I Racconti di Blues incantano il Teatro di Alvito

I Racconti di Blues incantano il Teatro di Alvito

Un’iniziativa culturale di qualità per intenditori e non solo, quella intitolata Racconti di blues e che Domenica 8 Maggio ha impregnato (solo metaforicamente) l’aria e le pareti del Teatro Comunale di Alvito (FR) con atmosfere che sanno di whisky invecchiato e del sudore e del sangue degli afroamericani, il cui processo di inculturazione forzato nella società americana è forse la chiave di volta per comprendere le origini di uno dei generi musicali fondamentali nella storia degli Stati Uniti d’America.

Il pubblico è stato trascinato per due ore intere nel mood delle storie metropolitane al centro dei più classici brani del blues, in una serata in cui la performance in musica di una band che includeva alcuni elementi dei Blue Stuff, gruppo di blues napoletano il cui stile si ispira al blues classico della scuola di Chicago e che nacque nel 1982, su iniziativa del cantante e batterista Mario Insenga, si inframezzava con i colori intensi della voce recitante di Ivano Capocciama, in un mix davvero efficace, in cui il significato razionale ed emotivo veniva veicolato dal palco alle poltroncine rosse, per poter essere colto anche dallo spettatore più digiuno in materia.

L’interpretazione del repertorio, cucito insieme in un’unica narrazione che mutuava i brani da gran parte della storia del blues (Miss The Mississippi And You, di Jimmie Rodgers,  James Alley Blues di Richard “Rabbit” Brown  e From A Buick 6 di Bob Dylan sono solo alcuni), ha visto come protagonisti lo stesso Insenga, detto “The Blue Train”, alla batteria e voce solista, Emilio Quaglieri e Corrado Retico alla chitarra e Francesco Miele al basso.

La carriera musicale del primo elemento del gruppo, vero e proprio re della serata, è in larga parte legata ai già citati Blue Stuff  (la cui attività vanta tournée in tutta italia e in Europa) e non manca di annoverare collaborazioni con artisti quali Joe Sarnataro (alias Edoardo Bennato, che pubblicò insieme al gruppo nel 1992 l’album blues È asciuto pazzo ‘o padrone) e Renzo Arbore. Uno dei dischi firmati dalla band capitanata da Insenga è intitolato Omaggio a New Orleans, uscì nel 2007 e fu registrato dal vivo al Liri Blues Festival in occasione del decennale del gemellaggio tra Isola del Liri e New Orleans.

Non sono mancati il bis su richiesta del pubblico, in cui si è potuta ascoltare una magnifica esecuzione di A hundred and ten in the shade, di John Fogerty, e i momenti di commozione nelle chiose narrate dei brani con cui “The Blue Train” ha condotto con sé il pubblico in sala verso la conclusione della serata.

Ho avuto modo di incontrare la voce solista per cercare di conoscerne meglio la storia e la persona dietro l’artista…

Maestro Insenga, lei ha già lungamente parlato, a conclusione dello spettacolo, del contenuto e dell’humus storico e culturale che ha generato i brani che abbiamo ascoltato nell’ interpretazione attoriale dei testi affidata a Ivano Cappocciama e nella magnifica esecuzione musicale del gruppo, che si è costituito eccezionalmente per questo show e di cui lei ha assunto un ruolo particolare, come voce solista e molto altro.

Sappiamo della sua esperienza artistica in collaborazione con Renzo Arbore e dell’importanza che lei ha rivestito negli ultimi anni per una manifestazione musicale e culturale di prestigio per la Ciociaria quale è il “Liri Blues Festival”. Ci parlerebbe di com’è nata l’idea dello spettacolo di questa sera, in cui la protagonista è certamente la musica, ma prima ancora, forse, la narrazione, che tesse direttamente sulla nostra pelle le trame del mondo del blues con un mix teatrale tra spettacolo musicale, recitazione e racconto in prima persona, anche con qualche momento di reale commozione frutto delle emozioni che ha saputo richiamare dentro di sé e che ha saputo suscitare anche in noi che l’ascoltavamo?

Sì, io sono di origini napoletane, ma da cinque anni abito ad Arpino, che confina con Isola del Liri e Sora. Mi sono trasferito qui proprio perché, avendo frequentato tantissimo il “Liri Blues”, suonandovi nel corso degli anni, ma anche da semplice spettatore, ho visto queste località che sono molto belle e mi sono avvicinato. Quando è stato allora il momento di trasferirsi è stata per me più semplice la scelta.

Il progetto nasce da questa passione per il blues, che è stato per me il solo stile musicale. Con Ivano ci siamo “incrociati” molte volte, esortandoci l’un l’altro e ripromettendoci di realizzare qualcosa insieme… In realtà avevamo già realizzato uno spettacolo in collaborazione ed era un recitato, in parte simile a quello di oggi, ma su Bukowski. In realtà in quello spettacolo il recitato di Ivano si inframezzava con la musica dei Blue Stuff, quindi con il blues in napoletano. Adesso, con lo spettacolo di stasera, abbiamo invece deciso di farlo con il blues vero e proprio; con i brani davvero pregnanti di questo genere, poiché è chiaro che non tutto il blues è dotato di questa valenza.

Molto spesso, come abbiamo ascoltato, si tratta di storie personali molto metropolitane…

Sono comunque cose che val la pena che siano dette, al di là della recitazione. Sono testi che servono a noi per veicolare una musica che, essendo cantata in inglese, non è recepita da tutto il pubblico, sia che si parli di temi forti, sia che si parli di banalità.

C’è da dire che lei è molto espressivo e ed eloquente con una mimica molto incisiva durante la performance.      

Ah sì, ma la gestualità è napoletana eh (sorride divertito, ndr)!

Anche questo si coniuga bene con la tradizione di gemellaggio italo-statunitense da anni in corso con la tradizione del Liri Blues che lega Isola del Liri con New-Orleans. Al di là dell’ironia, esiste davvero, probabilmente, questo filo conduttore che unisce le due culture ed è sotteso al lavoro che abbiamo visto e ascoltato oggi.

Certo, bravo, lo hai detto! C’è un filo conduttore e permea tutto.

Stiamo parlando di un ponte tra due culture (quella mediterranea e quella d’oltreoceano) che sono lontane ma forse non poi così tanto…

No, perché il blues è diventato un linguaggio universale già da molto tempo. Questo perché il vero blues, quello proprio di coloro per i quali vita e musica si con-fondono, ossia si mescolano perfettamente, è fatto per dar voce agli stati d’animo. Se racconti una storia triste o una storia dalle tinte rosa, il blues è perfetto.

Non è un caso che proprio alcuni anni fa mi capitò di assistere al Cinemateatro di isola del Liri, uno spettacolo in cui si univa la poesia di Leopardi alle atmosfere del bliues.

Beh, sì ne è un chiaro esempio. La recitazione di questo tipo di testi si concilia perfettamente con il blues.

Quello che ci ha restituito stasera sembra il risultato di un vissuto reale. Lei ha studiato o comunque ha vissuto in America?

Sono stato in America, ma il grosso della mia formazione arriva dai libri e dall’ascolto dei dischi e non si finisce mai di scoprire…

Eppure sembra che lei abbia vissuto negli Stati Uniti per anni e che sia tornato In Italia da pochissimo.

Sai, questo me lo chiedeva anche Renzo Arbore, che diceva, quando scoprì i Blue Stuff e ci invitò alla sua ultima trasmissione “Meno siamo, meglio stiamo”: “Mario, ma come fai a conoscere così bene queste cose di New Orleans? Tu ci sei stato? La prossima volta ci andiamo!”.

Io risposi di non esserci mai stato e lui rimase molto sorpreso. Gli dissi che la mia conoscenza veniva dai dischi, dai libri, dallo studio approfondito. Qualunque input su una cosa che mi interessa la vado ad approfondire…

Giusto per chiarire meglioil mio punto di vista, durante lo spettacolo facevo l’esempio del termine “brad” (“She always gives me brad…”), dove la traduzione letterale del termine con “pane” non esaurisce i significati del “double talk” americano, che in questo caso intendeva in quel periodo storico innanzitutto il sesso femminile. Leggevo la storia di una ragazza che ha tradotto Tom Waits. Lei diceva che tradurre Waits significa calarsi in una realtà in cui quella parola la devi vivere. La stessa parola in un contesto diverso significa magari tutt’altro. Questo vale anche per autori come Bob Dylan… Parole come macigni, di certo non messe dove sono per caso.

Prevede un suo coinvolgimento, magari anche con questo spettacolo, anche per il prossimo “Liri Blues”? Ciò dipende forse anche dal trend che la manifestazione sta seguendo negli ultimi anni in termini di prestigio e qualità?

Stiamo pensando di presentare questo show. È difficile dire se la manifestazione blues di Isola del Liri stia crescendo oppure no. Certo è che da 5 serate di festival se ne realizzano ora 2, ma questo è un fatto relativo, perché non è la qualità che viene inficiata ma, il numero di serate, il che dipende dall’entità dei contributi concessi per la realizzazione dell’iniziativa.

Siamo comunque orientati a presentare per la prossima edizione questo spettacolo. Prima mi rivolgevo infatti a Tommaso Cerroni, organizzatore del Liri Blues e che magari avrebbe potuto spendere qualche parola, se fosse stato presente. Comunque, se i fondi saranno sufficienti già quest’anno inseriremo questo spettacolo nel programma.

Questo è molto positivo, dato che questa è un’iniziativa dall’indiscutibile qualità. Il dato è ancor più significativo se pensiamo al fatto che, se ci allontaniamo dalla provincia di Frosinone e parliamo, ad esempio, in ambienti romani di teatri come quello di Alvito, ci sentiamo dire che al di là della struttura che può avere un suo valore, siamo di fronte a un cartellone artistico essenzialmente assente. Quello che andrebbe dimostrato è che invece il cartellone artistico di questo teatro, come di altre iniziative culturali provinciali, non solo non sia affatto vuoto, ma annoveri prodotti di sempre maggior qualità. Il punto di debolezza, semmai è attualmente il tipo di comunicazione e di risonanza su cui queste iniziative possono contare. Penso tuttavia che, con  serate come queste si stia dimostrando che in luoghi come il questo teatro si faccia cultura seriamente.

Grazie a Mario Insenga per averci dato prova della persona squisita e disponibile che è, con l’augurio di incontrarci nuovamente nei prossimi eventi che lo vedranno protagonista.

Info:  http://www.comune.alvito.fr.it/2011/jhome/

Photo and copyright by Marco Schirinzi

Racconti di Blues

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Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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