Cyrano de Bergerac sfida Pantalone al Teatro comunale di Alvito

Il 10 e 11 Settembre 2016 al Teatro Comunale di Alvito (FR) doppio appuntamento all'insegna della Commedia dell'Arte. La compagnia bolognese “I Batocci” ha presentato “Cyrano. L’ultimo capitano”, diretta da Massimo Macchiavelli. Di seguito il nostro incontro "a tu per tu" con il regista.

FROSINONE – Cosa hanno in comune l’audace eloquenza dello spadaccinio Cyrano de Bergerac, di cui Rostand scrisse ispirandosi all’omonimo scrittore del Seicento francese, e la forza macchiettistica regionale di Pantalone o delle altre maschere della Commedia dell’Arte? Apparentemente molto poco, eccezion fatta per il profilo “importante” dei due.

A capovolgere questo giudizio ha però pensato la compagnia teatrale bolognese “I Batocci”, diretta dall’attore e regista Massimo Macchiavelli nella brillante riscrittura della commedia eroica di Rostand, andata in scena il 10 e 11 Settembre 2016 al Teatro Comunale di Alvito (FR). Non si è però trattato della prima occasione del genere in Ciociaria; il 16 Febbraio scorso ad Arpino (FR) aveva infatti avuto luogo un grande rendez-vous teatrale interamente dedicato alla Commedia dell’Arte, al quale aveva preso parte anche una compagnia di Barcellona  (vedi l’articolo qui)
Cyrano. L’ultimo capitano, questo il titolo del nuovo lavoro de “I Batocci”, ha ottenuto vari riconoscimenti, tra cui il primo premio del festival romano di corti teatrali In Corto teatrale. Lo spettacolo è prodotto dalla Fraternal Compagnia, la quale si ispira per il nome e per gli intenti alla più antica compagnia italiana di cui sia stato ritrovato l’atto pubblico di costituzione. Il documento in questione segna simbolicamente l’inizio del teatro professionale, ossia la Commedia dell’Arte, laddove il termine “arte” rimandava direttamente all’ “artigiano” che compie un “mestiere”.

Il cast, composto dagli attori Rolando Giancola, Simone CalcagnoMatelda MoriEmanuele Baldassini,Chiara ChiavettaSofia Brocani e Irene Malin, ha saputo coinvolgere e sorprendere lo spettatore, complice una sapiente regia, divertendosi a giocare con la sua memoria e a tratti tendendole sgambetti; come accadrebbe a un visitatore che ritornasse dopo molto tempo in uno storico palazzo in cui l’arredamento e la disposizione degli ambienti fossero stati stravolti da una ventata di follia.

Questo Cyrano “risciacquato” in Commedia dell’Arte, con la guerra che resta su uno sfondo fatto di gag e lazzi, perde le tinte drammatiche del testo originale senza tradirne lo spirito del messaggio precipuo, che resta quello dei buoni sentimenti, dell’amicizia che risulta prevalere anche sulle rivalità in amore e del candore emotivo rappresentato da Cyrano.

L’impavido eroe, la cui bellezza d’animo è celata da un naso ingombrante, non manca infatti di suggerire le sue celeberrime parole all’impacciato eloquio dell’amico Cristiano sotto il balcone dell’amata Rossana: «Cos’è un bacio se non un giuramento fatto un po’ più d’appresso, un apostrofo rosa tra le parole “t’amo”?»

Il tutto è condito con il brio contaminante e l’atletismo fisico delle maschere seicentesche, fra cui ritroviamo Pantalone, a fare le veci del crudele generale De Guiche, una pepata coppia di Zanni dalla personalità complementare e non solo…

Accentuatissima, nella regia, la capacità di lanciare continue frecciate al pubblico nell’immediatezza dell’occasione e il riferimento all’attualità della politica dei nostri giorni, senza tralasciare strizzate d’occhio ai classici Disney e al pop italiano negli esilaranti stacchi musicali.

Unica nota stonata è stata rappresentata dal personaggio, inserito ex-novo, del bellicoso quanto sciocco figlio del generale che veniva impersonato, in occasione della replica alla quale abbiamo assistito, da uno dei protagonisti del cast. La mancanza di un cambio d’abito poteva generare sincera confusione nello spettatore, nonostante la perizia dell’attore e l’artifizio della “presentazione ufficiale” demandata al padre prima del suo ingresso in scena.

Un lieto fine di conciliazione delle tensioni è il giusto coronamento di un lavoro comunque lodevolissimo, che non fa che sperare un prossimo ritorno di questi splendidi artisti nel Frusinate.

Ciò è ancor più vero per gli attori alvitani della Filodrammatica d’Annunzio, i quali hanno avuto la possibilità di arricchire il proprio bagaglio di formazione con una giornata di studio nella quale il Maestro Macchiavelli e i suoi giovani hanno creato una proficua occasione di dialogo artistico con il territorio ospitante, donde non potrà che scaturire anche un miglioramento della qualità delle iniziative future locali.

Dopo lo spettacolo abbiamo incontrato il regista Massimo Macchiavelli, al quale abbiamo potuto rivolgere qualche domanda.

Con il regista Massimo Macchiavelli
Con il regista Massimo Macchiavelli

 Maestro Macchiavelli, può darci qualche cenno sulla storia della Compagnia “I Batocci” e sui presupposti artistici alla base della sua produzione? Quest’ultima riguarda sempre e soltanto il genere della Commedia dell’Arte?

Dunque, più precisamente io faccio parte di un’altra compagnia che si chiama “Fraternal Compagnia”,  che organizza dei corsi di Commedia dell’Arte. Il gruppo della Compagnia “I Batocci” ha partecipato, insieme ad altri, a uno stage estivo tenuto da noi, al termine del quale ha costruito tre canovacci di circa venti minuti. In seguito, essendosi  molto affezionati al genere, lo stesso gruppo ha partecipato a un festival romano di corti teatrali, chiamato appunto In Corto Teatrale, e lo ha vinto. Conseguentemente abbiamo dato il via, anche grazie al sostegno della Regione Emilia Romagna, a un progetto volto a creare giovani compagnie itineranti di Commedia dell’Arte che promuovessero la rinascita di un circuito per questo genere teatrale. Nei teatri in cui ci esibiamo abbiamo infatti proposto anche molti altri spettacoli nel corso del tempo.

Fraternal Compagnia quindi fa spettacoli di Commedia dell’Arte in Italia e all’estero girando un po’ in tutto il mondo. Gruppi come quello de “I Batocci” sono invece il prodotto di questo progetto.

Nel caso di lavori come quello visto oggi sembra esserci una scrittura ben definita del testo, diversamente da come avveniva storicamente per la Commedia dell’Arte in cui sappiamo che la messa in scena procedeva soprattutto sull’improvvisazione degli attori su dei canovacci…

Sì, in questo caso si tratta di una scrittura che nasce dall’improvvisazione artistica.

Molto singolare il fatto che, seppur con un percorso al contrario che vada dall’azione al testo e non viceversa come solitamente accade, l’originario spirito d’improvvisazione sia la vera sorgente di tutto anche nei vostri spettacoli.

Inoltre in questo caso la vicenda raccontata nella commedia eroica (e anche tragica) “Cyrano de Bergerac” subisce una trasposizione in un genere che non le apparteneva che ne stravolge anche molti aspetti narrativi.

Questo è quello che facevano gli autori della Commedia dell’Arte. Molta della loro produzione era mutuata dai testi classici o da testi popolari ben noti al pubblico che loro riadattavano. Tra i nostri spettacoli ce ne sono molti che vengono dalla tradizione, antica ma non solo: Il barbiere di Siviglia, l’Inferno di Dante, Frankenstein e uno sul personaggio di Ulisse…

Il fine è sempre quello di costruire una sorta di parodia dei testi.

Quando ha debuttato questo “Cyrano”?

Alla fine dell’edizione 2015 dello stage estivo che noi solitamente facciamo. A Dicembre c’è stata la vittoria del primo premio per “miglior spettacolo” al festival di corti teatrali di cui parlavamo e abbiamo esteso l’originario canovaccio di venti minuti sino alla durata regolare di circa sessanta che abbiamo portato in scena in questi due giorni.

Come si è potuto avere questo incontro con la Filodrammatica Gabriele D’Annunzio e con Alvito? Ritiene che, anche alla luce del breve workshop da voi eccezionalmente proposto agli attori locali, i quali non hanno molta familiarità con la Commedia in genere, vi sia stato un mutuo scambio di vedute cui possa conseguire un infittirsi dei rapporti tra Bologna e il Frusinate?

Questo incontro deriva da una cortesia che abbiamo chiesto ai nostri ragazzi. Noi siamo disponibili a produrre delle regie e a metterle in scena anche gratuitamente, a patto che loro riescano a mediare con i responsabili degli spazi scenici per trovare delle date utili. In questo caso uno dei nostri attori nel cast è originario di questi luoghi ed era in contatto con la realtà artistica locale, per cui il collegamento è nato molto facilmente. Intendevo questo quando parlavo di “costruire un circuito per la Commedia dell’Arte”: liberi spostamenti di persone che creino movimenti di idee e scambio di saperi.

I miei ragazzi sono rimasti molto soddisfatti di questi giorni di lavoro comune. Nel seppur breve tempo avuto a disposizione per svolgere il laboratorio e andare in scena nelle due date, crediamo di aver reso più che un’idea su un tipo di teatro che non sono molti a conoscere realmente in Italia.

Sono previste altre date in queste zone nei prossimi giorni?

Per ora no. Noi della Fraternal Compagnia contiamo di tornare qui a Febbraio con una nostra produzione sul Don Giovanni di Giovan Battista Andreini, quindi un Don Giovanni inedito che non è mai stato messo in scena. Il gruppo de “I Batocci” invece sarà a breve a Senigallia.

C’è quindi una tournée in corso per il “Cyrano”?

Tutte le nostre compagnie di Commedia dell’Arte stanno lavorando per trovare date utili in Italia e all’estero. I Batocci sono rientrati circa dieci giorni fa dalla Polonia, dov’erano stati invitati per partecipare a un festival internazionale da una compagnia straniera, con cui erano entrati in contatto a Bologna in occasione della vittoria di un premio del pubblico per la versione “estesa” del Cyrano.

Tra i vostri progetti futuri c’è soltanto il “Don Giovanni” cui accennava?

A Dicembre abbiamo in programma di portare il nostro Don Giovanni in Giappone. È una tournée di venticinque giorni ed è un progetto ambizioso, in quanto si tratta della compagnia principale che si occupa anche della formazione dei nostri giovani. Il Giappone è per noi un appuntamento fisso di tutti gli anni. Poi avremo lo sviluppo dei nuovi canovacci frutto dello stage di quest’estate.

La ringraziamo per la disponibilità dedicata ai lettori di MyWhere e la salutiamo con i nostri migliori auguri per il vostro  lavoro.

Grazie a voi!

INFO

Vedi qui 

Cyrano VS Pantalone

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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