ha rappresentato per Il Faro un ulteriore impegno nel tentativo di migliorare la capacità di ascolto e la sensibilità empatica che si rivelano fondamentali non solo nell’esercizio di professioni legate alla formazione e all’istruzione, ma in generale alla costruzione di una comunità civile orientata al benessere individuale e al bene comune. In tale ottica si pone anche il progetto didattico P.R.I.M.A. I, che coinvolge gli istituti di formazione primaria e ha assunto una rilevanza regionale. Doverosi, inoltre, i ringraziamenti alla Curia vescovile 

Festival della Psicologia
L’introduzione musicale di Lorenzo Mastroianni, Claudia Mastroianni e Marco Quadrini

della Città di Sora, a Sua Ecc. Mons. Gerardo Antonazzo, vescovo della Diocesi di Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo, e ai numerosi sponsor e partner che hanno aderito all’organizzazione: Capellissimi, La Fortezza dei Sogni, Officina Imago, Associazione ValerioNelCuore, Teatro dei Mercanti, Associazione Astronomiamo, Scritturati Puntocom, CentroInsieme Onlus, Le Ragunanze, Euterpe Associazione Culturale. Dopo l’introduzione musicale a cura di Lorenzo Mastroianni, Claudia Mastroianni e Marco Quadrini, la prima giornata del Festival, moderata da Stefano Maria Pantano, è entrata nel vivo dei lavori. Tema di fondo al quale si legavano tutti gli interventi della III edizione di Capire per Capirsi è stata la piramide dei bisogni teorizzata dallo psicologo americano Abraham Maslow, ed è partendo da quelli primari, legati alla sussistenza, che la Dott.ssa Daniela Capobianco, biologa nutrizionista e dottore di ricerca in sanità pubblica e malattie infettive, ha parlato di problemi e patologie correlate al sovrappeso e all’obesità. Il primo intervento ha dato modo di riflettere su come nascere in quelle che sono nonostante tutto le zone più fortunate del pianeta non sia di per sé condizione sufficiente per una buona qualità della vita se manca un regime alimentare corretto e uno sfruttamento consapevole e sostenibile delle risorse a disposizione. Non meno densa è stata la relazione tenuta dal Dott. Gianluca Rossini, psicologo clinico, che ha portato l’attenzione sul sostegno e la riabilitazione del soggetto migrante in un’ottica di autorealizzazione. Il delicato intervento del giovane professionista ha riflettuto sulla nozione di “migrante” e di “rifugiato” affrontando il problema sociale da una prospettiva di ordine culturale, evitando facili quanto improduttive strumentalizzazioni politiche di un tema di grande attualità. Dopo un piacevole buffet all’aperto, a cura dell’Associazione Il Faro, la serata di sabato è entrata nel vivo alle ore 20:30 con l’Associazione Valerionelcuore, che ha presentato il libro Il dolore ascoltato, elaborare il lutto. Anche il momento artistico, a cura della Compagnia teatrale Il Teatro dei Mercanti, è stato all’insegna di tematiche importanti. In Spaccati. Monologhi e dialoghi di vita, i giovani attori hanno infatti guadagnato il palco della Sala Mancinelli per raccontare attraverso, cinque personaggi, storie di disagio esistenziale declinato come conflitto d’identità, angoscia, amore malato, sino al problema del suicidio. La conclusione della prima giornata del festival si è svolta all’aperto sotto un cielo non perfettamente sgombro da nuvole, che ha però permesso di godere dell’esperienza di osservazione astronomica guidata dall’Associazione Astronomiamo, grazie all’installazione di speciali telescopi.

Nella giornata conclusiva di domenica 9 giugno, il testimone del moderatore per un pomeriggio più denso di incontri rispetto al precedente, è passato a Emanuele Mancini. Ad aprire i lavori, la Dott.ssa Erika Leoni, che ha trattato il tema della separazione e

Festival della Psicologia
Il libro “Detti memorabili, pensieri e riflessioni dell’Omino delle foglie sulla Via del Tao”, di Valtero Curzi

del divorzio dal punto di vista dei figli dalla particolare prospettiva della psicologia giuridica e della psicodiagnostica, suoi ambiti di specializzazione professionale. L’intervento centrale, a cura della Dott.ssa Stefania Ricci, Pedagogista e Pedagogista clinico, è stato particolarmente interessante, in quanto ha illustrato un metodo ideato dalla stessa dottoressa per superare credenze limitanti e condizionamenti che impediscono l’autorealizzazione dell’individuo e la vita alla luce di un amore consapevole verso di sé e verso gli altri. Ancora di autorealizzazione, ma attraverso i canali creativi, ha infine discusso in appassionato dialogo con i presenti la Dott.ssa Giulia Compagnone, che ha illustrato come già nel pensiero di James Hillman e degli stessi Greci, il destino sia scritto nelle nostre vocazioni che quotidianamente ci richiamano attraverso il dàimon dentro di noi. Dopo la pausa pre-serale, il Festival della Psicologia si è avviato alla conclusione con due momenti all’insegna della scrittura. Alle ore 20:30, Valtero Curzi ha presentato il suo ultimo libro Detti memorabili, pensieri e riflessioni dell’Omino delle foglie sulla Via del Tao”, un dialogo sui grandi temi esistenziali descritti in un’originale e ironica sintesi tra filosofia orientale e psicologia. Altra grande protagonista dell’evento firmato da Silo è già dallo scorso anno la poesia. Il Concorso Letterario Capire per Capirsi ha registrato anche in questa III edizione del Festival una buona partecipazione da parte degli autori, mostrando anche un pregio crescente nel livello artistico dei componimenti giunti. I temi delle liriche di quest’anno non erano soggetti a limitazioni in base al regolamento del concorso, ma tendevano a prevalere argomenti come la tensione verso un approdo al riparo dalle incertezze del futuro, la separazione, il senso del limite e la purezza dei sentimenti. Decisamente fuori dal coro è stata la poesia Come una virgola di farfalla, di Davide Rocco Colacrai, dedicata a Stefano Cucchi e vincitrice del primo premio. A premiare ufficialmente gli autori giudicati più meritevoli sono stati tre dei giurati presenti in commissione: Valtero Curzi, Stefano Maria Pantano e il poeta Riccardo Iannuccelli. Ci limiteremo a riportare nell’ordine i primi tre classificati delle categorie “podio”, “diplomi di merito” e “menzioni speciali”. Il secondo e il terzo posto sono stati assegnati rispettivamente a Valeria D’Amico, per la poesia Effimere esistenze, e a Elena Arlotta, con Di noi poesia. I primi tre Diplomi di Merito sono andati a Valentina Bellizzomi, autrice di Era la notte breve e meschina, Serena Nencioni, con Infinito, e Margherita Bianco, per la poesia La vita è lì ad un passo. Menzioni d’Onore infine a: Autunno, di Adele Danza, Il desiderio più grande, di Stefano Focaccio, e Ragnatela, di Paolo Delladio. Ancora spettacolo, poi, per concludere la serata e calare il sipario sull’edizione sorana 2019 del Festival della Psicologia. Gian Maria Pantano e Stefano Maria Pantano si sono spalleggiati al leggio nel recital Sentieri felini. Quando saremo tutti e due gatti, ideale excursus dai toni leggeri sui diversi ruoli reali e simbolici che i nostri amici a quattro zampe hanno incarnato in alcune tra le pagine più note o inedite della letteratura.

Festival della Psicologia. Capire per capirsi – III edizione

Al termine della manifestazione abbiamo potuto fare qualche domanda ad Alessio Silo, ideatore e organizzatore del Festival.

1) Il Festival della Psicologia è una coraggiosa iniziativa che creasti quando eri uno studente universitario che poteva contare su pochi mezzi, ma era evidentemente animato da una passione più propositiva rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi. Quando hai capito che poteva essere il momento giusto per realizzare un evento culturale a tema?

L’evento è nato per mettere in risalto una disciplina, qual è la psicologia, per far sì che sia alla portata di tutti, tramite la condivisione dei vari saperi dei professionisti del territorio e per creare una rete capace di offrire informazioni e servizi alla portata di tutti. È iniziato come un esperimento sociale, che con il tempo si sta dimostrando essere una manifestazione davvero alla portata di tutti, collegando il sapere con le passioni umane.

2) Quali sono state le principali difficoltà nella realizzazione di un evento complesso come un Festival in una realtà di provincia?

Particolari difficoltà non ce ne sono state, piuttosto tanta paura per l’esito futuro che poteva avere, visto che era una prima edizione in tutta la provincia di Frosinone, e mai realizzata fino ad allora.

3) Un Festival incentrato sulle tematiche psicologiche ha un significato e una utilità particolare nel territorio in cui è stato creato o credi che di una maggior familiarità con la psicologia ci sia bisogno dovunque?

Innanzitutto è necessario sapere cos’è e cosa fa la psicologia e i professionisti che la esercitano. Sembra banale, ma la conoscenza della materia nel territorio è di fondamentale importanza affinché possa emergere una condivisione tra professionisti e non. Ecco perché abbiamo cercato di unire la psicologia con l’aspetto culturale, affinché il tutto possa unirsi e cooperare insieme per il benessere individuale e collettivo.

4) L’evento sembra non svolgersi mai nella stessa località e nelle varie edizioni ha coinvolto vari paesi del Frusinate. C’è l’intendo di favorire con questo format la creazione di una rete intercomunale locale o di far crescere l’iniziativa ipotizzando per essa un futuro fuori dal territorio in cui è nata?

Abbiamo scelto di realizzare un Festival che fosse nel suo piccolo “itinerante” per creare una rete intercomunale che possa andare incontro a chiunque. Vivendo il territorio, e lavorando per anni nel sociale, ho percepito un’enorme frammentazione territoriale e culturale, per questo il festival vuole andare incontro ai comuni della provincia, cercando di unire le diverse sfaccettature culturali territoriali.

5) Dopo tre edizioni del Festival, che tipo di ricezione e di riscontro ti pare di riscontrare da parte del pubblico e della rete di professionisti che hanno partecipato? Credi che affrontare determinati temi in modo divulgativo, dedicando anche spazio alla poesia e ai momenti di intrattenimento stia dando i frutti sperati?

L’evento è nato con nulla, meno di zero, poi con il tempo si sono uniti molti volontari (professionisti e non), associazioni e partner che hanno cercato di supportare la manifestazione. È arrivato qualche contributo e altri ne arriveranno. Credo fermamente nella crescita naturale delle cose, anche per questo tipi di iniziative. Per quello che riguarda il Concorso Letterario Capire per Capirsi abbiamo avuto una notevole partecipazione: quasi 500 adesioni da tutta Italia nell’arco di sei mesi. Sono pervenute poesie che parlavano di emigrazione, sogni e per l’appunto di psicologia nelle sue varie sfaccettature.

7) Rispetto al tema della scala dei bisogni di Maslow, scelto quest’anno come filo conduttore del Festival, quanto credi che oggi sia importante parlare di ascolto dell’altro e della propria parte profonda, in un momento in cui pare predominare un superficiale egotismo di massa? La consapevole apertura verso certi temi può essere la chiave per una società più equa?

Sì, credo che parlare il più possibile di questi argomenti sia importantissimo. Aprirsi a questi temi, spesso percepiti come abbastanza ostici, ancorché poco conosciuti, è necessario per vivere in una società più ricca di conoscenza e più evoluta.

8) Dal punto di vista della rilevanza sociale dei temi trattati nelle tre edizioni del Festival, ci sono stati momenti particolarmente significativi che ti hanno fatto comprendere che la linea tracciata sta dando buoni risultati?

Tutte e tre le edizioni del Festival hanno avuto lo scopo di un’utilità sociale. Per le prossime edizioni si sta creando un’equipe di professionisti, e non solo, della provincia, per cercare di incrementare il valore della manifestazione, rendendola un punto all’occhiello di tutto il territorio (grazie anche al sostegno dell’ODP della regione Lazio).

9) L’evento culturale è in generale un servizio immateriale oggi prodotto e commercializzato alla stregua di qualsiasi altro bene. Oggi il prodotto culturale viene venduto e reso spettacolo nella moderna società dell’apparire in cui tutto ha un prezzo, è reso mercificabile e soggetto al consumo di massa. Il Festival della Psicologia invece focalizza la sua attenzione sull’uomo e sui suoi problemi, rischiando di risultare poco attraente. Come pensi che un’iniziativa culturale di questo tipo possa conciliare il bisogno di mantenere intatta la propria essenza estranea alle leggi del profitto senza disertare queste ultime. La cultura può uscire dal conflitto tra l’essere e l’apparire per diventare relazione autentica e non soliloquio autocelebrativo da vetrina?

Mettersi al servizio del proprio territorio con onestà intellettuale è sicuramente il primo passo. Quando ognuno di noi contribuisce, in silenzio e con dosi pratiche (che possano essere convegni, spettacoli, ecc), alla costruzione di una comunità migliore. L’aspetto culturale emerge dai singoli, a poco a poco. Come dice la parola stessa “cultura”, coltivare noi stessi e ciò che ci circonda, è il presupposto per qualsiasi attività. Mettersi su un piedistallo e annunciarsi “leader” di ogni cosa non può far altro che trasformare la cultura emersa in una farsa da palcoscenico. Ritengo che mettersi al servizio sia l’atto politico più sano che possa esserci. Questo anche è fare politica (e non quella che oggi vediamo in TV o ai comizi – quella sì che è palcoscenico, perché viene meno l’essenza dell’individuo, e così il benessere per noi stessi e per ciò che ci circonda). Per continuare ad andare avanti e sostenere un progetto bisogna stare dietro le linee e dar man forte a chi ne ha bisogno, un continuo mettersi al servizio. Ed è da lì che emerge il fattore cardine che aiuta l’uomo a far ritrovare la propria essenza e così la radice culturale di ognuno. Detto ciò il festival della psicologia, assieme ad altri collaborati, andrà sempre incontro alle esigenze di chi ha bisogno di sostegno, aiuto e informazione. Un “noi” invisibile che deve far emergere un “io” visibile, così a seguire come un lungo tracciato da percorrere.

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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