ITALIA – In occasione dei 70 anni de L’Espresso, Matteo Renzi analizza le fragilità del centrosinistra, le strategie della maggioranza e il futuro della politica italiana. Dalla legge di Bilancio alle possibili modifiche elettorali, fino al ruolo del Quirinale, il leader di Italia Viva espone una visione critica, ma ancora imperniata sull’idea che la partita politica sia tutt’altro che chiusa.
Nel dialogo con L’Espresso, Matteo Renzi parte da un punto chiave della politica economica. Secondo lui, il vero piano casa del governo è il condono annunciato in Campania, misura che giudica pericolosa sia sul piano politico sia su quello sociale.
Renzi insiste sul fatto che, mentre il costo della vita e la pressione fiscale aumentano, la sinistra dovrebbe reagire con maggiore convinzione. Sottolinea un dato emblematico: 191 mila italiani hanno lasciato il Paese nell’ultimo anno. A suo avviso, l’insicurezza e il malessere economico dovrebbero diventare il fulcro della battaglia riformista.

Centrosinistra diviso, ma la partita resta aperta
Il leader di Italia Viva rifiuta la lettura pessimistica che, a suo dire, caratterizza il centrosinistra. «La prima cosa che manca è la convinzione», afferma. Renzi critica l’idea che la permanenza di Giorgia Meloni al governo sia scontata, definendola una narrazione che frena ogni strategia alternativa.
Per lui, i numeri parlano chiaro: mettendo insieme le forze progressiste, il confronto con la destra sarebbe tutto fuorché chiuso. «Il centrosinistra ha perso perché si è diviso», ricorda, sottolineando però che anche all’interno del centrodestra esistono fratture evidenti.
Renzi vede ancora una sfida possibile: «Se perdiamo le prossime elezioni, Meloni prende il Quirinale. Troppo potere nelle mani di una sola persona è pericoloso». Da qui il richiamo a “togliere di dosso la rassegnazione” e tornare competitivi.

Legge elettorale e primarie: cosa cambierebbe davvero
Sul dibattito relativo alla modifica della legge elettorale, Renzi è pragmatico tra le pagine de L’Espresso. Se le regole restassero le stesse, ogni partito potrebbe correre da solo e il premier sarebbe semplicemente il leader più votato. Se invece si introducesse l’obbligo di indicare il candidato premier, allora le primarie diventerebbero inevitabili.
L’ex premier critica l’approccio di Giorgia Meloni, accusata di voler “fare qualcosa che serve solo a lei”. Ma per Renzi la questione cruciale è un’altra: chiedere agli italiani se oggi stanno meglio o peggio. «Il portafogli degli italiani è più vuoto. Questa è la partita, non l’ideologia».
Poi una stilettata: se l’episodio dell’accoltellamento a Milano fosse avvenuto quando governava lui, «avrebbero chiesto le dimissioni di tutti».

Quirinale e credibilità delle istituzioni
Renzi affronta infine il tema più delicato: il rapporto con il Presidente della Repubblica. Ricorda che il Quirinale è l’arbitro e non va mai delegittimato. Per questa ragione giudica molto grave qualsiasi messaggio ambiguo indirizzato alla massima carica dello Stato.
Non manca un commento ironico sulla presenza della premier Meloni e di Antonio Tajani a un evento pubblico mentre si svolgevano importanti summit internazionali. «Tajani a Ballando con le stelle non sarebbe male, ma durante una crisi internazionale servirebbe ben altro», afferma. Un’immagine che, per Renzi, fotografa un’“Italietta che non ci meritiamo”.
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