Cristina D’Avena a Sora, una notte per tornare a cantare i sogni

Cristina D’Avena a Sora, una notte per tornare a cantare i sogni

FROSINONE – Migliaia di persone hanno affollato il centro di Sora per il decennale della Magicabula Magic Night. Dopo lo show della Bim Bum Bam Cartoon Big Band, Cristina D’Avena ha trasformato la Notte Bianca dei Bambini in un viaggio tra generazioni, emozioni e storie che continuano a parlare al presente.

«Questa sera non pensate a niente. Questa è la nostra serata».

Lo ha detto Cristina D’Avena poco dopo essere salita sul palco di una piazza Santa Restituta gremita. E, per una volta, non si è trattato soltanto di una delle tante formule con cui un artista cerca la complicità del proprio pubblico.

Per qualche ora, nella caldissima serata di sabato 27 giugno, migliaia di persone hanno davvero lasciato fuori dalla piazza pensieri e preoccupazioni per tornare a cantare insieme. Non semplicemente per recuperare un’infanzia perduta, in uno dei tanti raduni di quarantenni e cinquantenni nostalgici, ma per condividere con bambini e ragazzi un patrimonio di storie, musiche ed emozioni che sembra avere ancora molto da dire al presente.

È stata questa, forse, la forza della serata: non un ritorno all’indietro, ma un incontro. Fra generazioni, innanzitutto. E fra un immaginario nato nella televisione di quarant’anni fa e una piazza reale, viva, capace ancora di riconoscersi nelle sue canzoni.

Cristina D’Avena: dieci anni di magia nel cuore di Sora

Cristina D'Avena Sora 2026 - Bim Bum Bam Cartoon Band
Ilaria e Stefano della Bim Bum Bam Cartoon Big Band durante lo show che ha aperto la serata in piazza Santa Restituta.

Era il momento più atteso della Notte Bianca dei Bambini, che quest’anno ha celebrato i dieci anni di attività dell’associazione Magicabula Magic Night. Fin dal pomeriggio, il centro cittadino si era trasformato in un grande spazio dedicato alle famiglie, con attrazioni, spettacoli, artisti di strada, laboratori e musica.

Prima del clou della serata, spazio anche ad alcuni giovanissimi protagonisti dell’edizione 2026 di The Voice Kids, giunti da diverse parti d’Italia. Tra loro Annagiulia Fusco e Francesco Halilaj, entrambi sorani e allievi della professoressa Maria Teresa Reale, a sua volta protagonista di The Voice Senior. Un modo per legare il grande contenitore di spettacolo ai ragazzi e al territorio.

L’attenzione si è quindi concentrata sulla piazza principale, con Valeria Bernardelli a condurre brillantemente i diversi momenti dello spettacolo. Nonostante una delle serate più calde dell’estate, per oltre un’ora la scena è stata di Ilaria e Stefano della Bim Bum Bam Cartoon Big Band. In coloratissimi costumi di scena e accompagnati da una formazione di musicisti di grande livello, i due hanno trascinato Santa Restituta in una cavalcata attraverso decenni di animazione.

Lo show che ha introdotto Cristina d’Avena

Da Anna dai capelli rossi e Heidi a L’Uomo Tigre, Un po’ di magia per Terry e Maggie, D’Artagnan e i moschettieri del re, Il mistero della pietra azzurra, Pokémon e Yu-Gi-Oh!, fino ai grandi robot dell’animazione giapponese: Mazinga, UFO Robot, Daitarn 3 e Jeeg robot d’acciaio. Un’ora di show per preparare la piazza all’ospite più attesa.

Poi le prime, inconfondibili note di Arriva Cristina, sigla dell’omonima serie televisiva del 1988. E il boato. Ma non c’era tempo per fermarsi ai ricordi. All’arrembaggio!, sigla italiana del popolarissimo anime One Piece, ha chiamato subito a raccolta la grande ciurma di piazza Santa Restituta. La serata era cominciata davvero.

Non un jukebox della nostalgia

Cristina D'Avena Sora 2026
Cristina D’Avena canta “All’arrembaggio!” davanti alla grande ciurma di piazza Santa Restituta.

Cristina D’Avena non è un’artista che continua semplicemente a riproporre i propri successi davanti a uno zoccolo duro di non più giovani. Lo ha dimostrato ancora una volta a Sora.

La voce conserva quella dolcezza e quella particolare modulazione che ne hanno fatto un marchio inconfondibile, ma sul palco c’è soprattutto una professionista di grande esperienza, capace di leggere ciò che accade intorno a lei e trasformarlo continuamente in parte dello spettacolo.

Durante il viaggio verso la cittadina volsca, ha raccontato, il cielo minacciava pioggia e per un momento aveva temuto di non riuscire a vedere la sua luna: poche parole ed ecco partire Sailor Moon. Prima di Rossana ha chiesto ai bambini come fosse andata la scuola. Il richiamo alla tutela dei fiumi, dell’ambiente e del pianeta ha trovato il suo spazio attraverso I Puffi.

Continui rimandi alla realtà, come se una scaletta conosciuta da tutti avesse bisogno, ogni sera, di incontrare il luogo e le persone che ha davanti per tornare davvero a vivere.

Tra passato e presente

È forse questa la differenza tra la semplice riproposizione del passato e la capacità di rinnovarlo. Una storia cominciata, come lei stessa ha ricordato dal palco, molto prima delle sigle dei cartoni animati: nel 1968, quando, a soli tre anni e mezzo, cantò Il valzer del moscerino allo Zecchino d’Oro.

Da allora Cristina D’Avena ha attraversato decenni di spettacolo senza restare prigioniera dell’immagine con cui il grande pubblico l’ha conosciuta, continuando a dialogare con linguaggi, pubblici e sensibilità differenti, fino ad accogliere persino una nuova versione di sé ridisegnata in stile anime.

Il repertorio resta. L’artista, invece, continua a muoversi.

Le storie che non avevano paura di nominare il bene

Cristina D'Avena Sora 2026
Il mondo di Doraemon accompagna Cristina D’Avena sul palco di piazza Santa Restituta.

Sarebbe facile, a questo punto, parlare soltanto di nostalgia. Forse persino troppo facile. Ogni generazione è portata a credere che l’infanzia che le è toccata in sorte sia stata la migliore tra tutte quelle possibili.

Eppure, riconosciuto il rischio di questo antico inganno della memoria, qualcosa resta.

Quei cartoni animati ci formavano mentre credevamo semplicemente di divertirci.

Da Pollon a Mila e Shiro, fino a Robin Hood

Con Siamo fatti così apprendemmo le prime nozioni sul corpo umano. La piccola e irriverente Pollon ci iniziava, tra una risata e l’altra, ai miti e agli dèi dell’Olimpo. Mila e Shiro e Holly e Benji parlavano di talento, ma anche di sacrificio, amicizia e gioco di squadra, tra campi da calcio apparentemente interminabili e tiri capaci di sfidare le leggi della fisica. Robin Hood combatteva l’ingiustizia; cavalieri e supereroi difendevano la libertà e i più deboli.

Erano storie che non avevano paura di nominare il bene.

Oggi abbiamo quasi pudore delle parole grandi: giustizia, libertà, amicizia, lealtà, coraggio. In quelle avventure e nelle loro sigle tornavano invece con una naturalezza disarmante, senza il timore di apparire ingenue. Prima ancora di sapere davvero che cosa fossero il sacrificio o la giustizia, ne conoscevamo i nomi. Li avevamo ascoltati nelle storie dei nostri eroi e imparati a memoria attraverso la musica.

Gli eroi 

E quegli eroi non corrispondevano affatto a un unico modello. Non erano soltanto uomini duri e invincibili. Il coraggio poteva avere la spada di Lady Oscar, la divisa alla marinara di un’adolescente come Sailor Moon o il volto dispettoso di una bambina come Pollon.

Molto prima che imparassimo a chiamarla inclusione, avevamo già imparato ad affezionarci a protagonisti diversi per sesso ed età, senza che nessuno sentisse il bisogno di spiegarci perché avremmo dovuto farlo.

Figure apparentemente fragili che non abitavano i margini delle storie: erano le storie.

Quei pomeriggi di Bim Bum Bam

Cristina D'Avena Sora 2026
L’omaggio di Cristina D’Avena ad Alessandra Valeri Manera, figura centrale della sua storia artistica e personale.

Forse la potenza di quelle sigle nasce anche dal mondo al quale appartenevano.

Dal palco, la presentatrice ha ricordato i pomeriggi di Bim Bum Bam, quando dalle quattro la televisione apriva per due ore una finestra fatta non soltanto di cartoni animati, ma di sigle, giochi, piccole storie e volti familiari.

Erano i tempi di Uan e di personaggi che entravano ogni giorno nelle case fino a diventare, nella percezione dei bambini, quasi degli amici. Alcuni anni fa, proprio al Festival delle Storie della Valle di Comino, incontrammo Enrico Valenti, uno dei papà dello storico pupazzo, recentemente scomparso. Dietro quella che ai nostri occhi di bambini appariva come pura magia c’erano scrittura, teatro, artigianato e un preciso mestiere del racconto.

Cristina D’Avena apparteneva pienamente a quel mondo. Prima la voce; poi anche il volto.

Dopo il successo dell’anime Kiss Me Licia, la cantante aveva vestito i panni della stessa Licia nelle serie televisive in carne e ossa, accanto a Mirko e ai Bee Hive. Come dimenticare il caratteristico ciuffo rosso che campeggiava sulla folta chioma di biondissimi ricci del frontman della band? Con quella Arriva Cristina che aveva aperto il concerto, nel 1988 avrebbe poi interpretato una versione romanzata di se stessa, tra vita quotidiana, amicizie, studi e musica.

Non mancavano certo, allora come oggi, prodotti industriali e logiche commerciali. E non mancano oggi ottimi cartoni e storie capaci di parlare ai più giovani. È cambiato, però, il modo di fruirne.

Quella televisione generalista costruiva una simultaneità oggi difficile da riprodurre: milioni di bambini guardavano le stesse storie nello stesso momento, cantavano le stesse canzoni e ritrovavano ogni pomeriggio gli stessi volti. I personaggi avevano storie; le storie portavano con sé valori; i valori diventavano musica.

Ma quella magia aveva molti artefici. A Sora, Cristina D’Avena ha rivolto un toccante omaggio ad Alessandra Valeri Manera, scomparsa nel 2024: autrice e produttrice televisiva, fu una delle figure decisive nella costruzione di quell’universo di programmi per ragazzi, cartoni animati e sigle che ebbe in Bim Bum Bam uno dei suoi contenitori più popolari, oltre che una presenza centrale nella parabola artistica e personale della cantante. Dietro quelle canzoni che sembravano nascere spontaneamente insieme alle immagini c’erano autori, produttori, musicisti, interpreti e maestranze che contribuirono a costruire un linguaggio e un immaginario collettivo.

Cristina D’Avena è una delle figure che hanno saputo attraversare la scomparsa di quel mondo senza scomparire con esso.

Pippi Pippi, il duetto che non era in scaletta

Cristina D'Avena Sora 2026
L’appassionato duetto di Cristina D’Avena con il pappagallino Pippi Pippi sulle note di “Piccoli problemi di cuore”.

La dimostrazione più divertente di quanto ogni concerto possa diventare una storia a sé è arrivata durante Piccoli problemi di cuore.

Dalle prime file si è fatto sentire Pippi Pippi, un pappagallino che ha subito attirato l’attenzione della cantante. Con l’aiuto di un membro della security, il piccolo ospite ha raggiunto il palco e si è adagiato sul dito di Cristina, rimanendovi per tutta la durata della canzone.

Un featuring non previsto in scaletta.

E, terminata l’esibizione, Pippi Pippi sembrava non avere neppure troppa voglia di concluderlo: il pappagallino non voleva più tornare dal suo proprietario.

Il rapporto di Cristina D’Avena col pubblico

Bastava quella scena, da sola, a confermare quanto la serata fosse costruita su un continuo scambio con il pubblico. A un certo punto la cantante ha spiegato il senso stesso del suo continuare a girare, incontrare le persone e portare emozioni: qualcosa che fa per il pubblico, certo, ma anche per se stessa, perché quell’emozione ritorna.

L’artista diventa quasi uno strumento attraverso il quale qualcosa passa, raggiunge gli altri e torna indietro.

Ecco perché la leggerezza invocata all’inizio non era un invito a fuggire dalla vita per rifugiarsi due ore nell’infanzia. Era piuttosto qualcosa da recuperare e riportare con sé nel presente: la capacità di sorridere, emozionarsi e immaginare ancora.

In questo percorso ha trovato spazio anche L’estate migliore che c’è, singolo del 2017 scelto come inno ufficiale del Padova Pride Village di quell’anno.

Cristina D’Avena: “Non smettete mai di cantare i vostri sogni”

Cristina D'Avena Sora 2026
La consegna della targa a Cristina D’Avena. Da sinistra: la presentatrice Valeria Bernardelli, il sindaco Luca Di Stefano, Cristina D’Avena, la consigliera comunale Francesca Di Vito, una delle giovani allieve della scuola di danza CDS Sora Center e Luciano La Posta, presidente dell’associazione Magicabula Magic Night.

Dopo il crescendo di Jem e Rossana, la musica ha lasciato per qualche minuto spazio alle istituzioni.

L’Amministrazione comunale ha consegnato a Cristina D’Avena una targa con una motivazione che sembrava raccogliere il senso dell’intera serata: «Il segreto per rimanere bambini è non smettere mai di cantare i propri sogni».

«Non smettete mai di sognare, perché i sogni si possono realizzare a qualunque età», ha risposto l’artista, visibilmente emozionata.

I ringraziamenti

Il Sindaco Luca Di Stefano ha ringraziato Cristina davanti a una piazza «piena di famiglie, di bambini, di giovani e di sorrisi», ricordando la sua capacità di fare sognare intere generazioni.

La consigliera comunale con delega all’Istruzione Francesca Di Vito ha ricordato il lungo lavoro di squadra che ha coinvolto Amministrazione, organizzazione, tecnici e sicurezza, rivelando anche il retroscena di un evento preparato per un anno e atteso dal sindaco da quattro.

Cristina D'Avena Sora 2026
Valeria Bernardelli presenta l’esibizione finale: al centro le ragazze del CDS Sora Center, a destra Cristina D’Avena pronta a chiudere la serata sulle note di Occhi di gatto.

Al centro dei ringraziamenti, naturalmente, anche Luciano La Posta, presidente dell’associazione Magicabula, cuore organizzativo della manifestazione. La serata è stata anche l’occasione per uno scambio di riconoscimenti tra il Comune di Sora e l’associazione. Ma l’ultima parola è tornata alla musica.

Con Occhi di gatto, Cristina D’Avena ha chiuso lo spettacolo accompagnata da tre giovani allieve della scuola CDS Città di Sora Center. Bernardelli ha rivolto un ringraziamento anche al maestro Marco Moscardini per il supporto offerto all’evento durante l’intera giornata.

Tre giovani danzatrici per tre audaci protagoniste femminili che, molti anni fa, avevano già insegnato a tanti bambini che un’eroina non aveva bisogno di chiedere il permesso per stare al centro della storia.

Il firmacopie

Poi il firmacopie, i dischi, i gadget e ancora il contatto con il pubblico. Cristina non è scomparsa dietro le quinte: è rimasta a incontrare le persone, prolungando ancora per un po’ quello scambio che aveva accompagnato l’intero concerto.

Forse è anche per questo che, a quasi sessant’anni dal suo primo palco, continua a parlare ai bambini che siamo stati e a quelli che, nonostante tutto, siamo ancora.

Cristina D'Avena a Sora – Notte Bianca dei Bambini 2026

Stefano Maria Pantano

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