Tributo al leggendario Keith Emerson

E’ decisamente un periodo di tristi commiati, questo inizio 2016. Ci abbandona un’altra grande leggenda del Rock, Keith Emerson, tastierista e fondatore degli Emerson Lake and Palmer, scomparso nella notte tra il 10 e l'11 marzo 2016

Tributo al leggendario Keith Emerson

Keith Emerson – Tributo al leggendario tastierista e fondatore degli Emerson Lake and Palmer.

Co-fondatore assieme a Greg Lake degli Emerson Lake and Palmer, Keith Emerson rimarrà negli annali della storia del Rock come l’istrionico tastierista che all’alba degli anni 70 – con un utilizzo assolutamente pioneristico di piano, organi elettronici Hammond e primi sintetizzatori Moog – strapazzava la Musica Classica mescolandola con il Rock e il Jazz e producendo suoni e commistioni mai udite prima.

Sono emblematiche le immagini che lo ritraggono sul palco tra muraglie di cavi, tastiere e apparecchiature di dimensioni monumentali.
Keith Emerson fu infatti il primo musicista a concepire l’idea di utilizzare un sintetizzatore in un live, e questo in un’epoca in cui le apparecchiature elettroniche avevano ingombri tali da essere considerate esclusivamente per l’uso in studio.
La sua folle idea, che divenne un’icona tanto da guadagnargli l’appellativo di “Moog Wizard” (ndr: Mago del Moog), fu concepita quando ancora suonava nei Nice (1967-69), gruppo da lui stesso fondato prima di unirsi a Lake and Palmer e considerato fra i primi gruppi prog-rock della storia. La location era il Royal Festival Hall e il monumentale sintetizzatore – reperito “a prestito” tra i pochi allora disponibili in Gran Bretagna – “(…) funzionò veramente bene, anche se credo che la maggior parte del pubblico pensasse che i suoni uscissero da nastri registrati. Io comunque ne fui talmente colpito che quando formai gli ELP nel 1970 scrissi personalmente a Moog sperando che me ne facesse avere uno per nulla” commenterà candidamente in seguito.

Pianista e compositore di indubbio talento, Emerson univa a una formazione classica di prim’ordine, una innata passione per la sperimentazione, un’istintiva propensione per i virtuosismi tecnici e una buona dose di plateale narcisismo. Una miscela esplosiva che manifestò fin dagli esordi, non limitandosi certo all’introduzione sul palco di quel muro di apparecchiature elettroniche a cui viene ancora oggi iconicamente associato.

Keith Emerson fu anche il primo tastierista della storia (forse l’unico) a rompere la classica immagine del tastierista immobile dietro le tastiere e a sottrarre le luci della ribalta alla chitarra.
Famosi sono i suoi corpo a corpo con l’Hammond, che rovesciava letteralmente sul palco per poi suonarlo da sdraiato, a rovescio, arrivando fino ad accoltellarlo.
Grande improvvisatore e sempre perfettamente padrone della scena, si narra che ad uno dei suoi primi concerti scoppiò una rissa e Keith, esortato dagli altri componenti della band a continuare a suonare, produsse improvvisamente con le tastiere elettroniche suoni tanto simili ad esplosioni e spari che la platea si placò all’istante.

L’apice della sua carriera coincide con quella del supergruppo prog-rock degli Emerson Lake and Palmer (ELP), costituito nel 1970.
A quell’epoca Keith aveva alle spalle già 5 album (1 con i T-Bones e 4 con i Nice) e una discreta fama, così come una certa notorietà avevano già anche Carl Palmer, batterista, e Greg Lake, voce e basso, reduce dalla registrazione del leggendario “At the Court of the Crimson King” con i King Crimson di Robert Fripp.
Dopo un primo concerto di rodaggio a Plymouth Guildhall, il vero battesimo del fuoco per gli ELP si svolse al Festival dell’Isola di Wight (la Woodstock britannica), dove Emerson, Lake and Palmer produssero, davanti a un pubblico di 600.000 persone, una performance spettacolare.
In quel concerto, oltre ad alcune canzoni di repertorio dei Nice come “Rondo” e “America”, Keith Emerson si esibì nella sua prima, particolarissima interpretazione di quello che diventerà poi il suo cavallo di battaglia, “Pictures at an Exhibition”, una sorta di cover rock della omonima suite per pianoforte di Mussorgsky.

Undici album realizzati in poco meno di un decennio, i primi cinque dei quali inclusi nella prestigiosa top 20 di Billboard, rimangono a testimoniare l’instancabile vena creativa del trio, sempre impegnato ad alternare attività in studio a spettacolari live. Da citare tra gli altri: “Emerson, Lake & Palmer”, prima prova del 1970, “Tarkus”, “Pictures at an Exhibition”, “Trilogy” e quello che a tutti gli effetti può essere considerato il loro capolavoro assoluto, “Brain Salad Surgery” (1973), in cui Keith Emerson si esibisce nella epica Karn Evil 9, la suite per piano e tastiere più lunga della storia del Rock.

Scioltosi nel 1979, il “supergruppo” si ricostituì nel 1992 per l’album “Black Moon” e nel 2010 per una re-union live, diversamente Emerson si dedicò a sperimentazioni soliste producendo tra le altre cose la famosa colonna sonora “Inferno (Original Soundtrack)” per l’omonimo film di Dario Argento del 1980.

Più di 40 milioni di album venduti, innumerevoli partecipazioni come “headliners” (ndr: attrazione principale) ai principali raduni musicali e la capacità di far confluire nei loro concerti folle oceaniche, consacrano a tutt’oggi gli ELP nell’olimpo delle leggende del Rock.

Questo nostante la critica del tempo non abbia mai mancato di stigmatizzarne i tratti più plateali e il punk abbia finito per decretarne l’uscita di scena, in nome di una musica più immediata, vicina alla strada, meno colta ed artefatta.

Emblematica la stroncatura del DJ radiofonico John Peel che fin dal lontano 1970 li descrisse come “a tragic waste of talent and electricity”, stroncatura cui fece seguito la replica di Emerson: “come minimo ha riconosciuto che abbiamo talento. Per quanto riguarda lo spreco di elettricità, non sta a lui pagare il conto”

Gli ELP reagirono insomma con autoironia e un’umorismo tutto britannico all’esaurirsi della parabola prog rock di cui furono insigni rappresentati, approccio che continuò a contraddistinguerli fino ai giorni nostri. Era l’unica via di fuga, d’altra parte, per un trio che qualche base quanto ad eccessi e pretenziosità la forniva pure. Cultori dei concept album, virtuosisti fino all’eccesso, l’equipaggiamento dei loro tour arrivò a lievitare fino a 35 tonnellate includendo tra l’altro: una batteria rotante grande come un miniappartamento, un grand piano che veniva sollevato e fatto fluttuare in aria fino a 10 metri d’altezza assieme ad Emerson intento a suonarlo live e, non ultimo, il gigantesco Armadillo costruito appositamente per il tour di Tarkus, che a Roma non potè essere utilizzato perché entrando in scena avrebbe fatto sprofondare il palco sotto il suo peso.

Eccessi incomprensibili all’alba del punk. Sperimentazioni pionieristiche e prime prove di un rock concepito come spettacolo, se valutate col senno di poi – soprattutto alla luce dei plateali live (e delle altrettanto plateali scenografie) di là da venire come quelli degli ultimi Rolling Stones, U2 e David Bowie.

Nel 2012 Keith Emerson è stato incluso nella Hammond Organ Hall of Fame.
Nel 2014 la Moog Music ha annunciato il rilascio dell’Emerson’s Moog Modular System, nuovo modello a lui intitolato in onore della sua musica e della pioneristica collaborazione con Robert Moog nonché fedele riproduzione del celebre sintetizzatore da lui stesso utilizzato.

Keith Emerson si toglie la vita con un colpo di pistola alla tempia nella notte tra il 10 e l’11 marzo 2016, provato da una malattia ai nervi della mano destra che lo limitava nell’utilizzo delle tastiere e che non gli lasciava prospettive di miglioramento per il futuro.

Epilogo di una vita legata a doppio filo alla tanto amata musica e allo spettacolo. O forse semplicemente la maledizione del Rock, un’energia che accende, brucia, consuma e quando si esaurisce lo fa senza mezzi termini, spegnendo improvvisamente tutto, arte musica spettacolo e vita. Come l’interruttore di quei muri di cavi e tastiere di cui amava tanto circondarsi.

A tutt’oggi è in corso di postproduzione un film sulla vita di Keith Emerson, che lo stesso Keith aveva intitolato – strizzando l’occhio alla critica e con quel senso dell’ironia tutto britannico che lo ha sempre contraddistinto – “Picture of an Exhibitionist”.

NDR
“Picture of an Exhibitionst” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro pubblicato da Keith Emerson nel 2004, in lavorazione dal 2007 e attualmente in fase di post produzione.
Per approfondimenti:
Emerson Lake and Palmer (Pagina Facebook ufficiale del gruppo)
Emerson: Picture of an Exhibitionist (Pagina Facebook ufficiale della produzione)
– Trailer e altre info
Siti ufficiali dei produttori/promotori del progetto
http://progrockdoc.com/ (video promo e altre news)
– www.indiegogo.com/ (immagini foto e anteprime)

MUSICA ELETTRONICA, SINTETIZZATORI E DINTORNI

Per tutti gli appassionati di sintetizzatori, musica elettronica, prog-rock e tastiere, segnaliamo il bellissimo (e lunghissimo) articolo di Gordon Reid: The Rebirth Of Keith Emerson’s Moog Modular.
Per un affascinante viaggio interattivo nella storia dei sintetizzatori e della musica elettronica consigliamo invece: Elcronic Music: How It All Begun, di Serge Maheu.

Daniela Cisi

Consulente di Marketing e Social Media Manager, è appassionata di cinema, fantascienza, arte, musica e spettacolo, con particolare riferimento a tutto ciò che contamina massivamente e in forma inestricabile quanto appena elencato sopra. Accanita consumatrice di serie TV, B-Movie, Urania,  fantascienza e musicalmente fuori dagli schemi. Ama la neve, lo snowboard, il golf e le sfide. Digital addicted. Odia i percorsi lineari, la mancanza di fantasia e i bunker. Incidenti di percorso: Laurea in Lingua e Letteratura Anglo-Americana, Diploma di tecnico-progettista di Ipertesti, Master in Marketing, Comunicazione e Nuove Tecnologie con approfondimenti di semiotica applicata alla Comunicazione Pubblicitaria e al Marketing Digitale.
Daniela Cisi

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